05.12.2019 – 11.03 – Non sono passati che meno di due mesi dall’umiliazione della terza asta di Palazzo Carciotti, quando l’unica proposta, proveniente da un imprenditore austriaco (Stiria), si era rivelata fallace, con 155mila euro di cauzione a fronte del milione e mezzo richiesto.
La quarta asta, a cui già si accennava nei giorni successivi al fiasco, non cambia sensibilmente le condizioni di vendita di Palazzo Carciotti: 14,9 milioni di euro con buste ricevibili fino al 15 febbraio 2020. La cauzione, intanto, è scesa dal 10% al 2,5%, passando a soli 350mila euro nella speranza di attirare maggiori capitali interessati a investire.
In seguito al qui pro quo di ottobre, l’offerente dovrà inoltre farsi accompagnare da un advisor che assicuri della legalità della proposta. Infine, per diversificare l’offerta del Palazzo Carciotti, è stata inserita la possibilità di ricavare degli appartamenti nella parte posteriore dell’edificio. Sembra, a detta de Il Piccolo, una possibilità già presente precedentemente, ma “nascosta” dal linguaggio “oscuro” dell’asta.
Il palazzo Carciotti nasce quale casa-magazzino, peculiare costruzione propria del Borgo Teresiano, per volontà del commerciante greco Demetrio, che desiderava “una grandiosa fabbrica senza risparmio di spesa alla riva del mare in fianco del Canal grande, che riuscirà di abbellimento e decoro a questa città” (1799).
La sua elegante silhouette, impavida con la facciata statuaria sul mare, è di squisito gusto neoclassico, opera di “un uomo di abilità e di gusto”, l’architetto milanese Matteo Pertsch. I motivi aulici, con le colonne ioniche su basi attiche, ricordano palazzo Ducale e palazzo Belgioioso a Milano di Piermarini, villa Olmo a Borgovigo di Cantoni e villa Belgioioso a Milano di Leopoldo Pollack. Nobili antenati, insomma, per quanto rappresentava all’epoca un palazzo sontuoso, ma nel contempo pratico e funzionale.
La Soprintendenza ha posto sotto tutela la facciata, che rappresenta la componente in assoluto di maggiore pregio del palazzo, così come al suo interno i pavimenti lignei e lapidei, gli stucchi, le stufe in maiolica, i camini, le sculture di Antonio Bosa e gli affreschi di Giuseppe Bernardino Bison.


