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venerdì, 12 Agosto 2022

Sicuramente Sport. Il Tragicomico Presidente del Sodalizio Sportivo.

28.09.2019 – 09.59 – Quando pensiamo al presidente di un sodalizio sportivo, possono ritornare alla mente le immagini tragicomiche del celeberrimo film italiano degli anni Ottanta “Il presidente del Borgorosso Football Club”: Alberto Sordi, che come figlio assumeva il ruolo di presidente rimasto vacante per la morte del padre, si trovava costretto suo malgrado, e poi con crescente e fervente entusiasmo, a dover gestire un modesto club di calcio di un piccolo paese, investendovi tutto il proprio tempo, le proprie energie e le residue risorse economiche.

Animato dalle migliori intenzioni, con scarse competenze e conoscenze tecniche, il Sordi presidente si faceva coinvolgere dalla passione paterna per il mondo del pallone e travolgere dagli eventi, abbracciando le mode e le stregonerie del momento, tra vivaci contestazioni, divertentissime parodie, eccessi di megalomania e terminando con l’ingaggio del pluridecorato Omar Sivori pur di risollevare le sorti del club e ridare il sorriso ai propri tifosi. La situazione appena descritta rappresenta, naturalmente, una parodia di un sodalizio sportivo, anche se, a dire il vero, possono evidenziarsi alcune delle parole chiave caratterizzanti un ruolo così delicato. Il panorama al vertice, tuttavia, è ben più ampio e variegato e annovera anche figure competenti e consapevoli del ruolo istituzionale e della sua delicatezza, soprattutto in termini di responsabilità civili e penali e di rappresentatività nell’ambito del sodalizio e verso la collettività. Capacità gestionali, spiccate doti da manager di azienda, competenza e abilità nel destreggiarsi tra contributi e agevolazioni, sono alcuni dei requisiti che un presidente dovrebbe possedere anche se, alla luce dei fatti, a volte ci si trova a doversi confrontare con figure diametralmente opposte, di basso e persino dubbio profilo, un po’ padri e un po’ padroni del proprio giocattolo e dei propri giocatori, a volte intrallazzatori neppure troppo accorti.

Questa, per fortuna, non è la realtà prevalente, poiché spesso si tratta di un mecenate, che consente alla società di vivere o sopravvivere, magari sommerso dalla burocrazia, nelle carte bollate e i regolamenti sportivi, che ci rimette di tasca propria nel caso in cui la gestione contabile non sia finita nel modo auspicato. È proprio grazie a queste persone, assai spesso criticate – a torto o a ragione – che il sodalizio sportivo esiste e che, di conseguenza, permette all’allenatore di poter svolgere il proprio ruolo, di seguire la sua passione. A volte, il presidente si riserva direttamente la scelta degli allenatori, diversamente delegandola al proprio direttore sportivo o al suo uomo di fiducia. In alcuni sporadici casi dirige persino anche la prima squadra, vuoi per eccesso di protagonismo o per esigenze economiche o, più semplicemente, perché il giocattolo è proprio il “suo” giocattolo. Riuscire a entrare in sintonia con il presidente, senza scendere a compromessi che sviliscano il ruolo e la figura dell’allenatore, nel reciproco rispetto delle competenze, va considerato un punto di partenza o di arrivo nell’arco della stagione, a meno che non si preferisca un reciproco ignorarsi, con i vantaggi e gli svantaggi che quest’atteggiamento potrebbe comportare. Attenzione, in ogni caso, a legarci o a collaborare con persone che non ci convincono o con le quali non entriamo in sintonia per svariati motivi, poiché le sensazioni che proviamo, spesso a pelle o su semplici riscontri, sono premonitrici di grandi verità: meglio non ignorarle.

[r.a.]

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