Trieste, tra statue corte e pavimentazione sconnessa

16.9.2019 – 09.26 – Siamo così spesso abituati a cercare la notizia eclatante e a cavalcare la polemica che, altrettanto spesso, ci sfugge ciò che ci sta proprio sotto gli occhi e soprattutto i piedi e con cui, gioco forza, siamo abituati purtroppo a convivere nella quotidianità. E dunque, se il buon o cattivo D’Annunzio ci ha fatto ridere o sdegnare per le dimensioni della sua statua che mal si adattano alla panca in pietra su cui è stato collocato (lui troppo corto dal pavimento e sempre lui troppo magro rispetto allo schienale), altrettanto dovremmo provare per la pavimentazione della nostra città, strade e marciapiedi compresi. Infatti, nel casi in cui vi azzardaste a passeggiare nel centro di Trieste, sul marciapiede di corso Italia (per intenderci quello destro che, salendo dal negozio Footlocker, arriva sino alla farmacia di piazza Goldoni), prestate attenzione alla pavimentazione sconnessa degna di una possibile puntata di “Mai dire banzai’ o, che ai più attempati, ricorderà una di “Giochi senza frontiere”.

Buche, crepe, dislivelli e cedimenti, intervallati per pochi tratti da qualche metro fortunatamente piano, la fanno da padrone. Eppure, non siamo nel Bronx, o ai confini dell’ Impero, ma nel pieno centro cittadino, su uno dei marciapiedi principali tra i più frequentati in ogni ora della città e per tutti i tipi di calzature. Forse, stiamo attendendo una delibera straordinaria, forse l’ennesima segnalazione, forse che qualcuno si faccia pure male inciampandoci, magari in barba a una pronuncia della Cassazione che ci dica che cosa è il pericolo occulto o se in che modo l’amministrazione debba provvedervi in caso di risarcimento. Forse, forse… e forse si è solamente perso di vista l’essenziale, come la sicurezza e la pulizia, igiene compresa. E su questo, anche Trieste, purtroppo, si sta allineando verso il basso.

P.s: e se magari la Pubblica amministrazione comunale dovesse spingersi arditamente addirittura anche verso via del Molino a Vento, con altrettante crepe e angoli pericolosamente sconnessi, magari i cani con i loro padroni che non cessano di fare deiezioni di tutti tipi, troverebbero almeno un marciapiede sicuro per i propri bisogni: vedere, anzi sentire l’olezzo nelle giornate asciutte, per credere.

Roberto Alessio