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sabato, 28 Maggio 2022

Il monopattino che inquina. Quanto sostenibile è la mobilità Green?

25-12-2019 – 15.45 – Monopattini silenziosi e veloci, furgoncini urbani per le consegne, biciclette assistite e automobili elettriche. Tutto sembra parlare, quando si usano le parole ‘mobilità’ e ‘sostenibile’, di un futuro Green nel quale le città invase da polveri sottili e inquinamento, compreso il riscaldamento globale, saranno un lontano ricordo di un passato fatto di combustibili fossili ormai obsoleti. Il nostro ambiente, e noi con lui, con la mobilità elettrica starebbe, secondo molti, molto meglio, e quindi via alle modifiche dei regolamenti e agli investimenti.

Per i contadini che vivono nella Cina settentrionale, però, come per i congolesi che lavorano in condizioni di schiavitù e povertà per estrarre le materie prime, e i venezuelani che combattono contro una situazione sociale pesantissima, la Green Technology che alimenta la mobilità sostenibile a Torino e a Londra vuol dire campi coperti di polvere e fatica a respirare e a tirare avanti. Vivono, infatti, vicino a miniere di grafite naturale o di cobalto, e potrebbero essere in un ipotetico processo per danni i testimoni oculari del costo sociale e ambientale, non più così nascosto, delle batterie al litio, che alimentano la mobilità sostenibile di cui si parlava e qualsiasi dispositivo che accumuli energia rinnovabile per sistemi di comunicazione, veicoli elettrici e dispositivi ad alta tecnologia. Un mercato, secondo gli analisti, che varrà più di 100 miliardi di dollari nel 2025, e che rappresenterà entro il 2040 più della metà della capacità di immagazzinare energia al mondo. La comunità scientifica attenta al clima ha sottolineato che per contenere il riscaldamento globale sarà necessario mettere sulle nostre strade più di 100 milioni di veicoli elettrici entro il 2030.
Il paradosso è che raggiungere questo obiettivo potrebbe voler dire danneggiare l’ambiente in maniera altrettanto forte, perché le batterie, oggi, sono quelle che sono. Entro il 2025, queste le previsioni, le batterie che alimentano veicoli elettrici e che sono principalmente agli ioni di litio potrebbero costituire il 90 per cento dell’intero mercato di batterie esistente. E sono la ragione principale per cui i veicoli elettrici possono generare addirittura più emissioni nocive all’ambiente rispetto a quelli a combustibile fossile, almeno per tre motivi.

Per primo, produrre un veicolo elettrico, mediamente, contribuisce alle emissioni dannose all’ambiente il doppio rispetto a produrre un’automobile tradizionale: la produzione di batterie richiede molta energia, consumata lungo tutti i passi del suo percorso: dall’estrazione dei materiali grezzi fino a quella utilizzata nel processo manifatturiero. Più grande è il veicolo e maggiore è la sua autonomia, più batterie richiede, e di conseguenza più emissioni nocive provoca.
Secondariamente, un veicolo elettrico è Green solo nel momento in cui l’elettricità che viene utilizzata nella mobilità sostenibile è stata generata in modo Green. Il mio monopattino elettrico sarà Green se lo alimento da un pannello solare, ma non lo sarà affatto se usa per la ricarica la corrente elettrica proveniente da una centrale a carbone; e più corrente userò per la mobilità sostenibile, più carbone dovrò impiegare, contribuendo all’inquinamento ambientale in maniera potenzialmente peggiore di prima.
La terza considerazione è che il veicolo elettrico a batterie, partendo da un’impronta ambientale ben più alta di quella del veicolo tradizionale, lo raggiunge e diventa meno inquinante man mano che il numero di chilometri percorso sale. Se faccio tanta strada, quindi, con un veicolo elettrico inquino sensibilmente meno che con uno a gasolio o a benzina, se invece ne faccio poca inquino di più: potrei decidere di farne tanta e di tenerlo per molti anni ma il problema, però, è che le batterie non durano molto, e vanno sostituite, e così facendo azzero il ciclo e la convenienza in termini ambientali. In Germania, ad esempio, un’auto elettrica di classe media deve percorrere circa 125mila chilometri per inquinare tanto quanto un’auto diesel, e solo dopo inizia a inquinare di meno: ci vogliono quindi, mediamente, una decina d’anni per essere più Green di un diesel. Attenzione: ce ne vogliono meno in Francia, e molto meno in Svezia, dove la percentuale di energia elettrica prodotta dal nucleare è maggiore. Anche per questo Parigi e Berlino si stanno scontrando sulla definizione, o meno, dell’energia nucleare come ‘energia verde’: chi ha più centrali nucleari può puntare in maniera decisa a una mobilità elettrica sostenibile.

Insomma, in conclusione oggi il Green urbano del monopattino fa bene al portafogli, per chi non paga bollo e assicurazione, e rende felici i produttori visti i lauti guadagni ma non fa bene all’ambiente. La bilancia che oggi, tristemente, pesa molto a favore del fossile piuttosto che dell’elettrico, potrebbe drasticamente pendere verso quest’ultimo nel momento in cui la generazione di energia elettrica dovesse essere veramente da fonte verde – nucleare o rinnovabile – e il ciclo di vita delle batterie fortemente aumentato: è tecnicamente possibile, infatti, reimpiegare le batterie non più adatte per la mobilità destinandole ad altri usi, ad esempio quello per impianti domestici, portando la loro vita fino ad almeno 20 anni contro la massima di 7 o 10 di quelle di oggi; però, ricondizionare le batterie costa, e mancano regolamenti e standard precisi. Per ora, quindi, dobbiamo confrontarci con un’ultima previsione: 11 milioni di tonnellate di batterie a ioni di litio esaurite entro il 2025, con un costo di riciclo attuale di circa 1 euro al chilo per soli 30 centesimi di euro di materiali recuperati durante il processo, in assenza di politiche e leggi comuni. Da cui solo un triste 5 per cento di batterie riciclate in Europa: pur essendo il recupero potenzialmente molto conveniente, produrne di nuove oggi costa cinque volte meno, e le altre restano buttate in grandi discariche. Temi che, prima di mettere veramente su strada il Green, saranno da affrontare.

[r.s.][foto: miniera di litio]

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Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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