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martedì, 4 Ottobre 2022

Pdl 10, doppia preferenza di genere, Russo: “Un tema di riconoscimento dei diritti”

21.10.2019 – 07.30 – Si torna a discutere di parità di genere in Friuli Venezia Giulia e, nello specifico, di parità di genere all’interno dello stesso Consiglio regionale, con la Proposta di Legge n°10 presentata dai consiglieri Francesco Russo, Chiara Da Giau, Mariagrazia Santoro, Simona Liguori, Sergio Bolzonello, Igor Gabrovec, Cristiano Shaurli, Nicola Conficoni, Tiziano Centis e con la firma aggiunta dei consiglieri Furio Honsell e Diego Moretti, attraverso la quale viene richiesto di apportare una modifica all’articolo 25, Modalità di espressione del voto, della legge regionale del 18 giugno 2007, n. 17Determinazione della forma di governo della Regione Friuli Venezia Giulia e del sistema elettorale regionale“, la quale regola il processo elettorale nella regione.
Nel dettaglio, la modifica prevederebbe che “ciascun elettore può esprimere uno o due voti di preferenza a favore di candidati alla carica di consigliere regionale compresi nella lista votata. Nel caso di espressione di due preferenze, una deve riguardare un candidato di genere maschile e l’altra un candidato di genere femminile della stessa lista, pena l’annullamento della seconda preferenza.

“La legge fa esattamente la stessa cosa che già oggi è possibile fare per altre elezioni, sia ai consigli comunali che alle elezioni europee.” Spiega il vicepresidente del Consiglio regionale, Francesco Russo, del Partito Democratico. “Nel momento in cui si esprime la preferenza, la prima è libera, per un uomo o una donna all’interno della lista, la seconda è obbligatoriamente di un genere diverso dal primo.”
La proposta di apportare tale modifica nasce sulla base del fatto che, come spiega lo stesso Russo, vi sia un mancato bilanciamento tra le presenze maschili e quelle femminili all’interno del Consiglio. “Su quarantanove membri solo sei sono donne: credo che il numero si commenti da solo. E’ un tema di riconoscimento dei diritti. E’ chiaro che le donne sono più del cinquanta per cento degli abitanti di questa regione, e mi pare impossibile che siano il dodici per cento dei posti regionali.”
“La Costituzione” spiega ancora il Vicepresidente “dice che la Repubblica ha il compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono la piena partecipazione e la piena cittadinanza, questo ne è un classico esempio ed ha un’immediata ricaduta sulla qualità legislativa: sono abbastanza certo che se ci fosse il cinquanta per cento di donne in Consiglio regionale, si sarebbero già fatte leggi che favoriscano l’effettiva parità.”

Una proposta, quella della doppia preferenza di genere, che ha sollevato tuttavia alcuni pareri contrari, a partire dall’assessore regionale alle Pari Opportunità Alessia Rosolen, la quale ha sottolineato come si tratti di “uno stereotipo vecchio quello secondo cui le donne hanno bisogno di posti riservati come se fossero una specie protetta.” In quanto, sempre secondo l’assessore, dovrebbe essere la politica stessa a creare i presupposti “affinché le donne abbiano tutte le condizioni per coniugare la vita privata con il lavoro, il ruolo di mamma e la carriera professionale”. Dello stesso parere anche Mara Piccin di Forza Italia, la quale ha evidenziato come “la doppia preferenza di genere in ambito elettivo danneggi le donne” e che “sostenere che è l’unica via per far prendere voti alle donne è offensivo nei confronti della componente femminile in politica.”
A tal proposito, Francesco Russo sottolinea tuttavia come la proposta non sia “una quota obbligatoria: se uno vuole votare solo un uomo può farlo. Ma è ovviamente un’opportunità ed è un modo, anche da un punto di vista culturale, per segnalare e ricordare che c’è una possibilità ed un’opportunità di votare al femminile. Non stiamo dicendo che metà dei consiglieri devono essere donne” aggiunge “stiamo dicendo solamente che c’è la possibilità di esprimere una doppia preferenza. Questo ha fatto crescere di moltissimo la percentuale di donne nei consigli comunali nella nostra regione e delle parlamentari europee. Noi siamo tre le ultime regioni che non hanno ancora legiferato in questa direzione.”

La contrarietà espressa dall’assessore Rosolen in merito, viene motivata dalla stessa mettendo in evidenza come il tema da trattare sia secondo lei un altro: “Viviamo in una società in cui si parte dal presupposto, più o meno acclarato, secondo il quale spetta alla donna il ruolo di angelo del focolare mentre l’uomo si proietta verso il proprio percorso professionale. Dobbiamo creare le condizioni affinché una donna sia autonoma e indipendente e non debba scegliere tra le gratificazioni occupazionali e i piaceri della vita in famiglia. L’unica strada” ha dichiarato “è quella di cambiare la cultura e aumentare la partecipazione alla vita pubblica. Donne e uomini devono essere messi nelle condizioni di raggiungere i propri traguardi e soddisfare le proprie ambizioni per merito, non con una legge.”
Una problematica, quella sociale e culturale, evidenziata anche dallo stesso Russo, il quale spiega come tale divario sul piano politico sia, secondo lui, dovuto al fatto che “questa società affida alle donne compiti di cura, famigliare e casalinga, che magari non sempre gli uomini si accollano” e che proprio per questo motivo le stesse donne rischiano o finiscono per avere “meno tempo, meno occasioni e a mettersi quindi meno in mostra sul piano politico rispetto agli uomini.” Per questo motivo, secondo il Vicepresidente, la modifica potrebbe rappresentare “un ottimo compresso: l’esperienza insegna e ci dimostra che nei consigli comunali, dove questa cosa avviene ormai da tempo, effettivamente ha già modificato e ha permesso di far crescere di molto la percentuale delle donne, pur senza obbligare, a dimostrazione del fatto che forse basta soltanto ricordare. Se ci sono sei donne su quarantanove” aggiunge “è evidente che un ostacolo che impedisce alle donne di partecipare c’è. Questa legge secondo me è un modo equilibrato, non settario, che può aiutare a rimuoverlo.”
La modifica, inoltre, rappresenterebbe secondo Russo anche “una buona occasione per colmare quel gap di conoscenza che è dovuto a delle motivazioni, storico, culturali e sociali: se io elettore, al di là della persona che ho il piacere di votare, so che c’è anche la possibilità di andare a cercare nella lista una donna che mi convince per il suo curriculum e che magari non conosco, sono spinto ad approfondire.”

A favore della proposta sulla doppia preferenza di genere si sono espresse le consigliere comunali di Trieste, Maria Teresa Bassa PoropatSabrina MorenaAntonella Grim e Laura Famulari, evidenziando come tale modifica sia per la comunità regionale un’occasione “di fare tutta insieme un passo avanti, per una volta senza distinzione di partito.”
“Le donne vanno messe nella condizione di contribuire alla vita politica della Regione” dichiarano infatti le consigliere “perché è dimostrato che la rappresentanza femminile migliora la qualità complessiva degli organismi decisionali. Bisogna avere il coraggio di cambiare, di far entrare più donne in politica per generare trasformazioni più incisive nel complesso della società: non vogliamo un ‘aiutino’ ma l’opportunità di contribuire con le nostre capacità”. Le consigliere precisano infine che “non è in gioco una questione di appartenenza politica” ricordando come solo pochi giorni fa, nella regione Marche, la doppia preferenza di genere “è stata approvata assieme al centrodestra e ora è legge: lo stesso ci auguriamo per la nostra Regione”.

Un parere favorevole è stato espresso anche dalla Consulta Femminile di Trieste, la quale in una nota sottolinea come la proposta sulla doppia preferenza di genere rappresenti “un’occasione preziosa e importante per tutte le donne e gli uomini della nostra regione, ad oggi tra le pochissime d’Italia a non averla ancora adottata.” Ricordando, inoltre, come nel Friuli Venezia Giulia su 1.215.220 persone, 624.418 siano donne, ovvero il 51,4% del totale, e di come in Consiglio regionale esse rappresentino appena il dodici per cento del totale. “Votare a favore della doppia preferenza di genere significa favorire l’ingresso delle donne in politica” dichiara la Consulta “significa permettere un’equa rappresentanza di donne e di uomini, significa offrire la presenza – anche in sede di Consiglio regionale – di una sensibilità più rispondente alle reali esigenze della nostra comunità, significa contribuire alla possibilità di legiferare in modo più consapevole e corrispondente alle esigenze di tutte e di tutti. Crediamo che su un tema così importante e trasversale, la politica di ogni parte possa, e debba, ritrovarsi unita.”

Concorde anche la Cgil Friuli Venezia Giulia, la quale sottolinea attraverso una nota come sia “di manifesta incoerenza costituzionale la mancanza, nella legge elettorale di questa regione, di norme tese a favorire un effettivo equilibrio di genere nell’ambito del Consiglio.” Evidenziando, inoltre, che “il fatto che le donne presenti nell’assemblea elettiva di questa regione siano decisamente poche deve far riflettere innanzitutto le istituzioni e coloro che ne fanno parte, perché tale situazione è un vulnus della nostra democrazia rappresentativa, che precarizza il principio costituzionale dell’eguaglianza sostanziale e della pari dignità di uomini e donne.”

La proposta, che sarà discussa in Consiglio regionale domani, martedì 22 ottobre, dove per la sua approvazione avrà bisogno di una maggioranza qualificata – almeno 25 voti su 49 – attualmente vede il sostegno di quasi 200 professionisti della regione tra imprenditori, docenti, politici, notai ed avvocati. “Credo che tutti quanti noi dovremmo avere una visione un po’ più larga e sapere che quanto più la democrazia è espressione delle diverse sensibilità di una comunità, tanto più è ricca.” Spiega infine Francesco Russo. “Spero che questo non diventi un motivo di divisione tra maggioranza e opposizione. Sono disponibile anche a ritirarla se qualcuno della Giunta regionale vuole farla propria, l’importante è che venga approvata e io spero all’unanimità: sarebbe un grande segnale.”

[Qui l’articolo sulla conferenza stampa in merito alla proposta di legge, convocata nella mattinata di sabato 19 ottobre, alla Casa Internazionale delle Donne a Trieste, con Paola Carboni, membro della commissione regionale delle pari opportunità, Anna Buonomo, Presidente dell’assemblea provinciale del Partito Democratico, Anna Maria Mozzi, vicepresidente della consulta delle associazioni femminili di Trieste e lo stesso Francesco Russo.]

 

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Nicole Petruccihttps://www.triesteallnews.it
Giornalista iscritta all'Ordine del Friuli Venezia Giulia. Direttrice responsabile

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