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mercoledì, 7 Dicembre 2022

Forze dell’Ordine e uso della forza, quali i limiti? L’opinione

18.07.2019 – 08.13 – Forze dell’Ordine ed uso della forza. Tema attuale ed alquanto dibattuto. Ci sono e se si quali sono i limiti delle forze dell’Ordine nell’uso della forza?
Dato che l’uso della forza è di norma un reato, vi sono di converso varie situazione in cui detto uso della forza è consentito, indipendentemente dal ruolo della persona che lo pone in essere.
Il codice penale prevede e regolamenta queste situazioni che rientrano nella più ampia categoria delle cosiddette cause di giustificazione, dove troviamo la ormai famosissima legittima difesa, art. 52 codice penale, che rappresenta di certo un caso in cui l’uso della forza, in sé illegittimo, diventa legittimo.
Per quanto riguarda specificamente le forze dell’Ordine però gli articoli di riferimento sono l’art. 51 codice penale “Esercizio di un diritto o adempimento di un dovere”, e l’art. 53 codice penale “Uso legittimo delle armi”. Queste norme “giustificano” le forze dell’Ordine, ma non solo, e quindi rendono leciti in determinati contesti, comportamenti che di norma sarebbero illeciti. Proviamo ad esaminarli.

A mio modo di vedere va fatta preliminarmente una macro distinzione tra l’uso della forza per impedire o attenuare un reato o per arrestare il responsabile di esso in flagranza o in quasi flagranza, da una parte, e l’uso della forza per ottenere informazioni utili alle indagini dall’altra. È evidente a occhio che nella prima categoria vi possono essere degli usi legittimi della forza; nella seconda, invece mai.
Veniamo brevemente ai primi. Data la legislazione abbastanza chiara sul punto, la residua parte – e quindi la definizione dei casi concreti – deriva dalla Giurisprudenza che si è venuta a creare. Giurisprudenza che, a mio modestissimo parere, spesso ha tenuto in scarsa considerazione il compito molto complesso e pericoloso che svolgono le forze dell’Ordine. Complessità e pericolosità che non devono giungere a giustificare esagerazioni e abusi ma nemmeno sfociare in un giudizio di illiceità a priori.
Venendo ai secondi, si diceva che trattasi di casi in cui mai può essere ritenuto lecito l’uso della forza. L’uso della forza per estorcere informazioni è illecito, anzi direi gravemente illecito, e tale deve restare in uno Stato democratico di diritto. Quindi tutti coloro che parlano di abolizione del reato di tortura siccome limitativo dell’operatività delle forze dell’Ordine, dicono fondamentalmente una bestialità, poiché ipotizzano che le forze dell’Ordine dovrebbero in qualche modo essere giustificate nell’uso della forza a fini “estorsivi”.
Il reato di tortura è stato introdotto con legge 14/7/2017 n. 110 all’art. 613 bis codice penale e così recita: “Chiunque con violenze o minacce gravi, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minorata difesa, è punito con la pena della reclusione da quattro a dieci anni se il fatto è commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona”. Una norma di civiltà, direi base.
L’unico motivo di sorpresa può essere solo che è stata introdotta appena nel 2017, tra l’altro sull’onda emotiva di tristissimi casi assurti alle cronache nazionali – la chiamiamo legislazione emozionale, spesso utilizzata nel nostro paese, e non è certo un bene. Del resto, usare la forza per ottenere informazioni potrebbe integrare, oltre al reato di tortura anche il reato di estorsione, art. 629 codice penale, oltre ancora ai reati “minori” relativi come minacce, lesioni personali e via dicendo.

Alberto Kostoris

[foto di repertorio, Open Day alla Scuola di Polizia di Isone (CH)]

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