Il predatore: un esempio reale. Parlando di sicurezza.

09.04.2019 – 14.22 – Come promesso, questa settimana volevo parlare di mentalità, comportamenti e aspetti sociali. Ma siccome c’è stata una notizia che ha attirato la mia attenzione, ho preferito posticipare quell’intervento per dare la precedenza a questi fatti recenti, in quanto emblematici delle strategie di cui scrivo e parlo spesso. Se leggi questa rubrica da un po’, sai che per me uno dei punti focali della protezione personale è l’attenzione. Certo, anche sapersi difendere è fondamentale, ci mancherebbe; ma l’assenza di monitoraggio verso l’ambiente e alle persone può rendere inutile qualunque abilità appresa per combattere. Per avvalorare quanto scritto riguardo ad attenzione, linguaggio del corpo, livello di prontezza e sicurezza personale, voglio prendere come esempio alcuni pezzi di un articolo uscito su un quotidiano e analizzarli brevemente insieme.

Il caso in esame è l’omicidio avvenuto nella zona dei Murazzi, a Torino.Te lo racconto in breve. Sabato 23 febbraio di quest’anno, Stefano Leo, di 34 anni, è uscito di casa per andare al lavoro. Lungo il tragitto, sulla zona dei Murazzi – gli argini del fiume Po, a Torino – viene accoltellato alla gola da Said Mechaout, italiano di origine marocchina di 27 anni, separato e padre di un figlio avuto con la sua ex compagna, attualmente legata sentimentalmente con un altro uomo. Dopo un mese dall’omicidio, Said decide di costituirsi e racconta il motivo del suo gesto. Dice di aver ucciso una persona a caso, di aver voluto togliere il futuro a un giovane italiano per fare scalpore; la versione non convince del tutto gli inquirenti, e successivamente emerge che forse voleva eliminare l’attuale partner della sua ex, e avrebbe scambiato la vittima per il suo reale bersaglio. Inoltre, a far discutere sul caso, c’è anche il fatto che, al momento dell’omicidio, l’assassino avrebbe dovuto essere in prigione, ma un ritardo della trasmissione dell’ordine di carcerazione dalla Cancelleria alla Procura ha fatto sì che fosse ancora in libertà invece che in cella. Questi i fatti.

Ma non sono su queste cose che vorrei farti riflettere, bensì sul modo in cui si è svolto questo tragico evento. Negli articoli riportati dalla stampa ci sono dei passaggi particolari, che danno informazioni interessanti a chi, come me, si interessa di sicurezza. Vediamoli insieme.

Iniziamo dai passaggi relativi alla vittima. Nell’articolo c’è scritto che Stefano Leo è uscito di casa con “Le cuffiette in testa, gli occhiali scuri, quell’aria felice che gliela leggevi addosso”. Poi, citando la confessione dell’assassino, lui dichiara che “Mi è passato davanti. Sapevo che non si accorgeva se mi alzavo. Così mi alzo e piglio con la mano sinistra il coltello dalla borsa. Lo colpisco mentre lo sorpasso”. Cosa noti? Che l’atteggiamento “disattento” e l’uso delle cuffiette hanno dato informazioni preziose a chi, da predatore, stava scegliendo una vittima “facile”. E, in effetti, la vittima è morta senza accorgersi della presenza e delle intenzioni del suo assassino.

L’assenza di attenzione e di prontezza sono segnali molto visibili, che un predatore intuisce molto bene. Accade in natura, se ci pensi: quando un ghepardo va a caccia, prima si apposta e studia la mandria che andrà ad attaccare. Cercherà o il cucciolo, o l’esemplare anziano, o quello malato. Cioè la preda più vulnerabile.

La stessa cosa accade da parte di un aggressore, un “predatore umano”. Infatti, come l’articolo ha evidenziato, Said ha aspettato proprio la persona che “non si sarebbe accorta se si fosse alzato”. Ora vediamo dei passaggi che indicano che le aggressioni che sembrano improvvisate in realtà non lo sono, come gli articoli sull’accaduto fanno chiaramente capire. Per esempio, quando gli chiedono perché avesse scelto quel posto, Said risponde: “Perché si può scappare via subito. E poi ci andavo spesso la domenica”. Capisci? Ha studiato il luogo e ha pianificato anche la fuga. Non c’è niente di improvvisato.

Quindi, adesso che lo sai, sii più attento. Occhio alla tua postura: spalle dritte, sguardo attento, e testa che gira a controllare l’ambiente. Occhio agli accessori: no cuffiette, no cappuccio. Occhio al tuo comportamento. Devi essere, o almeno sembrare, vigile e sicuro di te: niente testa bassa sullo smartphone. E osserva le persone: se qualcuno, a pelle, non ti piace, allora cambia tragitto ed evitalo. Non si sa mai.

Per il momento è tutto. Ci vediamo tra due settimane, e affronteremo gli argomenti promessi: mentalità, comportamenti e aspetti sociali. Ciao!

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