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mercoledì, 10 Agosto 2022

L’allenatore, la prima sentinella sul campo. Club pasticcioni o allenatore troppo esigente? 

05.10.2019 – 11.27 – Sarà capitato anche a voi, e continuerà comunque ancora a capitare nella quotidianità, di vivere dei momenti di grande difficoltà nella relazione con alcune delle componenti del club sportivo.
Se la difficoltà è fisiologica, è sempre utile, in quanto può contribuire a rafforzare lo spirito di coesione e la crescita, a vantaggio di tutti. Quando la difficoltà sfocia, invece, in un vero e proprio conflitto di valori, soprattutto in quelli che vi contraddistinguono e che magari, posti alla base del rapporto di collaborazione, vengono disattesi per svariati motivi, allora “Houston, abbiamo un problema!”, e bisogna decidere presto e per il meglio. Sì, ma il meglio per chi? Ed ecco che cosa è capitato a qualche allenatore, affinché sia di monito e da scongiurare.

È capitato, infatti, di dover segnalare la condotta non consona di uno degli autisti del pulmino societario durante una trasferta, con precisa richiesta perché non fosse più assegnato alla guida del mezzo, poiché viaggiava a 160 km/h in autostrada, a tutela dell’incolumità degli atleti a bordo, molti dei quali minorenni.
È capitato, ancora, di dover segnalare al dirigente il rischio del mancato tesseramento di due atleti del club, che si allenavano regolarmente e protratto per due mesi, pur essendoci una polizza assicurativa integrativa per gli infortuni solo per il periodo di “prova”.
È capitato anche di dover insistere con il dirigente affinché l’atleta con il polso in gesso non partecipasse, neppure a parte o in forma ridotta, alla seduta di allenamento, e non riprendesse neppure l’attività prima della conclusione dell’infortunio certificato dal medico curante.
È capitato persino di dover segnalare l’inopportunità e il cattivo gusto per una cassa di bottiglie di birra lasciata in bella vista alla sera dagli adulti nello stesso spogliatoio utilizzato l’indomani dagli Under 12.
È capitato quindi di dover richiedere all’accompagnatore di non permettere agli atleti di consumare il pasto (piatto di pasta con tanto di contorno/secondo) un’ora prima della partita, a tutela di possibili malesseri in occasione della gara stessa
È capitato addirittura di sapere di un atleta della prima squadra espulso per bestemmia, o di un altro colpevole per un cazzotto rifilato a un avversario senza essere visto dall’arbitro, il primo senza conseguenze disciplinari societarie e il secondo relegato in panchina nella gara successiva, salvo poi essere impiegato nella seconda frazione di gioco visto il risultato sfavorevole alla squadra.

È capitato, dulcis in fundo, di leggere sul sito del club di una nuova stagione sportiva all’insegna di valori, gruppo e sportività, per invogliare il proselitismo del settore giovanile. È capitato, in tutte queste occasioni, di sentirsi rispondere dal dirigente del club destinatario delle segnalazioni “tu devi pensare solo ad allenare…”. Ed è proprio quando capita tutto ciò, che sono questi i momenti in cui si deve fare la differenza, per essere e fare cultura sportiva, e cioè informazione, formazione, resistenza e lotta alla superficialità e ignoranza, salvo poi alla fine e a malaparata, dissociarsene, prendendo debitamente le distanze, con tutte le conseguenze del caso. Questo non solo perché il ruolo dell’allenatore, quale educatore, non può limitarsi solamente agli aspetti tecnici, ma anche per non essere tacciati di complicità, a tutela dell’ambiente giovanile e del ruolo dell’allenatore.

E tu, da che parte stai? Meglio dalla parte di chi intende il giocatore e l’atleta come un fine dell’attività sportiva, e non un mezzo per realizzare interessi personali o coronare i propri sogni infranti.
Molto meglio ancora dalla parte di chi, dirigenti o allenatori, si prodiga nel suo piccolo far crescere, attraverso la pratica sportiva, i Vasco da Gama del futuro, e cioè gli esploratori pensanti della società e del mondo.

[r.a.]

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