Scoperto deposito anfore romane a 2200 anni dalla nascita di Aquileia

29.06.2019 – 08.49 – Dopo nove anni di scavi ininterrotti, le cazzuole degli archeologi hanno rivelato, proprio nell’anniversario dei 2200 anni dalla fondazione di Aquileia, un gigantesco deposito di anfore per il trasporto dell’allume, stimato tra i più grandi mai ritrovati in Europa. Seimila frammenti, per un totale di cento anfore; una scoperta che conferma così l’obiettivo della campagna archeologica, “Aquileia Porto romano – sponda orientale: indagini archeologiche presso l’ex fondo Sandrigo“, volta a svelare le relazioni della colonia romana con le rotte commerciali nell’età antica. “Questo, che è uno dei più consistenti rinvenimenti in tutto l’occidente romano, viene a colmare un vuoto documentario per l’emporio aquileiese che, grazie alla scoperta del team Cafoscarino 2019, fa capire come Aquileia fosse il punto di riferimento per le rotte del commercio dell’allume e per il proseguimento del prodotti dall’alto Adriatico verso la pianura Padana e le province nord-occidentali” – spiega Daniela Cottica, direttrice della campagna, docente di archeologia classica e di archeologia delle province romane presso il Dipartimento di Studi Umanistici.

L’area oggetto di scafo è un sito demaniale che si colloca sulla sponda orientale dell’antico corso fluviale del Natiso cum Turro, di fronte alle banchine monumentali del sistema del porto fluviale di Aquileia. Si tratta di una zona interessante, perché permette di studiare tanto le evoluzioni del fiume nel corso dei secoli, quanto le interazioni tra questo e l’uomo, in un periodo che va dal I secolo a.C. – inizi I d.C. almeno fino al VI secolo d.C.

La campagna di scavo in corso sta approfondendo l’indagine di un complesso artigianale di prima età imperiale, che perse la sua funzione e fu smantellato fra fine I ed inizi II secolo d.C. per lasciare posto a un sistema di maceri per la canapa. È proprio nello stato sottostante a questo complesso che il team ha ritrovato le anfore. Ma a cosa serviva l’allume trasportato in questi recipienti? Con il termine allume, l’alumen della Naturalis Historia di Plinio, si designa un gruppo di sali che in epoca romana veniva utilizzato per fissare i colori alle fibre tessili, per la concia delle pelli e per rendere resistenti al fuoco i tessuti e il legno. Uno strumento utile pertanto per “fissare” il colore su un tessuto. Le anfore in questione provengono da due diverse aree utilizzate in età romana: Lipari e le circostanti isole Eolie e l’isola di Milos nell’Egeo. Si ricorda a questo proposito un passo di Diodoro Siculo, dove si menziona il copioso guadagno che gli abitanti di Lipari e i romani ricavavano dall’allume, al punto di detenerne il monopolio dal momento che l’unico possibile competitore era l’isola di Melo, dove però era disponibile solo in piccole quantità. Non a caso, oltre alle anfore, è stata anche rinvenuta una ciotola contenente polvere rossa, forse un pigmento, connesso con buona probabilità al ciclo di colorazione dei tessuti.