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domenica, 3 Luglio 2022

Fumi e cattivi odori nel condominio: quando diventa reato?

18.11.2019 – 13.00 – Mi viene segnalato da una lettrice una situazione occorsa a suo danno nel condominio ove abita, nello specifico una domenica mattina si è svegliata con l’odore di grigliata che aveva invaso tutto l’appartamento. Il condomino del piano di sotto al suo aveva ben pensato di mettere sul balcone un barbecue e di mettere su una varietà di carni ad abbrustolire, incurante che il fumo prodotto avrebbe potuto dare fastidio ed invadere gli alloggi ai piani soprastanti. Cosa fare in tal caso, oltre alla normale ed istintiva richiesta di smettere rivolta al condomino dell’alloggio sottostante, se lo stesso, come nel caso in descrizione, dovesse continuare irrispettoso della richiesta e del fastidio provocato: bisogna provvedere a chiedere l’intervento della polizia locale.
Difatti l’art.  844 del Codice Civile recita: “Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni  di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi.

Nell’applicare questa norma l’autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà. Può tener conto della priorità di un determinato uso. Solo quando il numero di soggetti lesi è indeterminato si sconfina nel penale, mentre quando è limitato alle abitazioni strettamente vicine si rimane nell’ambito del civile; in entrambi i casi, affinché ad esempio un rumore possa essere considerato “illegale”, è necessario che superi la “normale tollerabilità”. A valutare se detto fattore rientra nei limiti o meno è il giudice e lo fa analizzando il singolo caso e tenendo in considerazione una serie di parametri.
Le stesse regole valgono per fumi, cattivi odori, immissioni di calore e rumori. Esiste dunque una soglia legale della puzza, la stessa prevista per i rumori: la normale tollerabilità da valutare caso per caso. È intollerabile, ad esempio, essere costretti a chiudere le finestre perché un motorino viene lasciato spesso nel cortile sottostante con il motore acceso, esalando verso l’alto l’odore di combustibile. È intollerabile la puzza di candeggina dal balcone del vicino che impedisce di respirare.

Sono state pubblicate numerose sentenze che si sono già occupate di questo tema. Ad esempio, in passato la Cassazione ha detto che la puzza di frittura rientra a tutti gli effetti in tali emissioni olfattive vietate dalla legge, ma solo a condizione che riesca a «molestare le persone». Oltre all’azione civile, volta a ottenere l’interdizione dal comportamento molesto, la vittima di fumo e odori molesti può anche sporgere denuncia. Difatti, da questi comportamenti può scattare il reato di «getto pericoloso di cose». In particolare, il Codice penale stabilisce che chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato, ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a euro 206. Scopo del reato è la salvaguardia dell’incolumità pubblica.

Ma qual è la soglia oltre la quale, puzza e fumi diventano reato? Anche in questo caso dobbiamo riferirci alla normale tollerabilità stabilita dal Codice civile e, in definitiva, alla valutazione casistica fatta dal giudice. Tanto per capirci, quando si è costretti a tenere chiuse le finestre per non far entrare gli odori molesti in casa. Il reato consiste nella semplice molestia, che prescinde dal superamento di eventuali valori soglia previsti dalla legge, essendo sufficiente quello del limite della stretta tollerabilità. L’incriminazione scatta inoltre solo se il comportamento vietato è ripetuto nel tempo. Per dimostrare ciò, il proprietario molestato dovrà quantomeno diffidare il vicino, il gestore del locale o il titolare dell’azienda prima di avviare un’azione legale. In questo modo gli dà il tempo per “ravvedersi” e venire a più miti consigli.

Per la giurisprudenza, il reato scatta anche se un danno effettivo non è stato ancora arrecato, ma per il semplice fatto che la condotta costituisce un pericolo potenziale per l’incolumità pubblica (il danno invece rileva ai fini dell’ottenimento di un risarcimento). Non c’è alcun pericolo in caso di «sbattimento di qualche tappeto e lo scuotimento di qualche tovaglia», condotte queste che – secondo la Cassazione – non integrano il reato in commento per impossibilità di causare imbrattamenti e molestie alle persone.
Nonostante la condotta tipica del reato in questione consista nel lancio di cose (vi rientrerebbero anche le uova sode o la verdura a un comiziante), l’illecito penale scatta anche in caso di «molestie olfattive», con l’immissione nell’atmosfera di cattivi odori. Secondo la Cassazione, si ha «getto pericoloso di cose» anche in presenza di puzza o altri odori molesti provenienti dal ristorante. Non rileva il fatto che l’impianto di areazione del locale sia munito di autorizzazione per le emissioni in atmosfera e sia rispettoso dei relativi limiti visto che non esiste una normativa statale che preveda disposizioni specifiche – e, quindi, valori soglia – in materia di odori.

La Cassazione ha ricordato che per le emissioni olfattive non esistono specifici valori; per il limite, occorre fare riferimento al criterio della normale tollerabilità richiamato dal Codice civile. Per accertare l’intensità delle immissioni si può ricorrere ad appositi strumenti tecnici, ma se questi mancano o l’impiego è impossibile (ad esempio, per fatti ormai consumati e irripetibili), il giudice si può basare sulle dichiarazioni dei testimoni. Tali dichiarazioni devono essere fornite con una certa oggettività e certezza, non potendo mai risolversi in valutazioni soggettive o in giudizi tecnici non qualificati.
Per far scattare il reato è, quindi, necessario che le dichiarazioni testimoniali provengano direttamente dalle vittime della molestia e che riferiscano quanto dagli stessi percepito.

Massimo Varrecchia

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