Difesa da coltello: basta sciocchezze. Parlando di sicurezza.

22.05.2019 – 09.33 – Dopo l’articolo pubblicato circa un mese fa, nel quale ho accennato alle aggressioni con il coltello nello stato di Israele, mi è stato chiesto di approfondire l’argomento “cosa fare contro un coltello”. Provvedo volentieri, in quanto c’è davvero tanta ignoranza da una parte, e molta pericolosa convinzione di conoscere l’argomento dall’altra. Vediamo un po’ di capire bene insieme come stanno le cose.

Alla corta distanza, una lama è lo strumento più pericoloso con il quale confrontarsi, molto più della pistola. Il coltello può ferire con la punta (stoccata) o con la lama (fendente), e può essere impugnato normalmente, ossia così come vedete a sinistra, o a “rompighiaccio”, come nel modo della foto che segue subito sotto. L’impugnatura normale è più frequente negli uomini, mentre le donne prediligono quella a rompighiaccio. In mani esperte, il coltello è uno strumento letale, silenzioso e invisibile. Se utilizzato da una persona non addestrata, è ugualmente pericoloso, ma forse, e dico forse, ci sono più possibilità di sopravvivenza. Non tratterò qui l’addestramento all’uso del coltello per vari motivi, ma quello principale è che è una materia che riservo solo a professionisti, a o studenti altamente selezionati. Non sono competenze da fornire a chiunque; visto l’alto numero di persone che si spacciano per istruttori capaci di insegnare la difesa da coltello, e viste le cose assurde che propongono, ho deciso di provare a fare un po’ di chiarezza, per evitare al profano di farsi fregare e, ancora peggio, di imparare tecniche e strategie adatte per farsi fare a fette facilmente.

Iniziamo con il dire che praticamente nessuno vi attacca con il coltello con le modalità che trovate sulla maggior parte dei video di istruzioni su Youtube. Niente posizioni ampie, niente attacchi coreografici, niente movimenti larghi e, soprattutto, niente collaborazione con la vittima: cioè niente di tutto quello che invece vedete in quelle lezioni virtuali. Se provate a farci caso, la scena descritta in tutti questi video è la seguente: il “cattivo” in posa, con il coltello davanti a sé, la faccia truce e che ti attacca con movimenti aperti e chiaramente visibili. Il “buono”, ossia l’istruttore di turno, anche lui nella posa prevista dall’arte marziale che pratica (spesso qualcosa di paramilitare di origine israeliana o russa), che aspetta di essere attaccato. Appena l’avversario si muove, ecco che il nostro eroe lo colpisce con una tecnica che, come per magia, o lo mette istantaneamente KO o, in alternativa, è talmente efficace che lo ferma per il tempo sufficiente a concludere la difesa con altre tecniche improbabili. Esiste un termine tecnico per descrivere gli eventi così come sono presentati in questi video, e la parola tecnicamente giusta è: idiozia.

Mi dispiace essere così diretto, ma le cose stanno esattamente così. Se provate ad eseguire quei tipi di difesa in un contesto reale, preparatevi per la sala operatoria, perché è li che finirete, se sarete fortunati. La realtà è ben diversa, ma la maggior parte di questi istruttori non sa cosa sia un attacco reale, e di conseguenza vende ai suoi studenti le stesse cose che ha imparato a sua volta da altra gente senza esperienza reale. Chi sa davvero usare un coltello, invece, è una persona molto pericolosa, che sa quando attaccare, dove attaccare, e come sparire mentre la vittima sta appena accorgendosi di avere un buco addosso. Ma anche di questo non parlerò in questa sede. Se qualche istruttore ci è rimasto male per quanto scritto finora, e non ci crede, mi dispiace, perché il mio scopo non è offendere nessuno, ma di diffondere una cultura della difesa più autentica. Ma se proprio è convinto delle sue tecniche e continua a non credermi, allora che indossi una maglietta bianca, che mi dia un pennarello rosso che fingeremo essere un pugnale, e poi che cerchi di difendersi dai miei attacchi. E prometto che non farò nulla di tecnico, ma solo esattamente quello che farebbe un profano infuriato con una lama in mano. Poi contiamo il numero di righe e punti sulla maglietta, corrispondenti rispettivamente a tagli e buchi, e la loro posizione – gola, visceri … -, per vedere se sarebbe sopravvissuto. Per quanto tempo. Detto questo, solo per fare un po’ di chiarezza, vediamo qualche strategia valida.

Cosa fare. Innanzitutto, non si “combatte contro un coltello”, ma si cerca di “sopravvivere contro un coltello”. Normalmente, e questo vale per qualunque approccio, controllate sempre l’ambiente, memorizzatelo, e annotatevi, mentalmente, dove si trovano le vie d’uscita, anche quelle non convenzionali come le finestre e le uscite di servizio. Così, al momento del bisogno, non avrete bisogno di cercarle: dovrete occuparvi di altro, per esempio rimanere vivi. Se siete minacciati da qualcuno che ha una lama in mano, e magari vuole qualcosa da voi – come i soldi, l’orologio – dateglielo. Non c’è niente di materiale che valga la vostra vita e che non si possa ricomprare. Se invece siete ancora nella fase dello scontro verbale, allora guardate le sue mani: se si avvicinano al suo corpo, soprattutto alle tasche o se vanno dietro alla sua schiena, non aspettate di capire cosa vuole prendere, ma datevi alla fuga più velocemente possibile. Non potete scappare? Allora prendete qualunque oggetto in grado di tenere l’aggressore lontano – una sedia, un ombrello, o qualunque cosa idonea che sia là intorno – e cercate di tenerlo a distanza mentre urlate per attirare l’attenzione. Non c’è niente di lungo? Prendete quello che trovate e tirateglielo addosso: bottiglie, posacenere, piatti, pietre, qualunque cosa si trovi nell’ambiente in cui siete. Non c’è nessun oggetto? Allora avete un grande problema! Preparatevi ad affrontare una brutta situazione. Occhio che le cose che sto per dirvi non sono la difesa a mani nude contro coltello, ma solo una tattica per tentare di non farsi colpire nelle zone vitali. Vi ripeto il concetto: non ci si difende, ma si cerca di sopravvivere. Quindi dovrete:

  • assumere una posizione tale da coprire con le braccia la vostra gola, il centro del torace e i visceri;
  • stare con il bacino all’indietro e le gambe flesse, pronte a spostamenti veloci;
  • tentare di colpire la persona in modo da ottenere un piccolo stop da pare sua, in modo da poter scappare;
  • essere consapevoli che qualche taglio e qualche buco saranno da mettere in preventivo.

Ovviamente, per sapere come fare, dovreste partecipare agli eventi specifici che organizziamo dedicati alla materia, e solo se superate la selezione. Una rubrica non è il posto dove condividere determinate nozioni: non sarebbe né serio né professionale. Inoltre, come già accennato più volte, questi consigli sono pura teoria se non vengono allenati ripetutamente, con un formatore valido e soprattutto sotto stress. Ma continuiamo con i consigli.

Cosa non fare. Se qualcuno vi propone disarmamenti o leve articolari contro una persona armata di coltello, dategli la mano, salutatelo e andate immediatamente via da qual corso: vi insegnano solo a farvi ammazzare. Infatti, disarmare qualcuno veramente motivato a farvi male con un coltello è più o meno impossibile. E se funziona, vuol dire che la persona armata o era più spaventata di voi, o era un completo incompetente, o non voleva davvero usare la lama. E comunque, sarete stati solo e soltanto fortunati: La vostra eventuale arte marziale non ha nessun peso in questo caso specifico, ve lo garantisco.

Andiamo avanti. Non fatevi prendere dal panico. Usate la respirazione autogena per abbassare gli effetti dello stress ed impedirgli, così, di sopraffarvi. Non sapete di cosa parlo? Parlo di un tipo di respirazione, definita anche “respirazione tattica”, che si dimostra efficace contro i sintomi dello stress, in modo da mantenere una operatività sufficiente. Un’altra cosa da non fare è… il John Rambo della situazione. Non è un film: il coltello è vero, le ferite sono vere, il sangue è vero, il dolore è vero, l’avversario è vero, le sue intenzioni sono vere, le conseguenze possibili – morte compresa – sono vere. È tutto vero. Quindi lasciate a chi di dovere il compito di affrontare e neutralizzare l’aggressore: voi pensate solo a mettervi in salvo. Certo, a qualcuno la parte dell’eroe è riuscita; a tal proposito mi vengono in mente due considerazioni:

  • spesso non ne valeva la pena. Il motivo era talmente futile da poter essere tranquillamente trascurato. Ma evidentemente ha vinto l’ego… e la completa inesperienza del mondo reale;
  • sono stati davvero molto molto fortunati. Non sono sicuramente un esempio da seguire, né tanto meno da imitare. Insomma: niente di cui vantarsi.

Dopo l’eventuale fuga, mettiti al sicuro e valuta le tue condizioni: potrebbe darsi che l’adrenalina non ti ha reso consapevole di una brutta ferita che sta sanguinando copiosamente (a causa degli ormoni dello stress, senti meno sia il dolore che la fatica) e quindi hai bisogno di prenderti un attimo, e analizzare come stai. Quindi, per riassumere:

  • già durante la discussione, nella fase verbale, cerca tutte le vie d’uscita, in modo da sapere già da che parte dirigerti in caso di fuga;
  • se l’avversario ha già una lama in mano, sii accondiscendente e cerca di far calmare la situazione e di non far iniziare l’aggressione. Dagli quello che ti chiede;
  • se non ha ancora preso il coltello, occhio alle sue mani mentre discutete: se le porta vicino al suo corpo o alle tasche, scappa velocemente. Se non puoi scappare, gestisci la distanza con oggetti lunghi per non farti toccare. Se non hai oggetti lunghi e non puoi scappare, cerca qualcosa da tirargli addosso;
  • se non c’è niente da utilizzare, assumi una postura “raccolta”, con le mani che coprono gola, torace e visceri, gambe flesse, bacino arretrato e mantieni un maniacale controllo della distanza: è l’unica cosa che può salvarti;
  • in caso di scontro inevitabile, colpisci per ottenere uno stop momentaneo dell’aggressore per darti alla fuga;
  • non ingaggiare un combattimento;
  • non tentare di disarmare l’avversario;
  • non farti prendere dal panico, usa la respirazione autogena;
  • non fare l’eroe;
  • una volta al sicuro, prenditi un attimo per valutare le tue condizioni

Probabilmente in questo articolo ho usato toni meno educati del solito. Ma se l’ho fatto è solo perché sono stufo del proliferare di istruttori improvvisati che non hanno una formazione seria, che spacciano tecniche inutili o, peggio, pericolose per chi le usa con la scusa che loro imparano da reparti speciali o da guru del settore. La salute e la vita sono argomenti seri, e allora vanno trattati seriamente. Da parte mia, dopo quasi trent’anni nel settore della sicurezza, e vista la costante formazione con specialisti e formatori con autentica esperienza operativa, mi permetto di dare indicazioni efficaci e provate, al fine di diffondere la cultura dell’autentica sicurezza per le persone. E per autentica sicurezza intendo, primariamente, una efficace e scientifica prevenzione. Per il momento è tutto. Ci sentiamo tra due settimane per parlare della respirazione e dei suoi effetti su paura e stress. Ciao!

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