Ballo degli Ufficiali in onore delle truppe italiane, 1954 (archivio SGT). L'edificio all'epoca era tornato integralmente alla Società Ginnastica Triestina

14.09.2019 – 08.03 – La Società Ginnastica Triestina, complici i suoi begli ambienti, perfetto amalgama di funzionalità e decorazione artistica, si è sempre prestata per affiancare, accanto all’attività sportiva, la danza e i grandi balli. Dopotutto la danza è un’attività fisica, è uno sport: dunque non deve affatto sorprendere come i balli siano sempre stati una costante associativa coerentemente con quello slancio poliedrico e rinascimentale caratteristico dello sport tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900.
A quei tempi, coincidenti con la prima età della SGT (1863), l’atleta gareggiava in più discipline, sperimentava ogni genere di competizione: invece d’isterilirsi in un unico ruolo, preferiva provare quanti più sport possibili, con la curiosità di chi non mira a vincere, ma a migliorarsi.
Mens sana in corpore sano: motto dell’associazione e non a caso.
Sappiamo di balli e danze fin dalla fondazione; ma l’archivio presenta, tra i pochi documenti ancora ordinati (il lavoro continua tuttora…), le prime foto risalenti al 1924, con il ballo Canottieri, allestito nell’occasione con un sontuoso addobbo nello stile di una sala Pompeiana dal Maestro Ticuli.
L’irriducibile vocazione irredentista della SGT era ancora viva dopo la Prima Guerra Mondiale, perché il secondo ballo di cui si ricordi tra le carte è il Ballo per le Nozze del Principe Ereditario (1930). Un atto non disinteressato, se consideriamo come il Duca d’Aosta avrebbe poi accettato, l’anno seguente, la Presidenza onoraria della SGT. Nell’occasione il Duca si recò a Trieste, assistendo volentieri al grande ballo dei bambini. La Presidenza era in realtà una mossa tattica, perché la SGT era all’epoca incastrata tra l’incudine di un bilancio in rosso e il martello del corporativismo fascista che male tollerava un’associazione così fieramente gelosa delle proprie autonomie e tradizioni storiche, evidente persino nell’avere una propria uniforme.
La Seconda Guerra Mondiale seguì una SGT imperterrita nelle proprie attività sportive, nonostante l’infuriare del conflitto; fino a all’occupazione della Guardia Popolare della sede, durante l’occupazione iugoslava. E non a caso le testimonianze finora raccolte si interrompono riguardo ai balli agli anni Trenta, salvo poi riprendere nel 1953, con un ballo sociale.

Ballo degli Ufficiali in onore delle truppe italiane, 1954 (archivio SGT). Da non confondere con il Palais de Dance

Se ovviamente le danze erano state interrotte tra il conflitto e l’occupazione militare, in realtà i balli continuarono più che mai durante l’occupazione angloamericana.
Tra il 1945 e il 1948, infatti, la Società Ginnastica Triestina vide la propria palestra requisita dagli inglesi, trasformata in un sontuoso e stravagante “Palais de Dance”.
Poche le informazioni al riguardo; dall’archivio della SGT è la BETFOR Association a darne notizia, tramite una lettera ancora del 2007, dove domanda ulteriori informazioni, allegando anche una breve testimonianza sulla SGT riconvertita a palazzo “britannico”.
La BETFOR è l’associazione dei veterani inglesi che erano un tempo di stanza a Trieste durante gli anni del Governo Militare Alleato, dal 1947 al 1954. Guido Rosignoli, della BETFOR, comunica così alla SGT una preziosa testimonianza di una coppia inglese, i Tidey, che si erano conosciuti proprio a Trieste, durante uno dei grandi balli.

Il soldato inglese che sposa la triestina: quasi un cliché.
Eppure la signora Tidey ricorda come “… parecchie mule ga sposa’ soldati inglesi, semo rimaste in contatto per anni, ma oramai le xe quasi tutte morte!”. George Tidey, dal suo canto, ricorda con abbondanza di dettagli gli interni della SGT durante l’occupazione degli Alleati. Come dimenticarli, d’altronde, considerando come fu proprio a uno di quei balli che incontrò la sua futura moglie, Nerina. In seguito si trasferiranno a vivere a Londra.

La sala delle danze era la palestra – racconta George – e il pavimento poteva ospitare fino a venti/venticinque coppie senza problemi di spazio. Dietro la zona per le danze c’era una sorta di bancone dove si potevano comprare te, caffè, torte e panini – nello stile dell’esercito, della NAAFI. Non ricordo che siano mai stati venduti alcolici e io, come gran parte dei miei amici nel gruppo, bevevamo sempre prima un paio di bicchieri a un bar di Via Crispi, prima di dirigerci verso il Palais”.

La NAAFI era l’acrononimo per la Navy, Army and Air Force Institutes, una compagnia britannica creata appositamente nel 1920 dal governo per gestire le attività ricreative rivolte alle forze armate di Sua Maestà: club, bar, negozi, supermercati, lavanderie, ristoranti, caffè… e locali dove ballare, ovviamente. Come il Palais de Dance, alias SGT. In questo caso la NAAFI identifica lo stile dell’esercito quando si trattava di cibo e bevande: funzionale, abbondante, forse un po’ mediocre.
La cronica mancanza di sigarette durante il conflitto, ad esempio, diede origine tra i soldati inglesi all’espressione NAAFI come sottinteso di Never ‘Ave Any Fags In (Non ha mai una cicca con sè).

C’era anche un livello superiore – prosegue George – una sorta di grande veranda, che copriva un terzo dell’area sottostante; da qui era possibile guardare le coppie danzare nella palestra. Qui c’erano tavoli e sedie a disposizione, così come al pianterreno”.

Tutte le ragazze – spiega George – avevano un pass speciale che veniva controllato alla porta, le autorità infatti non volevano che le “donne di strada” [in italiano nel testo originale] infestassero il luogo, ma pretendevano e ottennero un livello di comportamento accettabile al Palais de Dance. C’erano occasionali litigi tra reggimenti rivali, ma il luogo era ben gestito tutto sommato”.
Il clima rimaneva comunque teso, specie nei primi anni di governo alleato: “La Polizia Militare – ricorda George – guardava ovunque tutte le sere per accertarsi che andasse tutto bene”.

Un ballo per gli studenti (archivio SGT)

Il ritorno della SGT ai suoi legittimi proprietari venne già discusso nel 1945: gli Alleati riconoscevano il valore dello sport, ma non avevano dimenticato fino a quale spudorato livello fosse stato sfruttato dal fascismo appena abbattuto.
Il col. Bowman – riporta il Giornale Alleato (9 settembre 1945) – ha detto che fino a quando vi sarà un numero considerevole di truppe a Trieste, certi impianti sportivi dovranno essere riservati al loro uso. L’idea di una vita sportiva regolata – ha dichiarato il Colonnello – è nuova agli inglesi e agli americani. Sia in Gran Bretagna che negli Stati Uniti vengono regolati solo gli sport professionali”.

Il Col. Bowman – soggiunge il comunicato – ha detto che verrà dato ogni incoraggiamento alla rinascita della vita sportiva, che contribuisce al mantenimento della salute del popolo e favorisce il ritorno alle condizioni di vita normali della città”.

Già dunque nel 1945 emergeva un’apertura, un voler collaborare con le associazioni presenti sul territorio:
Il Colonnello ha aggiunto che senza dubbio alcuni comitati sportivi sono stati disciolti insieme ad altre organizzazioni fasciste, dato che lo sport era regolato dai fascisti. Il Governo Militare Alleato – ha detto il Colonnello – ha tutta la buona volontà di prendere in considerazione suggerimenti concreti per la riorganizzazione della vita sportiva nella zona”.

Non passò molto prima che si passasse ai fatti, con una parziale restituzione degli ambienti della SGT per i corsi e gli allenamenti: “E’ stata appresa – informa la Voce Libera (4 gennaio 1946) – con legittima soddisfazione la notizia che la vecchia Ginnastica sta per riprendere la sua attività, avendo il G. M. A. restituito alla società parte della palestra a suo tempo requisita: quella palestra che educò alle manifestazioni sportive schiere di giovani, che fu testimone di tante schiette manifestazioni d’italianità e dalla quale uscirono tanti tra i volontari della guerra di liberazione”.
E infine, nel 1948, la SGT ritornava padrona dell’edificio e soprattutto della sospirata palestra. Conclusa la fiabesca parentesi del Palais de Dance, la Società Ginnastica Triestina tornava ad allenarsi con lacrime e sudore. Senza disdegnare, come un tempo, i grandi balli alla sera.