USA e Unione Europea, il ruolo di Trieste tra Cina e Stati Uniti. Ieri l’incontro di Limes.

16.05.2019 – 14.05 – Si è svolto ieri, mercoledì 15 maggio, alle ore 18.30, presso la Stazione Marittima di Trieste, il convegno organizzato da Limes, celebre rivista italiana di geopolitica, Limes Club Trieste e Centro Culturale Veritas, intitolato “L’antieuropa: l’impero europeo dell’America e il caso di Trieste“.
Un incontro introdotto e moderato da Luciano Larivera, Direttore del Centro Culturale Veritas di Trieste, che attraverso la presenza di ospiti illustri come Lucio Caracciolo, giornalista, saggista e docente italiano, considerato uno dei massimi esperti italiani di geopolitica, nonché fondatore e direttore di Limes; Mauro Bussani, ordinario di Diritto Comparato all’Università degli Studi di Trieste; Zeno d’Agostino, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale e Laris Gaiser, docente di Geoeconomia all’Accademia Diplomatica di Vienna, ha voluto analizzare e discutere quelli che sono i sottili equilibri internazionali odierni e la radicale influenza che le grandi potenze mondiali operano e hanno operato nel corso della storia, sull’Unione Europea, che appare in questo frangente, se confrontata ad esse, come un agglomerato di paesi che non è stato tuttavia in grado fino ad oggi, di intraprendere un percorso teso alla creazione di un sistema unitario e consolidato.

Nello specifico si è discusso in particolare di come gli Stati Uniti abbiamo da sempre avuto un ruolo fondamentale non solo nei confronti dell’Unione Europea, ma dell’Europa in generale, influenzandone troppo spesso le scelte e gli equilibri politici. Ampio spazio è stato inoltre riservato alla città di Trieste, al suo ruolo sempre più centrale in quello che potrebbe essere definito come uno scontro tra Cina e Stati Uniti, e al ruolo che la città ha ricoperto nel corso della storia, attraversando fasi che l’hanno vista se non al centro, sicuramente in un ruolo di grande rilevanza rispetto a quello che è ed è stato lo scacchiere internazionale.

“Le origini della costruzione europea così come la vediamo oggi sono americane” – ha spiegato Lucio Caracciolo durante il suo intervento in merito a quello che è stato ed è attualmente il ruolo degli Stati Uniti all’interno dell’Europa – “e il principio che reggeva e tutt’ora regge questa costruzione è quello per il quale l’Europa deve essere sufficientemente benestante pacifica e coesa, ma non deve essere eccessivamente soggettiva e potente da essere in grado di sfidare gli Stati Uniti. Una sorta quindi di area protetta e privilegiata che non è però un soggetto geopolitico.” – Ha poi proseguito – “Antieuropa significa quindi la possibilità che l’Europa diventi una sorta di Stati Uniti d’Europa, con un suo radicamento istituzionale, cosa che l’Unione Europea non ha. Nessuno fuori da questo spazio considera le istituzioni europee come degli interlocutori alla pari.”
Caracciolo ha poi introdotto il discorso riguardante il ruolo di Trieste, all’interno di quelle che sono le più recenti vicende che hanno visto la città in una posizione centrale rispetto al dibattito internazionale – “Trieste essendo ormai un caso internazionale dovrebbe essere anche un interesse internazionale. Quello che più mi ha colpito in questa vicenda è stata l’inconsapevolezza dello Stato italiano rispetto a questo caso, visto come un caso specifico e non come un caso di interesse nazionale. Un grave errore che avrà delle conseguenze per il nostro Paese.”

L’incontro è poi proseguito con l’intervento di Mauro Bussani, ordinario di Diritto Comparato all’Università degli Studi di Trieste, che ha riportato un’analisi in merito a quello che è ed è stato l’impero americano dal punto di vista del diritto. – “L’impero che gli Stati Uniti hanno fatto del diritto, come strumento per affermare e consolidare la loro supremazia è notevole. Centinaia di documenti del Governo americano e della stessa Casa Bianca, descrivono decine e decine di interventi su altri stati, (africani, asiatici, dell’Europa orientale, dell’America centrale e così via), volti a redigere costituzioni, leggi, codici, facoltà di diritto, nell’incessante sottolineatura che espandere i programmi in diritto e l’applicazione del diritto all’americana è un’esigenza cruciale e prioritaria per la sicurezza americana e per il ruolo geopolitico che gli USA devono avere, mantenere e rafforzare nel mondo.” Ha poi concluso – “Le istituzioni politiche di Bruxelles a differenza di quelle americane, non hanno inteso la straordinaria potenzialità del proprio diritto di farsi ‘battistrada’ di politiche globali autonome.”

Ad intervenire poi, Laris Gaiser, docente di Geoeconomia all’Accademia Diplomatica di Vienna, il quale ha voluto, tramite un excursus storico, spiegare come nella regione che vede coinvolta tutta l’area balcanica e nello specifico la città di Trieste, le decisioni prese nel corso della storia, a partire dai famosi “Quattordici punti” del presidente Woodrow Wilson, tramite i quali si vollero costruire degli stati su base nazionale, democratici e indipendenti, abbiano in realtà portato alla creazione di “una regione completamente sminuzzata, fatta di piccoli stati che, dall’ottica americana è ideale, perché in questa maniera possono essere controllati.” Gaiser ha poi voluto concentrarsi su quello che è il ruolo di Trieste e di quale sia il suo potenziale, nonché il suo futuro all’interno di un sempre più confusionario quadro politico internazionale – “Trieste sta ritornando ad essere importante, deve comprendere quindi il scenario internazionale, essere proattiva nelle scelte, giocare con chi si sa che alla fine vincerà e sfruttare al meglio la propria posizione. Qualcosa nell’Europa centrale capiterà e Trieste sarà l’unica porta d’entrata, nonché la migliore.”

Ad intervenire anche il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, Zeno D’Agostino, il quale ha aperto il suo intervento affermando – “Mi sembra che siamo entrati ufficialmente in una nuova guerra fredda, una situazione con tutti gli elementi che hanno caratterizzato la vecchia guerra fredda ma con dinamiche e protagonisti diversi.” – D’Agostino ha poi voluto sottolineare il ruolo fondamentale ricoperto dal Porto di Trieste, in merito all’interessamento che la Cina ha avuto nei confronti della città – “Il nostro network internazionale va ormai dal Belgio fino all’Ungheria, la Cina è interessata a Trieste perché c’è un’unica porta d’entrata in quest’area, così come ha interessato molti altri. Trieste può cogliere le occasioni se è proattiva, se ha una sua visione di dove vuole andare. In mezzo a questo grande caos, noi nella nostra visione un pò di chiarezza ce l’abbiamo; c’è stata una capacità di stare tutti insieme e di non guardare a quelli che c’erano prima e quindi di guardare avanti, e soprattutto di non guardare né a est né a ovest e quindi su cosa stiano facendo Capodistria o Venezia.”

Ha concluso poi Stefano Visentin, con un intervento che ha voluto mettere in luce quello che è il punto di vista imprenditoriale sulla questione del Porto di Trieste, attraverso un’analisi rispetto a quelle che sono le principali differenze tra i porti adriatici e i porti del nord Europa, avvantaggiati, quest’ultimi, da linee dirette verso tutti i continenti, che si caratterizzano attraverso un’immediatezza della comunicazione; una realtà molto diversa per i porti adriatici, i quali guardano principalmente al Mediterraneo e all’estremo Oriente. Visentin ha poi voluto focalizzarsi su quali siano le sostanziali differenze che intercorrono tra il Porto di Trieste ed il Porto di Capodistria, sottolineando come quest’ultimo si trovi di fatto avvantaggiato grazie ai minori controlli e restrizioni a livello di codice doganale, limiti invece ben presenti all’interno della nostra realtà, tramite un’applicazione restrittiva dello stesso codice.