27.11.2019 – 15.30 – No all’accorpamento di Polmare e Polterra, questo l’appello lanciato dal Sindacato Autonomo di Polizia di Trieste che non vede di buon occhio il progetto proposto dal Dipartimento. “Questo Governo ha ripreso in mano la politica delle chiusure, delle razionalizzazioni e degli accorpamenti” questo il commento del Segretario Provinciale, Lorenzo Tamaro che riporta la voce degli iscritti del SAP, per nulla soddisfatto della politica attuale messa in atto in materia di sicurezza. Nei giorni scorsi il Dipartimento di Polizia ha presentato in una nota ai sindacati, un’idea per “ottimizzare le risorse disponibili attraverso l’accorpamento dei rispettivi settori burocratici, con conseguente recupero di unità da destinare ai servizi operativi”. Il progetto prevederebbe quindi l’accorpamento dei vari uffici di Polizia tra cui quelli della Frontiera di Trieste, nello specifico l’Ufficio di Polizia di Frontiera Marittima di Trieste con il Settore Terrestre di Trieste ma sulla questione, il SAP oppone ferma resistenza: “In passato ci eravamo già espressi negativamente su tale prospettiva, in quanto, la cosiddetta razionalizzazione non tiene conto delle diversità dei due uffici, uno che opera in ambito extra-Shengen (Polizia di Frontiera Marittima) e uno in territorio Shengen (Polizia di Frontiera Terrestre)”.
Il sindacato sembra infatti convinto che tale progetto non porterà alcun beneficio in termini di risorse da immettere sul territorio, in considerazione anche delle qualifiche, dell’età elevata degli operatori di polizia li impiegati e delle competenze che attualmente sono così diverse. “Oggi la Polizia di Frontiera Marittima, che patisce una carenza ben maggiore alle 20 unità sulle 81 previste, opera quasi esclusivamente nell’ambito dell’area portuale ed è alle prese con un realtà sempre più importante a livello internazionale e in pieno sviluppo con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di sicurezza, mentre la Polizia di Frontiera Terrestre è costituita da meno di 100 unità contro le 120 previste per il lavoro ordinario”. Una carenza quella della Polizia di Frontiera Terrestre più che mai, al fronte del carico di lavoro del tutto straordinario volto a fronteggiare l’emergenza immigrazione, che nonostante le diverse strategie adoperate fino ad ora, continua a rappresentare un problema non da poco.
Grazie a un intervento diretto, lo scorso Esecutivo era riuscito ad evitare la paventata chiusura della Sottosezione di Polizia di Frontiera di Villa-Opicina, mentre ora il Dipartimento sembra aver deciso di cambiare politica, prendendo piuttosto in considerazione l’ipotesi di concentrare le forze accorpando gli uffici. Il SAP ribadisce: “Oggi per garantire un servizio efficiente per la sicurezza di questo territorio, servono invece forze nuove e fresche da affiancare all’organico attuale, vecchio ed insufficiente”, chiarendo un’altra volta la necessità di investimenti da impiegare per l’assunzione di nuovi agenti, anche tenendo in considerazione che, nel prossimo triennio, ci saranno numeri importanti in termini di pensionamenti.


