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mercoledì, 29 Giugno 2022

Muggia, l’alta marea di domani. Il clima che cambia si porta via le città.

16.11.2019 – 14.05 – Della Serenissima sott’acqua e dei fallimenti strabilianti del MOSE, nonché dei super ingegneri e dei governi regionali che hanno sostenuto il faraonico progetto – l’immagine pubblica dei quali finisce trascinata via dall’acqua, assieme ai libri delle storiche botteghe veneziane allagate e alla credibilità delle rassicurazioni ricevute da chi a Venezia vive – si sta già parlando tanto. Quella di Venezia, patrimonio dell’umanità, sta prendendo man mano che i giorni passano i contorni di una catastrofe. Sulle coste adriatiche un po’ più a oriente va meglio, eppure non troppo: nuove ondate di marea eccezionale previste nell’Alto Adriatico per domani 17 novembre, e a Muggia, per cercare almeno di trascorrere la giornata con più serenità non restano che l’ironia, le polpette all’acqua marina e gli stivali di gomma.

Che siano il vento e le precipitazioni abbondanti a contribuire all’allagamento, che sia la mano dell’uomo che ha chiuso gli scarichi con il cemento o la sua mente che si è scordata di tener conto delle cose che si trasformano, l’alta marea che invade gli spazi urbani in prossimità delle coste non è frutto di una singola tempesta o del puro caso, ma è un segnale nei confronti del quale gli scienziati ci hanno già messi sull’avviso da tempo: il clima sta cambiando. Dirlo e scriverlo è di una disarmante banalità, eppure: l’alta marea è quella che è: l’innalzamento del livello del mare.
Man mano che il riscaldamento globale scioglie i ghiacciai, l’Artide e l’Antartide, aprendo facili passaggi marittimi a nordovest dove prima si poteva solo andare incontro a naufragio e morte certa, il livello dell’acqua si alza. E ormai questo succede con una velocità talmente alta da rendere difficili agli scienziati e ai climatologi le previsioni. Una farfalla che sbatte le ali in Cina può far piovere in Olanda, se si tratta di clima e meteorologia: è un vecchio adagio, che ci fa capire però quanto possa influire l’innalzamento globale degli oceani anche sui mari di casa nostra. L’acqua, anche lasciando Venezia ai margini del discorso proprio per la sua particolarità, invade le città sulla costa negli Stati Uniti e in Corea allo stesso modo; ora mette sott’acqua anche le piazze di Trieste e di Muggia. E gli eventi atmosferici e le precipitazioni eccezionali, pur non creando di per sé la situazione, la peggiorano. Lo sviluppo di insediamenti urbani e industriali non regolamentati, o ai limiti del regolamento, la situazione la peggiorano ancora di più: spesso, costruire sulla costa, o attingere a risorse naturali come gas e petrolio che stanno lì sotto, ne causa un abbassamento, che può essere anche graduale, di qualche centimetro in molti anni: centimetro che può fare la differenza ed essere sufficiente per creare una via d’acqua dove prima non c’era.

L’abbassamento delle coste non è solo un fenomeno umano, è anche naturale, il punto è che l’allagamento non è un problema per la natura: la palude che prima non c’era troverà un suo equilibrio, l’ecosistema cambierà – anche se purtroppo qualche specie animale scompare – e si adatterà, la città no. L’uomo neanche, non quello di oggi almeno. E, di solito, l’alta marea in una città sviluppatasi a ridosso della costa e non protetta da dighe semina caos: strade impraticabili, case allagate, negozi e industrie invasi dall’acqua, impianti tecnologici come quelli elettrici e di trasmissione dei dati danneggiati in modo permanente. Il valore degli immobili che scende, anche drasticamente; le fonti di acqua potabile contaminate da quella salata, o da residui chimici provenienti da case e industrie vicine e trasportati dal dilavamento, e le coltivazioni distrutte. E una sensazione di rischio costante, che ha impatto psicologico via via più forte.
L’alta marea è sempre più comune, e se il riscaldamento globale aumenterà con esso aumenteranno anche la temperatura e il livello dell’acqua, con un effetto a cascata. Per gli allagamenti da marea, ci sono soluzioni temporanee, ma non rimedi permanenti tranne uno: arretrare. Le dighe, la costruzione di strutture sopraelevate, le zone di sfogo dove far arrivare il mare una volta superato il livello di guardia possono far sopravvivere una città solo per un po’, perché non ci si può adattare, a questo, per sempre. E a un certo punto l’allagamento temporaneo diventerà un fenomeno permanente: nasceranno forse una o più nuove Venezie, ma le città che conosciamo e che si affacciano sul mare non potranno più farlo. È una cosa a cui nessuno piace pensare, non ci piace neppure rileggerci mentre lo scriviamo; però è un problema di oggi, non del 2090. Abbiamo già atteso, voltandoci dall’altra parte, troppo a lungo.

[r.s.][foto di una lettrice]

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Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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