9.7 C
Trieste
mercoledì, 7 Dicembre 2022

Cannabis Light: proviamo a fare un minimo di chiarezza. La sentenza della Cassazione.

31.05.2019 – 08.54- Senza entrare nel merito della diatriba ideologica sulla liberalizzazione delle droghe cosiddette leggere – concetto, per varie ragioni già di per se molto approssimativo – proviamo a fare un minimo di chiarezza sulla sentenza delle sezioni unite della Cassazione di ieri in materia di Cannabis che ha fatto un certo scalpore.

Esiste la legge n. 309 del 1990 che punisce, Articoli 72 e 73, chi produce, vende ed in certi casi consuma, vari tipi di droghe tra cui la Cannabis. Con la Legge n. 242 del 2006 è stata liberalizzata la produzione, la vendita e ovviamente il consumo della cosiddetta Cannabis Light.
Per Cannabis Light si intende una cannabis “depotenziata” in cui il principio attivo THC – o tetraidrocannabinolo – è inferiore allo 0,6%.
Qui ovviamente parliamo solo dell’uso più noto della cosiddetta ‘canapa indiana’, cioè il fumarne i fiori e le foglie e non di tutti gli altri usi come quello tessile, cosmetico e via dicendo, che sono leciti.
È intervenuta ieri appunto una sentenza delle sezioni unite – e il fatto che la Cassazione si pronunci a sezioni unite è indice di volontà di dirimere un indirizzo giurisprudenziale in precedenza controverso – che, per quanto noto al momento, ed in attesa delle necessarie motivazioni per completare la valutazione, non fa altro che confermare un concetto non in discussione: è vietata la produzione e la vendita di Cannabis “a meno che tali prodotti siano privi di efficacia drogante”.
Il dispositivo della sentenza non specifica cosa debba intendersi per “efficacia drogante”, lo capiremo, speriamo – non sempre le sentenze sono di facile lettura e comprensione – nella parte motiva della sentenza, che potremo leggere tra 90 giorni. È ragionevole tuttavia ritenere che per “efficacia drogante” i supremi Giudici abbiano inteso riferirsi ai prodotti cannabinoidi con principio attivo THC superiore allo 0,6%.

D’altro canto vi è una legge che afferma la liceità della produzione e vendita della cosiddetta Cannabis Light, ed una sentenza non potrà giammai statuire ‘Contra Legem’, essendo i giudici soggetti proprio alla legge.
Quindi nessuna novità, né alcun blocco a tutte le attività imprenditoriali sorte qua e là in Italia a seguito della legge del 2016. Attività imprenditoriali che danno lavoro a circa 15.000 persone e producono un fatturato di circa 50 milioni di euro l’anno con entrate per lo Stato di circa 6 milioni l’anno.
Certo è che la sentenza, specie così come riportata dai media, non aiuta certo questi imprenditori che, confidando appunto in una legge, hanno deciso di investire tempo e soprattutto denaro in un’attività lecita.
Ed in questo allarmismo come visto ingiustificato non sono certo esenti da colpe i principali media che stanno diffondendo fuorvianti notizie circa lo “stop alla cannabis light”.
Stop che giammai potrà essere stabilito da una sentenza ma solo da una legge modificativa della Legge n. 242 del 2006.
Certo è che, come qualcuno ha rilevato, chi ci vede dal di fuori, e gli venisse in mente di investire in un’attività imprenditoriale in Italia, avrebbe un motivo in più – oltre ai tanti che già ci sono – per dire: “Sai cosa? Invece di venir a spender soldi in Italia, resto a casa mia e mi faccio una canna”.

spot_img

Ultime notizie

spot_img

Dello stesso autore