“Oggi è un bel giorno”. Lo spettro delle guerre jugoslave all’Hangar Teatri

20.02.2019 – 09.01 – L’inferno delle guerre balcaniche degli anni Novanta rivive nelle memorie di “Oggi è un bel giorno“, spettacolo di Prosa proposto per il primo marzo, ore 20.30, all’Hangar Teatri di Trieste. Presenterà l’autore, Antonio Roma.

‘Oggi è un bel giorno’ è la storia di Ante, giovane scrittore che vive a Sarajevo e a cui la vita ha tolto da poco anche il padre, il solo rimastogli dopo le morti della madre e del fratello Andrej durante la guerra nella ex Jugoslavia e l’assedio di Sarajevo.
Ante era solo un bambino negli anni Novanta: gli anni del macello balcanico, del genocidio, dello stupro etnico e della sua città, Sarajevo, assediata.
Ante oggi è un adulto, è grande, e da quei momenti è passato poco più di un ventennio, eppure pochi se ne ricordano. Sarajevo e la Bosnia sono state bene o male sistemate dagli accordi di Dayton e Parigi e sono tornate ad essere punti geografici dei Balcani di cui non importa più nulla, invischiati come sono, sui due lati dell’Atlantico, in un’altra storia di massacri in cui si ripetono le solite antinomie: cristiani e musulmani, due civiltà, due culture, due eredità imperiali antiche di secoli, un Bene e un Male vicendevolmente impegnati a eliminarsi. Ante oggi è un uomo e uno scrittore costretto a scegliere tra abbandono e speranza, tra fuga e resistenza, costretto a convivere con molte assenze feroci e sopportare quegli strappi del passato.

Indossando i panni del protagonista del suo testo – lo scrittore Ante a cui la vita ha tolto da poco anche il padre, il solo affetto rimastogli – Antonio Roma porta lo spettatore ad interrogarsi sulla possibilità di rimarginare le ferite di una guerra e ricucire il tessuto lacerato delle relazioni umane.

Antonio Roma è uno scrittore, autore e attore teatrale. Il suo ‘Oggi è un bel giorno’ è patrocinato da Amnesty.

Il prezzo intero del biglietto è 12 euro, il ridotto 8.

Prendo il tram, direzione Mojmilo. Sono sul viale dei cecchini, mi guardo attorno. Lo studentato, il parlamento e lʼHoliday Inn galleggiano nel silenzio. Arrivo al cimitero di Mojmilo, uno dei quartieri poveri di Sarajevo. Si trascina dietro, ancora e ovunque, i segni del conflitto. Mojimilo era il villaggio olimpico, poi, durante la guerra, il Teatro di icone strazianti e di follie ingiustificate. Il presente, fatto di disoccupazione e fanatismi che bussano a troppe porte…e tutte le speranze restano senza fiato.