Sebastianutti & Benque (1879-1898) Veduta con palombaro, 1890 circa

13.07.2019 – 08.07 – È stata inaugurata ieri la mostra “Palombari. La singolare storia dei sommozzatori austro-ungarici, a cavallo fra due secoli” presso il Museo postale e telegrafico della Mitteleuropa di Trieste, in piazza Vittorio Veneto 1. Una collezione variegata di fotografie e rare cartoline, opera di Gianluca Minguzzi, le quali indagano la storia dei primi sommozzatori triestini, con le pesanti tute da palombaro, dalla seconda metà dell’ottocento ai primi anni della Belle Époque. La exhibition, a ingresso gratuito, resterà aperta fino al 17 agosto 2019, dal lunedì a venerdì, dalle 9 alle 13 e il sabato fino alle 12.30. Un’iniziativa che sembra collocarsi sulla naturale scia della precedente mostra invece presso Trieste Libera sui sommergibili austroungarici durante la Prima Guerra Mondiale.

Lo scorso maggio 2019 l’archivio di Trieste proponeva, quale immagine “del mese”, il disegno di una macchina per palombari del 1861. Lo schizzo – spiegava la didascalia – era stato allegato alla proposta presentata alla Camera di commercio e industria di Trieste, dai signori Alberto Clementini e Giuseppe Augustini, proprietari dello Stabilimento palombaro di Trieste, per ottenere una sovvenzione. Una dimostrazione dell’interesse verso le nuove tecnologie da parte di una borghesia triestina fiduciosa nelle “magnifiche sorti e progressive”. Con un salto in avanti di quasi un secolo, passando alla Trieste degli anni Trenta, uno dei quadri più noti del Museo Revoltella è proprio “Il palombaro“, di Carlo Sbisà. Il ritratto cattura lo sguardo malinconico e assente dell’amico Umberto Nordio (1891-1971) affacciato a un davanzale – simbolica cornice – mentre stringe in una mano un martello e nell’altra il casco tolto da una testa straordinariamente piccola. Il mare, nero per alcune nubi di tempesta, cattura gli ultimi istanti di una nave che affonda. Un paesaggio conturbante che ricorda i dipinti metafisici di Arturo Nathan, un altro grande amico di Sbisà. La scelta di vestire Nordio con la “corazza” di un palombaro derivava dalla sua specializzazione negli arredamenti navali. La storia “sommersa”, in più di un senso, dei palombari di Trieste è stata studiata da Gianluca Minguzzi in virtù del suo lavoro quale sommozzatore professionista, collaboratore negli scavi subacquei della Soprintendenza archeologica dell’Emilia-Romagna e istruttore capo di corsi per palombaro. La sua esperienza nel mondo dei palombari lo ha portato ad avere un’ottima conoscenza della loro storia con una particolare attenzione per la divisione dell’Alto Adriatico. Da qui una ricerca a 360 gradi, avviata da oltre quattro anni, nella speranza di far tornare a galla conoscenze ormai dimenticate per impedirne la perdita.