Una ‘comune’ per la vecchiaia. La monogamia, il sesso e il record di divorzi

02.11.2019 – 09.35 – Livorno, Trieste, Aosta: le capitali dei divorzi italiani. In Friuli Venezia Giulia, divorzio congiunto breve, costo circa 300 euro a coniuge presso uno studio specializzato – non tanto in più di un pacchetto SkyTV completo – e in poco tempo è tutto fatto: udienza davanti al giudice, mediamente cinque minuti. Ondata di divorzi nel mondo entro il 2030: attesi quasi l’80 per cento di casi in più. Trieste è la città di chi vive da solo: praticamente un cittadino su quattro, dove molti, per gli anni della vecchiaia, progettano già, fra il serio e l’ironico – ma più serio, che faceto – una ‘piccola comune’, dove ritrovarsi, chissà, in quattro o sei fra vecchi amici e amiche, quando il sesso sarà qualcosa di dimenticato, per trascorrere così gli ultimi anni in compagnia magari dividendo le spese di alloggio, assicurazione sanitaria e assistenza. Non è una visione, tutto sommato, così allegra, però un po’ di umorismo all’inglese non guasta: a settant’anni, meglio accompagnati che soli.

Che succede, nel nostro mondo? Se stare da soli è triste, e a una certa età più difficile, perché ci lasciamo? Come per tutte le cose che riguardano il cuore e l’animo umano, è complicato rispondere e chi scrive non è uno psicologo. Recenti ricerche di antropologia evolutiva dell’Università di Montreal ci dicono però che solo il venti per cento, e anche meno, delle culture umane sembra essere strettamente monogamo; e forse questo è il punto chiave. La larga maggioranza delle società umane abbraccia un misto di tipologie di vita in comune: alcune sono strettamente monogame, e altre poligame, con una maggioranza di matrimoni fra due sole persone anche fra le culture poligame, ma la possibilità, libera, di ‘scappatelle’, o addirittura di convivenza negli stessi spazi di mogli, mariti e reciproci amanti. Esistono anche società nelle quali le donne possono sposare più uomini; e naturalmente, questo è meno strano e dalle nostre parti ci siamo più abituati, coppie con relazioni più o meno segrete che durano per tutta la vita. Una specie di ‘monogamia duale’. E se gli eterosessuali tendono a essere, per natura e faccende ormonali, la larghissima maggioranza, esistono coppie sposate dove oltre a uomo e donna è presente anche un compagno, sessuale ma anche affettivo, dello stesso genere, che è stato presente da sempre, e spesso è conosciuto e accettato dal coniuge.

Perché la monogamia, quindi, se poi alla fine abbiamo bisogno anche d’altro? Una spiegazione delle ragioni profonde arriva dalla grande vicinanza di uomo e donna ai suoi parenti più prossimi, gli scimpanzé. Vivono in grandi gruppi, dove normalmente le femmine si accoppiano con molti maschi durante il periodo dell’ovulazione: gli scimpanzé maschi combattono fra loro per la possibilità di accoppiarsi, e si sono evoluti in modo da produrre una quantità di sperma maggiore, in modo da avere più possibilità di fecondare la femmina. Dagli scimpanzé, ci siamo staccati qualche milione di anni fa; i fossili e le ricerche però ci dicono che, dopo quella separazione dell’uomo dalla scimmia, anche il nostro sistema riproduttivo ha iniziato a seguire un percorso diverso: pian piano, sono cambiati i livelli ormonali, e con il trascorrere dei secoli i primati, e i loro discendenti, hanno iniziato ad averne nel loro corpo livelli diversi da prima. I monogami, che non erano in costante lotta per una femmina, erano meno prolifici ma più efficienti: si sviluppavano in modo diverso, interessante, ad esempio la lunghezza delle loro dita era maggiore, si alzavano sulle zampe con più facilità e potevano usare gli arti anteriori per manipolare. E così, gli ominidi di 4 milioni e mezzo di anni fa si accoppiavano con molte femmine, mentre quelli di un milione di anni dopo no, erano passati alla monogamia, e le loro mani funzionavano meglio, così come altre funzioni evolute; e, passo dopo passo a quattro zampe, l’ominide diventò uomo. E, al suo fianco, aveva la Costola di Adamo, e sempre quella, l’amata con cui aveva condiviso la prima mela. Uomini e donne, non più ominidi, formavano relazioni sessuali e affettive lunghe, molto diverse da quelle delle scimmie: nel momento in cui una coppia di ominidi era monogama, il maschio, nella maggior parte dei casi, si preoccupava molto di più del suo cucciolo, lo portava in braccio trasportandolo su lunghe distanze, lo accudiva e lo proteggeva dagli attacchi, aumentando di molto le sue possibilità di sopravvivenza. E successivamente ci furono altri passi avanti: i maschi, i papà di un tempo, avevano imparato a cacciare, e a portare cibo, e carne, alla loro compagna e ai bambini. Le proteine e calorie in più a disposizione dei primi bambini uomini sono considerate da sempre, con buona pace dei vegetariani – no, una volta gli integratori che ci permettono di essere anche fruttariani o vegani senza diventare più deboli non esistevano – uno spartiacque nell’evoluzione, e possono spiegare come mai il nostro cervello è più grande di quello degli altri mammiferi. E il cervello richiede molte calorie per funzionare rispetto a un muscolo di tessuto simile: nel momento in cui l’approvvigionamento di calorie, attraverso un’alimentazione ricca di carne, è assicurato, l’uomo diventa Sapiens, ed ecco le sue capacità mentali.

La nostra linea di discendenza, però, non si è mai evoluta verso una completa monogamia, e qui inizia forse un pezzetto di spiegazione sul perché stare assieme è difficile. Se da monogami viviamo meglio, aiutiamo di più i nostri figli e abbiamo più possibilità di svilupparci, perché non siamo fedeli? Il problema sembra essere ancora una volta il sesso: qualcosa della nostra natura di primati è rimasto, e il bisogno di cercare la novità e di combattere per una nuova sfida lo sentiamo sempre. Folle amore per tre mesi, tanto folle da farci dire: “Butto via tutto. Lui o lei è finalmente quello o quella giusta”. Passione per due anni, il concepimento, la nascita e poi qualche anno ancora assieme, fin che nostro figlio non è sufficientemente grande da sopravvivere anche senza di noi. Poi via, verso nuove avventure. E, così sembra, liberati da altre preoccupazioni come il tetto sopra la testa, qualcosa da mettersi addosso e il necessario per mangiare – cose che nel nostro piccolo mondo occidentale sono date per scontate – possiamo affrontare senza troppi timori un divorzio; qualcuno non c’è più nelle foto, l’album con sopra scritto: ‘Sarò sempre con te’ scompare, e poi una nuova presenza per un nuovo ciclo se l’età ancora lo permette, e poi ancora una lunga serie di serate da single nelle quali Facebook prende pian piano il posto di Tinder. Questo perlomeno fin quando l’erotismo, la famiglia allargata e il vivere di nuovo in un gruppo solidale non saranno cose completamente sdoganate dai pregiudizi di oggi, almeno tanto quanto la pornografia o la violenza. L’alternativa, il robot da compagnia, è alle porte; l’80 per cento di divorzi in arrivo sembra poter garantire un mercato in forte espansione.

[r.s.]