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lunedì, 3 Ottobre 2022

Maternità surrogata, Italia e Corte Europea. Il Diritto 4.0.

23.04.2019 – 11.52 – La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (la CEDU) continua la sua battaglia politica per sostenere la diffusione delle famiglie moderne e promuovere la loro equiparazione alle famiglie in senso proprio. In una recente decisione, la CEDU si è occupata di una questione terminologica estremamente interessante che ci fa capire l’importanza delle parole e di come, alterandone il significato, alteriamo la realtà che ci circonda. Come noto, l’orientamento politico della CEDU è a favore della maternità surrogata o utero in affitto, cioè quella pratica con cui una coppia prende in affitto l’utero di un’altra donna che rinuncia alla maternità nei confronti del bambino, in favore della coppia committente, cioè della coppia che ha finanziato la gestazione del figlio.

La posizione teorica dell’Italia è riassunta nell’articolo art. 12.6 della legge 40/2004 che stabilisce: “Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza … la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro”. Dunque, il contrasto è evidente: per l’Italia il figlio deve stare con chi lo ha generato (i genitori), per la CEDU con chi ha pagato la sua generazione.

Cosa dice oggi la CEDU? Con il parere del 10.04.2019 (Demande no P16-2018-001) la CEDU chiama la madre committente quale “madre d’intenzione” o “intenzionale” (la mère d’intention), così sottolineando il desiderio della donna d’avere un figlio e ponendo in secondo piano l’aspetto economico della vicenda. Dunque, per la CEDU, le persone che finanziano la generazione di un bambino non sono genitori committenti ma “genitori d’intenzione” o “intenzionali”. La questione non è trascurabile, perché ciò che si vuole far passare in secondo piano è invece il fulcro della vicenda. Proviamo a rispondere a queste domande: se proprio non è possibile che un figlio stia coi genitori, è giusto che stia con chi lo adotti secondo regole stabilite dallo Stato italiano, o è giusto che stia con chi può pagarselo? Il pagamento di una somma di denaro è sufficiente per far preferire una coppia di “genitori d’intenzione” rispetto ad un’altra?

Le tematiche sottese sono gravi e vibranti. In un prossimo articolo tornerò sull’argomento rispondendo a questa domanda: perché la Cappella Sistina è un’opera d’arte? Cominciamo a pensarci, poi ne riparliamo.

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