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sabato, 2 Luglio 2022

Il cacciatore in gabbia. Maltrattamento, fringuelli e Diritto 4.0

11.11.2019 – 14.32 – Quattro pepole, sette fringuelli, un frosone e tre tordi sono le vittime del reato di maltrattamento degli animali. L’articolo 544ter del Codice Penale punisce chi, per crudeltà o senza necessità, provoca una lesione a un animale o lo sottopone a sevizie o fatiche insopportabili per le sue caratteristiche. È successo che la Guardia Forestale ha sorpreso un cacciatore che teneva all’interno di gabbie numerosi uccelli per utilizzarli quali richiami vivi per la caccia; la detenzione dei volatili avveniva in assenza di cure sanitarie e gli uccelli presentando gravi lesioni “di origine traumatica” alle penne principali in forma di abrasioni, erosioni e fratture.

Il cacciatore ha impugnato la condanna lamentando che è stata emessa senza una visione diretta degli uccelli, che nel frattempo erano stati curati e liberati. Dunque, non era possibile esaminarne le condizioni durante il processo. Dei volatili erano state fatte delle foto, ma le abrasioni documentate ben potevano essere riconducibili alla semplice detenzione dei volatili in gabbia, poiché il contatto con le sbarre determina normalmente tali conseguenze anche agli animali domestici. Nelle fotografie in atti, sono visibili solo uccelli con le estremità delle penne tagliate senza alcuna traccia di troncature traumatiche dell’arto. Inoltre, la troncatura delle penne non è permanente, poiché le penne ricrescono. E non causa dolore se non si asporta il follicolo. Dunque, va escluso alla radice il reato di maltrattamento di animali.

Ma la Cassazione striglia l’imputato, osservando come i tempi siano cambiati e anche l’arte venatoria, con i suoi annessi e connessi, deve adeguarsi alla mutata sensibilità sociale nei confronti del mondo animale. Oggi, scrivono i giudici, è stata acquista dalla società una nuova consapevolezza sulla natura degli esseri viventi: gli animali sono in grado di percepire sofferenze non soltanto di natura fisica, ma anche quelle che incidono sulla loro psiche. Ciò posto, quand’anche le penne non fossero state asportate agli uccelli dal follicolo, è certo che, al momento dell’ispezione della Guardia Forestale, varie penne si presentavano recise o mancanti. E, per i volatili, il piumaggio, diversamente dal pelo che copre i mammiferi, costituisce una parte funzionale fornendo il sostegno aerodinamico necessario al volo (penne remiganti), nonché il controllo e la regolazione del volo stesso (penne timoniere). Dunque, è una lesione che colpisce la libertà di movimento dei volatili.

Com’è andata a finire? La detenzione degli uccellini si è conclusa e sono stati tutti liberati mentre il cacciatore è stato condannato a tre mesi di reclusione. (Cass. 29510/19)

avv. Guendal Cecovini Amigoni

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