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lunedì, 5 Dicembre 2022

Cristian Sergo, M5S: “Centri commerciali in regione: confusione nel centrodestra”

04.04.2019 – 12.33 – “Dal 2012 la legge nazionale ci chiede di individuare le aree interdette ai centri commerciali, invece si continua a normare su dove farli nascere”. Lo ha affermato il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Cristian Sergo, durante il dibattito in aula sulla proposta di legge n. 26 per il Friuli Venezia Giulia, “un testo che continua a mostrare la confusione che regna nel centrodestra dove maggioranza e Giunta si contraddicono a vicenda. Si continua ad affermare che non si vogliono nuovi grandi centri ma allo stesso tempo anche le norme contenute in questa proposta di legge indicano dove è possibile insediare nuove aree commerciali, prevedendo requisiti poco restrittivi”, sottolinea Sergo. “Eppure ci sono gli strumenti legislativi a livello nazionale e le direttive comunitarie per stabilire dove non realizzarle”.

“Già nella scorsa legislatura”, aggiunge il consigliere regionale M5S, “abbiamo sollevato la questione attraverso una proposta di legge e altrettanto abbiamo fatto in Commissione su questa proposta di legge, ma non siamo stati ascoltati: poi però non lamentiamoci per la crisi del piccolo commercio, per la desertificazione dei centri cittadini e i problemi di sicurezza. D’altro canto non potevamo aspettarci nulla di diverso da una proposta di legge che continua a portare avanti il principio secondo cui avremo una regione più competitiva, se permetteremo di costruire il più possibile”, prosegue Sergo. “Secondo noi non è questo il modello di sviluppo che dobbiamo seguire in Friuli Venezia Giulia e lo stato di tanti edifici commerciali vuoti e abbandonati sta lì a dimostrarlo. Per quanto i primi cinque articoli della proposta di legge votati, è incomprensibile come la possibilità di nuove deroghe e le previsioni di nuove costruzioni e di possibili cambi di destinazione non siano stati del tutto demandati ai singoli Comuni”. conclude. “Pertanto, rimane il paradosso che da un lato si vuole incentivare il comparto turistico, dall’altro a protestare sono proprio i sindaci delle località turistiche”.

[c.s.]

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