Musica elettronica in salsa vaporwave: l’intervista a Tassony

21.02.2019 – 10.50 – Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Davide Glerean, in arte Tassony, che da Venezia ha conquistato tutti gli amanti del genere vaporwave italiani e in una certa misura, anche esteri. La musica di Tassony si colloca nel genere di nicchia della “vaporwave”, movimento musicale ed artistico nato intorno al 2010 come risposta scherzosa alla più seria e conosciuta “chillwave”. Per quanto riguarda la parte musicale il genere attinge a piene mani a campionamenti o addirittura parti intere di canzoni e pubblicità iconiche degli anni ’80 ed in parte ’90 rielaborandole e, per quanto riguarda la parte visiva ed estetica, ad elementi di vecchi videogames, statue romane, palme e pixel art in generale. Nessuno all’epoca avrebbe scommesso un soldo sulla longevità del fenomeno eppure oggi, nel 2019, siamo ancora qui a parlarne con Tassony, uno dei massimi esponenti italiani del genere. Davide tu sei molto giovane e per forza di cose non hai vissuto gli anni ’80, come è nata la fascinazione per quel periodo?

T: Tutto nacque una quindicina di anni fa quando giocai per la prima volta a Grand Theft Auto Vice City. Grazie a quel gioco conobbi la musica, lo stile, le icone; una passione che mi porto dietro ancora oggi.

T.A.N: A proposito di icone: una cosa che apprezzo molto della scena vaporwave italiana è il fatto che si utilizzino oltre all’estetica classica del genere ,valida in tutto il mondo, delle vere e proprie icone e pubblicità italiane dell’epoca, penso soprattutto a Costanzo e Smaila, per citare i più famosi. Secondo te può essere un tratto distintivo di questa scena e ti sei fatto un’idea del come si sia sviluppata questa particolarità tutta italiana?

T: La scena italiana, a differenza di quella americana, si è concentrata meno sul “culto” dei brand anni ’80 e ’90, (poiché la vaporwave nasce come critica al capitalismo), per motivi quali l’età dei seguaci di questo movimento, (millennials in primis), e la presenza di pochi marchi “evocativi”, come Tassoni, Morositas, Algida. Per questo motivo la ricerca esasperata dell’identità della scena italiana ha fatto ampliare i confini a tutto ciò che di iconico c’era di quegli anni, ora non più presente. Nel mio caso la scelta della Tassoni la si può rimandare a ricordi estivi d’infanzia associati al palinsesto televisivo. La scena italiana seppur non forte a livello musicale come quella internazionale, (siamo una nicchia di un genere di nicchia), a livello visivo e di stile è tra quelle più creative, tanto che molte pagine Facebook di meme hanno uno stile comunicativo puramente vaporwave. La vaporwave è la nuova pop art.

T.A.N: Parlando di millennials, so che ultimamente stai proponendo anche delle performance live: che pubblico viene ai tuoi concerti e quali reazioni hai riscontrato? Inoltre quali sono le prossime date che hai in programma?

T: Esatto, sto proponendo performance live molto particolari dove il 90% dei pezzi è inedito o creato esclusivamente per la serata e cambia di data in data, (per ingolosire il pubblico e rendere ogni data un’esperienza unica), e i pezzi vengono contornati da parti di sintetizzatore suonato live, improvvisazioni, effetti, batteria elettronica, il tutto sincronizzato a ritmo con video creati esclusivamente per la serata. Un lavoro meticoloso e lungo ma che porta sempre più soddisfazioni. Le mie serate sono costituite da 2 momenti: la prima parte vaporwave e la seconda un po’ più spinta e ballabile a base di future funk. Il pubblico in genere rimane stranito e distante per i primi 15 minuti ma poi tutti magicamente iniziano a ballare! Nell’ultima serata di Verona c’era un pubblico favoloso: tutti miei coetanei e tante ragazze; tutti hanno ballato dall’inizio alla fine. La prossima data sarà il 23 febbraio a Calenzano (Firenze).

T.A.N: Parliamo ora di un tema spinoso: molti artisti vaporwave sono stati “censurati” per motivi riguardanti problemi di copyright dovuti ai campioni utilizzati nelle loro creazioni. Nei tuoi live mi pare di capire che tu non abbia questo problema, ma in generale cosa ne pensi di tutta la questione?

T: Purtroppo anche io su Youtube ho avuto qualche problema con i copyright, l’algoritmo di copyright è troppo restrittivo e in alcuni punti non chiaro. E’ successo perfino che attribuisse i diritti di qualche mio pezzo in cui non ho usato campioni ad altri; incuriosito sono andato ad ascoltarmi questi pezzi che secondo l’algoritmo io avrei copiato ed il risultato è stato quello che mi aspettavo: pezzi di altri generi dove sia la melodia sia i suoni non hanno nulla a che fare con i miei pezzi. Capisco il fatto che le royalties delle visualizzazioni vadano in parte a chi detiene i campioni originali, ma che vadano a chi con quei miei pezzi non c’entra nulla lo trovo ridicolo e scoraggiante. Tutti devono avere il diritto di sperimentare liberamente e, seguendo il ragionamento dell’algoritmo di copyright di Youtube, Warhol non avrebbe potuto usare la ormai iconica scatola dei fagioli Campbell per i suoi lavori. So di molti youtuber di musica e non, che a causa di questo stanno migrando su altri siti.

T.A.N: Hai parlato di Warhol e del fatto che la vaporwave sia la nuova pop art: riusciresti ad immaginare la vaporwave scissa dalla sua componente grafica e visiva, o sono correlate in maniera indissolubile?

T: All’inizio sembravano indissolubili ma poi una volta diventate di massa, la musica, colonna portante della scena, è passata in secondo piano lasciando spazio alla componente grafica grazie a meme, tumblr ed alla tendenza retrò che sta prendendo piede ultimamente. Segni della cultura Vaporwave li ho potuti ritrovare anche nelle pubblicità e nella comunicazione dei marchi di moda; questo dualismo sta aiutando moltissimo a espandere l’utenza di questa sottocultura poiché essendo scisse, le due parti possono essere mescolate ad altre correnti senza vincoli ed essere trasmesse su più canali comunicativi.

T.A.N: Pensi che questo movimento di nicchia potrà mai diventare mainstream e raggiungere un grande pubblico?

T: Sinceramente no poiché il grande pubblico non lo capirebbe o non avrebbe i mezzi per comprenderlo, ma per quanto riguarda l’influenza nei vari campi, (moda, post su social network, comunicazione), si vede già qualcosa e penso sia anche nella sua maturità: ad esempio mi è capitato di vedere abbinati il cappellino da pescatore con il logo PlayStation e con la maglietta bianca con parte centrale iridescente, da un noto marchio di abbigliamento giovanile; questo è stile Vaporwave.

T.A.N: Bene Davide, grazie per il tuo tempo, vorrei concludere con una curiosità. La famosa ditta da cui prendi il nome d’arte ti ha mai contattato?

T: Ma figurati! Grazie a voi. Non mi ha mai contattato personalmente ma alcuni dei miei fans hanno chiesto alla Tassoni se avesse in mente qualche collaborazione con il mio progetto o con qualche evento e la risposta è stata che avevano in mente qualcosa per il futuro ma, sebbene siano passati 2 anni, la scena sia maturata ed io abbia tentato di contattarli, non ho mai ricevuto una risposta.

 

Raul Crescentino