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martedì, 6 Dicembre 2022

Chernobyl, le tragedie che hanno spiegazione. Resi pubblici nuovi documenti

26.08.2019 – 13.10 – Stanno venendo resi pubblici proprio in questi giorni, dopo trentatré anni, e riportano alla cronaca il tema dell’energia nucleare, nuovi documenti degli archivi di sicurezza statunitensi, NSA, finora segreti, che aggiungono testimonianze al già noto tentativo fatto nel 1986 dall’allora amministrazione sovietica di minimizzare la portata dell’incidente al reattore RBMK di Chernobyl. Si è già molto parlato negli anni dell’estensione e intensità della fuga di radiazioni, del tentativo del regime sovietico di negare l’accaduto, e dell’evacuazione tardiva della vicina città di Pripyat, che ospitava i tecnici e il personale addetto al grande impianto e i loro familiari, con tremende conseguenze in termini di vite umane perdute.

Complice della rinnovata attenzione sulla tragedia e su Pripyat, ora tristemente meta di viaggi organizzati, sia l’omonima serie drammatica di produzione HBO vista su Sky e il libro 01:23:40 di Andrew Leatherbarrow, che si concentra proprio sulle ragioni tecniche e sulla dinamica dell’incidente, che la polemica con la Russia di Vladimir Putin, la quale risponde alla serie HBO con una propria serie televisiva nella quale ventila un coinvolgimento della CIA nell’accaduto. Testimonianze, centinaia di documenti segreti ora pubblici, racconti, libri e adattamenti televisivi e cinematografici raccontano in realtà con molta precisione sia degli errori di progettazione della centrale realizzata in economia, talmente seri da far ammettere a chi indagò sull’accaduto che il reattore RBMK era ‘destinato ad esplodere’, che della cattiva conduzione da parte degli operatori presenti nella sala controllo al momento del test che causò il disastro, appunto all’1, 23 minuti e 40 secondi della notte. La parte più tragica, la constatazione di come l’Unione Sovietica di Gorbacev fosse totalmente impreparata e incapace di ammettere gli errori e la debolezza del proprio ‘sistema paese’, tanto da continuare a oscurare l’accaduto per giorni sostenendo che tutto fosse normale e sotto controllo: il primo rapporto ufficiale del disastro, redatto il giorno stesso dell’incidente e inviato alla direzione politica a Mosca, riportava una situazione di tranquillità, con le fiamme domate in poco tempo, alle 3.30, e il reattore tempestivamente raffreddato: “L’adozione di misure speciali, tra cui l’evacuazione della popolazione, non è necessaria”.

L’incidente di Chernobyl è rimasto nella storia come simbolo del fallimento del sistema sovietico; sicuramente contribuì al suo crollo, avvenuto pochi anni dopo. Il numero preciso delle vittime di Chernobyl non è calcolabile con precisione, ma sul lungo periodo non è stato inferiore alle 4000 solo in Unione Sovietica e potrebbe arrivare alle 16.000 in tutta Europa, cifra che la Russia di oggi contesta come troppo alta ma che è frutto di un lungo lavoro di analisi delle Nazioni Unite. Le tragedie di grandi proporzioni, non solo quelle nucleari, hanno mostrato più volte di non avere ideologia o bandiere: troppo spesso sono semplici, banali errori causati dall’uomo e dalla presunzione di non poter sbagliare. Il 9 ottobre 1963, nel Vajont, morirono in pochi minuti quasi 2000 persone, 1300 i dispersi: una strage annunciata, con nomi e cognomi di responsabili, che sta svanendo nelle pieghe della memoria. E ci fu una tragedia che precedette Chernobyl di due anni, il 4 dicembre 1984, che ebbe anch’essa sicuramente almeno 4000 morti e più probabilmente 16.000: Bhopal. La causa, non un reattore nucleare sovietico RBMK mal progettato, ma vasche di isocianato di metile lasciate sottoterra piene, con scarsa manutenzione, di proprietà della Union Carbide statunitense. Per la strage causata dall’impianto della Union Carbide e la simile, sconcertante gestione messa in opera dall’azienda, che oppose per ore un diniego alla richiesta delle autorità sanitarie indiane di rivelare la formula del gas fuoriuscito, motivando il rifiuto con ragioni legate alla proprietà e valore economico del brevetto, il procedimento contro Warren Anderson – direttore generale, accusato di crimini contro l’umanità – fu annullato in via definitiva nel 2012 dalla corte federale americana, senza possibilità di appello.

[r.s.][foto: museo di Chernobyl, Ucraina – Trieste All News]

[gli eventi nucleari, e Chernobyl e Fukushima in particolare, hanno avuto, ed hanno, grande impatto emotivo, pienamente giustificato dai rischi che si corrono nel momento in cui gli impianti non vengono progettati e gestiti in modo sicuro e adeguato. È importante ricordare che il nucleare rimane, dati alla mano, il metodo di produzione d’energia più sicuro di tutti: la NASA ha calcolato nel 2013 che l’energia nucleare è stata fondamentale nel prevenire la morte di 1.8 milioni di persone per inquinamento atmosferico, ed evitato l’immissione nell’atmosfera, fra il 1971 e il 2009, di 64 gigatonnellate di anidride carbonica equivalente derivante da combustibili fossili. Questi dati sono basati sulle emissioni degli impianti europei e statunitensi, che normalmente sono molto più ‘puliti’ degli altri: nell’emisfero orientale, l’università di Tsinghua ha stimato 670.000 morti per inquinamento da combustibili fossili nel solo 2012]

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Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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