12.3 C
Trieste
venerdì, 9 Dicembre 2022

Genova 14 agosto, a un anno dal Ponte Morandi. La morte naturale come ipotesi

14.08.2019 – 12.25 – “È morto”, il 14 agosto 2018, “come una persona muore di morte naturale”. Nelle parole del procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, l’ineluttabile constatazione di quanto è successo a Genova esattamente un anno fa. I vivi, come i triestini coinvolti, hanno ripreso pian piano una vita normale; i morti pian piano si dimenticano; se cerchi ‘Ponte Morandi Genova’, Google ti restituisce un ‘temporaneamente chiuso’ che suona ironicamente, amaramente triste; vicino alla foto con la voragine, ormai diventata un documento storico, 54 recensioni Google su qualcosa che non c’è più, fatte in buona parte di ‘riposi in pace’ e il resto di ingiurie, accuse e litigi da Social.

L’esito definitivo delle perizie e la sentenza sulle responsabilità non sono ancora arrivate; stabilire con precisione il perché una struttura dell’importanza del Ponte Morandi crolla, e in quel modo, non è facile. Ci vorrà ancora molto tempo, come sicuramente ce ne vorrà, su scala più ridotta, per la piscina Acquamarina, tragedia di cemento triestino, sfiorata per un soffio, che avrebbe potuto avere un numero di vittime alto. Una verità definitiva sul Morandi, una certezza al cento per cento, potrebbe anche non arrivare mai: perché non c’è nessuna telecamera che abbia ripreso l’accaduto con una qualità e una frequenza di fotogrammi sufficiente, perché il tempo quel giorno era pessimo e si vede poco, perché le responsabilità coinvolgerebbero non solo uno o più privati ma anche il Ministero per le Infrastrutture stesso. Qualcosa sul Morandi, dopo un anno, si sa e non è poco: il Morandi, ammirato in tutto il mondo nel momento in cui era stato inaugurato, era in realtà pericoloso nel concetto, non sicuro, perché non c’era niente che potesse impedirne il crollo se anche solo una delle sue componenti fondamentali di sostegno fosse venuta a mancare. Si pensava, degli stralli, che ‘mai avrebbero potuto rompersi’: è un errore che si fa, il più famoso transatlantico inaffondabile del mondo colò a picco durante il suo viaggio inaugurale, complici banali rivetti di ferro troppo fragili. Lo strallo, ovvero il cavo di sostegno, si rompe nel suo punto più alto, la pila di cemento a causa dello squilibrio strutturale si disintegra, il ponte crolla: questa l’ipotesi che la magistratura ritiene più probabile ed è quella su cui lavorano gli inquirenti. Il punto chiave è la sequenza esatta perché le telecamere hanno ripreso fotogrammi in modo troppo lento, mentre il crollo è stato rapidissimo. Se questa sarà confermata inequivocabilmente come causa, la responsabilità ritornerebbe anche al Ministero dei Trasporti, come si sussurrava già l’anno scorso, perché per lo strallo c’era un piano di manutenzione e di rinforzo lasciato decantare e non messo in pratica con la dovuta urgenza. Senza l’aumento perlomeno dei sistemi di monitoraggio, mentre anche una parte della politica diceva: “Ci viene poi raccontata, a turno, la favoletta dell’imminente crollo”. Dal crollo, perizie e controperizie anche su altre parti del ponte, e analisi sui difetti di costruzione; se la responsabilità è di tutti, non è di nessuno. A un anno di distanza si sa che il ponte Morandi è morto, come una persona muore di morte naturale, forse divorato proprio da quel silenzioso cancro del cemento che fra crollare i miracoli dell’ingegneria dopo sessant’anni, se non nell’indifferenza totale dei suoi medici perlomeno senza la dovuta attenzione urgenza; non così chi ci stava passando sopra.

[r.s.]

spot_img

Ultime notizie

spot_img

Dello stesso autore