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lunedì, 5 Dicembre 2022

Elezioni, cambia il volto del Parlamento Europeo: per la prima volta, non più solo in due.

27.05.2019 – 09:50 –  Il risultato più significativo di queste elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo è senza dubbio l’avvenuta rottura di una stabilità che durava da molti anni, con la necessità, ora, di riformulare il governo che lo guiderà nell’immediato futuro. Il centrodestra del Partito Popolare Europeo e il centrosinistra dei Socialdemocratici rimangono i due blocchi più larghi del Parlamento Europeo, ma hanno perso seggi sia al centro, che a sinistra, che a destra verso le formazioni nuove o più estreme e, come singoli, non hanno più la maggioranza. Le ipotesi di nuova maggioranza iniziano ora; due risultati sono però già chiari, una maggiore e consapevole partecipazione dei cittadini europei, nel loro complesso, al voto, e quello di una ancor maggiore separazione fra gli stati dell’Unione, che non fa sperare bene in una possibile politica unica: due gli schieramenti di paesi, con la destra genericamente più forte nell’est Europa e in Italia. E la Germania al centro.

Italia in controtendenza rispetto al resto d’Europa proprio sull’affluenza al voto, con un 56 per cento di cittadini che hanno espresso preferenza rispetto al quasi 59 di cinque anni fa. Pesa, forse, la forte e continua personalizzazione della politica, che ha visto, più che un confronto fra idee e programmi, uno scontro a colpi di Social Network e slogan, il più delle volte diretti ed espliciti, fra persone e capilista. Vittoria, quindi, della Lega, prevista dai più e puntualmente arrivata senza che ciò costituisca un terremoto nelle aspettative. Nel nostro paese la Lega vince con Matteo Salvini e il suo partito oltre il 34 per cento, che raggiunge il 40 nel centro Italia; crollo del Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio che arretra al 17 e mezzo per cento dopo esser stato l’indiscusso protagonista delle recenti elezioni politiche che l’hanno portato al governo, non senza dubbi e contraddizioni, proprio assieme a Matteo Salvini. Caduta di Forza Italia, che cede il passo alla Lega stessa, molto, e a Fratelli d’Italia, meno: il partito di Giorgia Meloni è salito al 6 e mezzo per cento. +Europa non raggiunge il 4 per cento e rimane quindi escluso, assieme agli altri minori.
Il Movimento 5 Stelle, inizialmente cauto in attesa dei risultati finali, attraverso una dichiarazione di Luigi Di Maio prova a cercare la spiegazione nell’astensionismo, ed è una strada in salita: seppur di fronte a dichiarazioni concilianti in merito a una continuazione del governo di Lega e 5 Stelle, i primi accenni di Salvini a una necessità di “accelerazione” e a “impugnare il contratto di governo” evidenziano il cambio di equilibri e il profondo mutamento dello scenario politico italiano, aprendo numerose possibilità. Spiccano fra esse quella di una crisi alla prima occasione, con la formazione poi di un nuovo governo completamente di destra come potrebbe esserlo quello di Lega e Fratelli d’Italia, e quella di un riavvicinamento di Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, auspicato da Bersani nel 2013 e sempre decisamente rifiutato dai pentastellati. Ma ora le cose sono cambiate, e il Partito Democratico ha ripreso forza. “Il Movimento 5 Stelle”, ha commentato Di Maio, “resta l’ago della bilancia”, ed è tutto sommato vero, perché una coalizione PD-M5S risulterebbe vincente. Sembra tramontare, via via, in mancanza di un rinnovamento, il partito di Silvio Berlusconi.

[grafico: BBC]

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