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giovedì, 27 Gennaio 2022

Non risponde al campanello e finisce in carcere. Il Diritto 4.0

01.04.2019 – 17.04 – Piuttosto singolare il caso di un detenuto agli arresti domiciliari. La Polizia giudiziaria esegue un controllo periodico, suona insistentemente il campanello di casa ma nessuno risponde. Pertanto, ritiene che l’imputato non sia presente nell’abitazione, dove scontava gli arresti domiciliari.

E se l’imputato è sotto la doccia? O ascolta musica con le cuffie e non sente il citofono?

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 8975/19, chiarisce che “il detenuto agli arresti domiciliari deve porre in essere tutte le cautele necessarie affinché gli strumenti che consentono di effettuare i controlli della polizia giudiziaria, come il campanello e il citofono dell’abitazione in cui è ristretto, siano sempre efficienti”. Il rischio è alto poiché la posizione di chi è agli arresti domiciliari è equiparata a quella di chi si trova in carcere. La conseguenza è che si ritiene aver trasgredito l’obbligo degli arresti domiciliari chi non si rende contattabile mediante l’uso di tali apparecchi.

Nel nostro caso, la Polizia giudiziaria ha eseguito, con il medesimo risultato, il controllo in due giornate differenti. La prima volta ha suonato ripetutamente al campanello dell’abitazione, mentre la seconda volta ha prima suonato al campanello (citofono condominiale) e successivamente ripetutamente al campanello della porta dell’abitazione dell’imputato per circa cinque minuti. Si tenga presente che la Polizia giudiziaria non è obbligata ad accedere coattivamente nell’abitazione per un controllo diretto, essendo un obbligo dell’arrestato quello di rendersi reperibile.

La duplice violazione degli obblighi deve pertanto ritenersi accertata, con la conseguenza della revoca degli arresti domiciliari ed il ripristino della custodia cautelare in carcere.

avv. Guendal Cecovini Amigoni

Trieste – Gorizia – Udine

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