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lunedì, 8 Agosto 2022

Il tuo demone. Innovazione poetica

27.11.2019 – 17.33 – La parola demone suona sempre strana. Si sente una sensazione di profonda potenza e di paura allo stesso momento. Il demonio, indemoniato, ci fa venire in mente qualcosa di rosso, rosso sangue e si collega spesso al diavolo, al maligno. Quante parole rosse e nere. Non è una parola che usiamo molto, questo è certo. Sebbene l’etimologia appassioni, proviamo ora ad associarlo al significato di daimon, di guida divina, la ritrovata coscienza di sè ed ecco che la luce ci irradia. Sembra semplice. La felicità, la eudaimonia, è la riuscita del buon demone che è in noi. Per essere felici, conoscere se stessi e realizzare il proprio demone. Nulla di più. Ma non è semplice. Il
nostro demone qualcuno lo vuole chiamare passione, un po’ per togliere quella paura
a quella parola che già detta, si trema, un po’ perché è vero che anche la passione
come il nostro demone comporta un turbamento dell’equilibrio psichico. Non è facile
abbandonarsi, penetrarsi fino in fondo, in senso fisico, nel senso che è un lavoro che
si fa sull’orlo, che può lacerare il corpo, che ci può fare andare a spazi sopra o metri
sotto.

A volte il nostro daimon lo facciamo dormire, a volte riposare, a volte lo dimentichiamo, lo imprigioniamo, lo tappiamo, lo stracciamo, lo espandiamo, lo illuminiamo, lo buttiamo, lo limitiamo. Siamo noi, certo. Ma nudi. Noi, noi. In quello che facciamo c’è la prolunga di noi stessi. Le situazioni poi ci fanno prendere scelte che non sempre sembra possano seguire esclusivamente ciò che sa di noi, l’essenza purissima. Ma abbiamo mille esempi pronti di vite incredibili e di chi non ha mai voluto rinunciare alla felicità. E alla realizzazione del proprio daimon. Lui non lo trovi se spingi, non è qualcosa che devi, ma piuttosto è il tuo limpido nucleo che ti attrae e ti chiama. Stare a sentirlo neanche può essere semplice. Siamo abituati troppo bene alle soluzioni semplici. E a voler sentire solo ciò che ci piace sentire. Come fare? Dare regole, prontuari, liste con esercizi disciplinati e costanti sappiamo che fa per pochissimi di noi. Tanti che le scrivono ma troppo difficile applicarsi, troppo lavoro per ognuno, da chi deve pensare alla fine del mese a chi è troppo impegnato nel suo maxibusiness. In effetti come si fa a tentare di dare delle regole per cercare il daimon che è meraviglioso ma sfuggente, chiaro e acrobatico, a ognuno di noi che è diverso dall’altro. Queste parole, mentre tendo le antenne per ascoltare, dicono di una eco, un rinculo dopo il punto, un’aria che apri con la voglia di respirare, i tuoi occhi allo
specchio, quando senti dentro di te che ci sei, forte ma fragilissimo, corazzato e nudo,
che fai un passo non in avanti, ma sopra, più in alto, che ti evolvi, ti espandi, il senso
di tutto si allarga perchè più prendi spazio più accogli e contieni l’oltre da te. Qual è il
nostro daimon, il nostro talento, dove la nostra energia fluisce e scorre senza freni ed è
cascata, dalla testa ai piedi, il nostro nucleo è lì, prezioso, luminoso, indorato, che sa
di gelsomino e calze rotte, di fango sporco e seta, di stelle siderali e acari, di thè caldo
all’ambra e vomito, di tutto tutto noi e il suo contrario. E’ questa la nostra Vita. E
mentre siamo lì, a beccarlo in quel filo di secondo, dopo aver trovato finalmente il
nostro demone, senza ingannarci, con la ragione da un’altra parte, sul bordo bordo
della follia, in un Amore per Noi che si espande e gli altri annusano e nella bocca un
gusto come di sole, nell’aria un suono di vele, sgranare sui polpastrelli un morbido blu
di cielo, e dentro in fondo, più vero del nostro nome, il mondo. E dentro, tutta una
pace profonda.

[d.b.]

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