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martedì, 4 Ottobre 2022

Bagno di Punta Sottile, un’enclave triestina nel cuore di Muggia

06.07.2019 – 07.49 – Muggia vanta da secoli una forte tradizione balneare, compresa in un’area che va dal porticciolo della cittadina a S. Rocco. In quest’ambito, i primi stabilimenti balneari furono il Bagno Postogna (1900-1938) e il Bagno Nettuno (1907-1918). Il primo venne costruito all’alba del nuovo secolo (1900) e fu il primo stabilimento dopo il porticciolo, all’inizio della strada litoranea per S. Rocco. Danneggiato dalla Prima Guerra Mondiale, sopravvisse fino al 1937-38. Non meno sfortunato fu il Bagno Nettuno, inaugurato con grande pompa dal proprietario Giuseppe Minussi il 20 maggio 1907. Il Bagno vantava “piscine per nuotatori e non nuotatori oltre alla qualità del bar e del ristorante”. Un settore dedicato ai “bagni di sole”, una terrazza per i natanti e una struttura a palafitte di legno completavano un’offerta degna dei più moderni stabilimenti. Chiuso per ordine delle autorità durante la Prima Guerra Mondiale, verrà poi demolito nel 1918.
La riviera muggesana tuttavia conserva ancora una spiaggia risalente ai primi anni della balneazione, all’epoca d’oro della Belle Époque: il Bagno di Punta Sottile. C’è un’ironia in ciò, perché pur essendo a Muggia, era un tempo considerata un’esclusiva enclave dei triestini, tant’è che spesso viene ricordato sotto quest’altro nome, “Bagno Trieste”.

Il Bagno Nettuno nel 1909

Lo stabilimento entra in funzione nel 1911, grazie all’iniziativa imprenditoriale di Giovanni de Almerigotti. Questi aveva ereditato dal padre, secondo fonti estrapolate dalla studiosa Margherita Tauceri, un appezzamento di 35 mila metri quadri “…con cabine, buffet con cibi caldi e freddi, una vasta spianata erbosa per bagni di sole, con la spiaggia in leggero declivio”. Un angolo di paradiso adriatico che non a caso Almerigotti scelse di destinare solo a una clientela selezionata, il cui arrivo era annunciato dagli sbuffi di fumo dei piroscafi a vapore “San Marco” o “Gianpaolo”.
Il Bagno di Punta Sottile era allora composto da una piattaforma a mare in legno, raggiungibile dalla verdeggiante collina tramite un cavalcavia stretto e alto. Il Bagno era frequentato dai rampolli della nobiltà e dell’alta borghesia, tra i quali si segnala il principe d’Asburgo e Toscana Lodovico Salvatore. Il principe era il penultimo dei dieci figli del granduca Leopoldo II e della principessa Maria Antonietta delle due Sicilie. Liberale, un grande amante delle lingue e della botanica, Lodovico scelse Muggia quale ritiro nei mesi estivi già nel 1876, privilegiando una dimora nel borgo di Zindis. Rimarrà nella “Villa del Principe” fino al 1914. Secondo la leggenda, il Principe amava nuotare completamente nudo, “schermato” da ambo i lati dalla fedele servitù.
Il Bagno venne poi acquistato dalla famiglia Vidali nel 1939, requisito dapprima dalla Guardia di Finanza e in seguito, nel periodo dell’Adriatisches Küstenland, dai tedeschi. Durante il Governo Militare Alleato (GMA) gli anglosassoni, molto attenti a sfruttare dai tempi delle colonie le migliori attrattive locali, requisirono il Bagno a uso esclusivo dei governatori, ovvero l’inglese Alfred Bowman e l’americano Thomas Wingerton.
Quando il Bagno, con il passaggio all’Italia, ritornò alla famiglia Vidali, tornò a crescere di popolarità, con la presenza di alcuni sportivi illustri, come Nereo Rocco e Ferruccio Valcareggi. Ormai conosciuto come Bagno Vidali o Bagno Trieste, passò allora nel 1992 a Furio Curiel. Secondo un articolo del Piccolo in memoria del centenario (1911-2011), la gestione fu tra le più disastrose e nemmeno cinque anni dopo, nel 1997, il Bagno passò alla famiglia Taccardi, con il nome di “Bagno Gabriele”. Sebbene sia ormai lontano dall’essere un Bagno per una clientela esclusiva o per i soli triestini, lo stabilimento ha conservato un’aura di distinzione, evidente nel nomignolo di “Piccola San Marino”. Ancora nel 2009 lo stabilimento incontrò diverse beghe con il comune di Muggia, perché non pagava i canoni concessori per l’utilizzo della piattaforma a mare. Verso il 2012 il Bagno di Punta Sottile non chiese l’autorizzazione per l’apertura e venne pertanto chiuso per legge e durante quello stesso periodo edificò un grande gazebo di legno senza autorizzazione paesaggistica. Piccoli fatti di cronaca che denotano un’identità piuttosto marcata.

“Mise en forme du Brut”, di Cartier-Bresson, foto ai tempi del rapporto con Leonor Fini. Evidente il “dromo”. 

Tutt’ora, come da tradizione da cent’anni, una campana, un tempo di una nave inglese affondata al largo, suona alle 18.45, segnalando così la chiusura dello stabilimento.
Un altro tocco che denota l’antichità del luogo è il grande obelisco (dromo) collocato davanti all’ingresso del Bagno. Un tempo aveva la funzione, assieme ad altri due ormai eliminati, di orientare le alzate dei cannoni, onde permettere all’artiglieria del forte Olmi di bombardare le navi in avvicinamento. Successivamente diventò un utile riferimento per il “miglio lanciato” nelle prove di velocità delle navi varate da vicini cantieri. Oggigiorno, come tante reliquie industriali, è un bel simbolo di un passato che non vuole essere dimenticato.

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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