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lunedì, 5 Dicembre 2022

Università, “Blocco Studentesco” risponde a “Link” in merito ai manifesti

28.03.2019 – 09.53 –  Il “Blocco Studentesco”, attraverso Casa Pound, risponde a “Link Trieste”. “Ancora una volta la sinistra universitaria si dimostra per quello che è in realtà: un movimento sedicente democratico che non accetta idee ed opinioni diverse dalla loro”, afferma Matteo Buttus, coordinatore regionale del “Blocco Studentesco”. “E dire che la stessa norma richiamata da Link parla di ‘valorizzazione delle differenze’, cosa che evidentemente la sinistra universitaria non vuole. Anziché cercare il dialogo ed il confronto con chi non la pensa come loro, agiscono esclusivamente per limitare l’agibilità politica degli altri e dispensare patenti di democrazia”.

“Una semplice affissione sta diventando il pretesto per censurare le idee degli studenti all’interno di uno spazio democratico che, invece, da sempre è stato il luogo del dialogo e del dibattito politico. ‘Link’, in evidente difficoltà sul piano delle argomentazioni”, prosegue la nota del movimento”, preferisce piangere in rettorato chiedendo un intervento istituzionale che gli permetterebbe di sottrarsi alle regole democratiche che tanto agitano al vento. Ricordando che, ad oggi, il Blocco Studentesco è il primo movimento studentesco in Italia”, precisa ancora Buttus, “ci chiediamo perché la Costituzione venga tirata in ballo solo per negare spazi che, la Costituzione stessa, ci riconosce. Vedremo se il Rettore Fermeglia”, conclude la nota, “accoglierà le richieste di Link. Noi, in ogni caso, non permetteremo a nessuno di limitare la nostra agibilità politica. Non sarà certamente Link o qualsiasi altro movimento studentesco a stabilire chi possa o non possa fare politica universitaria. Con o senza divieti, noi ci saremo”. [c.s.]

La nota segue la polemica seguita alle affissioni di manifesti celebranti il centenario della fondazione dei “Fasci di Combattimento”, formazioni originarie degli aderenti al movimento e poi al partito di Benito Mussolini. I manifesti sono stati affissi all’Università di Trieste e fatti rimuovere dal rettore Fermeglia, e in altri istituti scolastici di Trieste.

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