‘Acque nobili, ammirate da Sissi’ Il Bagno Miramare-Castello-Sticco

03.08.2019 – 07.30 – Chiunque passeggi a Miramare, nonostante la riserva marina e la “sacralità” del luogo, dinanzi ad acque così belle e all’atmosfera fiabesca, non può fare a meno di chiedersi quanto sarebbe bello fare untocio”, tuffarsi nella schiuma delle onde. Un bagno regale, degno di quel Massimiliano d’Austria la cui bianca dimora troneggia all’orizzonte.
Eppure un bagno nobiliare esiste eccome, poco distante, compreso nel tratto tra il Bagno Militare (costruito dal Governo Militare Alleato) e il molo al confine con il Parco Marino.
Così infatti lo definiva il suo proprietario, l’ing. AntonioTonySticco, allo scrittore Marco Zanettovich: “area nobile, aristocratica, acque imperiali ammirate da Sissi, Massimiliano e Carlotta. Con la vicinanza del Castello in quell’atmosfera di valzer e di crinoline il bagno assume una certa sfumatura aristocratica”.
Nonostante non possa vantare le origini plurisecolari di altri stabilimenti balneari della Riviera, il Bagno “Miramare-Castello-Sticco” è senza dubbio un altro frammento di storia, un’altra inclassificabile componente delle spiagge triestine.

Cartolina anni ’50

Correva l’anno 1955 quando Antonio Sticco ritornò a Trieste, dopo diversi anni vissuti quale prigioniero di guerra dapprima nell’India coloniale inglese e in seguito negli Stati Uniti. Il suo obiettivo, maturato negli anni del conflitto, era di aprire un proprio stabilimento balneare nella riviera. Tuttavia, in un primo momento, Sticco dovette accontentarsi di una spiaggia a Punta Grossa (Muggia) chiusa dopo due anni di attività a causa della difficile questione del confine orientale.
Il suo vecchio curriculum di ingegnere ritornò tuttavia utile quando venne intrapresa la riqualificazione turistica della rivera, nella fascia dal Bivio al Castello. Un’occasione colta da “Tony” per inserirsi nel settore, con un piccolo appezzamento.
La zona era una brulla spiaggia di sassi e sabbia, con un paio di scogli a mitigare le mareggiate. Sticco mise subito in pratica la propria esperienza quale ingegnere, aumentando gli scogli e gettando le necessarie colate di cemento per le fondamenta del Bagno.
Lo stabilimento “Sticco-Bagno-Bar-Buffet-Miramare-Castello” apriva così al pubblico nell’estate del 1955 e da quella timida partenza, presto maturava fama di locale di grande classe.
La tranquillità del luogo, la trasparenza e limpidezza delle acque, degne della Sardegna o della Grecia, l’eleganza dell’arredamento, ma nel contempo la semplicità della gestione… Uomini d’affari, intellettuali, professori e politici: tutti, davvero tutti, andavano al Bagno Sticco. Ricordiamo brevemente il Premio Nobel Abdus Salam, il fisico Paolo Budinich, il pugile Nino Benvenuti, lo scrittore Mario Soldati e tanti altri…

“Tony” infatti curò meticolosamente il suo nuovo Bagno: niente chiasso, niente scomodità, niente lungaggini burocratiche. Una struttura di tubi di ferro e bambù assicurava una zona d’ombra, mentre i bambini potevano divertirsi senza pericolo in una vasca rettangolare con la sabbia. Ma non mancavano i tocchi artistici, a partire dal bar, con i tavolini di marmo dotati di sinuose gambe in stile liberty, acquisiti infatti dall’ex caffè Excelsior.
Il Bagno durante la gestione Sticco era noto per essere tra i pochi stabilimenti silenziosi, con il proprietario, Tony, pronto a usare il megafono per intimare di non fare chiasso. C’erano poi i cartelli che avvertivano di non danneggiare i mitili o di non usare le famigerate “radioline” a volume troppo alto. Le due ore del pranzo, dalle 13 alle 15, erano poi sacre, da non disturbare per nessuna ragione. Quando lo stabilimento, chiudeva, alle 18.30, seguiva un avvertimento di Tony e nell’occasione, accanto alla bandiera rossa, veniva issata la bandiera nera. Il Bagno Sticco era anche l’unico ad essere aperto fino a mezzanotte a luglio e ad agosto.
Tanta comodità però non costava ai triestini, perché Sticco aveva deciso di mantenere un prezzo più che popolare, scegliendo per il suo Bagno la quarta categoria. Verso il 1980 l’ingresso costava appena 700 Lire, 800 nei festivi.

Trieste, Barcola, anni ’50. Coll. Giancarla Scubini (da Trieste di ieri e di oggi)

La famiglia Sticco gestì lo stabilimento fino al 1983, tramite la cognata di Tony, Silvana.
Dal 1985 la gestione passò alla signora Nicoletta Bottiglioni, arrivando, nel 1997, alla lunghissima gestione della famiglia Salviato. Dal maggio di questo 2019, la gestione è ora quadruplice, affidata a Manfredi Carignani, Aaron Giorgi (ex capitano Pallanuoto Trieste), Francesco Minutti (“Cantina del vescovo”) ed Edi Bazec (pizzeria “Celestino”). La speranza di tutti è che la gestione rimanga quella di sempre, cioè elegante e garbata, come la nobiltà a cui ormai il Bagno viene associato.

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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