Anno dopo anno, un po’ più scemi: il QI dei nostri ragazzi si sta abbassando.

05.02.2019 – 17.52 – Una ricerca del giugno 2018 sta acquistando via via sempre più notorietà, e ci parla di un trend ben definito: i test dimostrano che la crescita, progressiva e costante, del quoziente intellettivo, o QI, umano avvenuta nel corso dell’intero Ventesimo Secolo si è improvvisamente interrotta.

I giorni in cui il ricercatore James Flynn osservava rapida crescita nel quoziente d’intelligenza di donne e uomini, fino a 3 punti ogni 10 anni, sembrano ormai lontani. Il centro di ricerche economiche norvegese “Ragnar Frisch” ha reso noto che le statistiche di crescita del QI, dopo aver raggiunto il loro picco verso la fine degli anni Settanta, hanno iniziato a declinare già subito dopo, iniziando a rovesciare l’effetto Flynn. I ricercatori hanno basato i loro studi sui risultati dei test QI, circa 730.000, dei ragazzi norvegesi di 18 e 19 anni fatti durante il loro periodo di servizio militare obbligatorio, in uno spazio temporale di circa 30 anni; risultati che non hanno esitato a definire come impressionanti e piuttosto preoccupanti.
Il giro di boa si sarebbe verificato a partire dai nati dopo il 1975, e si è manifestato con un calo di 7 punti per ogni generazione. Non è la prima volta che questo risultato viene messo in luce; ricerche fatte da Flynn stesso, con riferimento agli adolescenti inglesi, circa dieci anni fa, aveva mostrato un risultato analogo. “Ci siamo adoperati per arricchire l’ambiente cognitivo dei nostri bambini, ma non abbiamo fatto niente per i nostri adolescenti. Non ci siamo occupati di loro”.

Anche se le motivazioni che possono spiegare i risultati – come la mancanza di un ambiente stimolante, o una propensione a mantenere i figli in uno stato di eterni adolescenti e all’interno della famiglia fino ad età avanzate – sono puramente ipotetiche e non ancora tradotte in nessun modello, l’esperienza norvegese, pur isolata, è particolarmente rilevante e d’impatto. I ricercatori hanno potuto evidenziare infatti come il calo di QI si verifichi all’interno delle famiglie di nascita e, ad esempio, fra fratelli nati a diversi anni di distanza o fra madri e figlie, risultato che indica una possibile estraneità di fattori demografici o genetici nel cambiamento.

Il famoso ‘gene svantaggioso’ – dovuto, secondo alcune teorie, alla mancata ‘selezione naturale’ ovvero al calo delle morti infantili e alla sopravvivenza di figli portatori di handicap, e il degrado del materiale genetico dovuto, sempre secondo altre teorie, ai figli nati in tarda età da madri ‘Over 40’, non sembrano avere nulla a che fare con il fenomeno osservato. Sembra piuttosto che la ragione sia da ricercare nel cambio degli stili di vita fra il 1970 e oggi – ovvero delle strutture educative e dei modelli di formazione proprio a partire dalle famiglie – e alle cose che i ragazzi fanno mentre studiano e spendono il tempo libero: quali posti frequentano, quanto incontrano e giocano con i loro coetanei, quanti libri leggono, quanto scrivono e s’impegnano in giochi creativi, e così via. L’aver ‘sottratto’ i figli al gioco e al tempo libero dopo la scuola, per impegnarli in giornate programmate fatte di sport, ballo, pianoforte, studio delle lingue e tutto ciò che si possa immaginare secondo una schedulazione molto rigida e che segue i tempi imposti dai genitori, è stata già più volte criticata dagli studiosi di pedagogia e dagli psicologi. I nostri figli sono meno intelligenti proprio per colpa nostra, quindi?

C’è, naturalmente, l’altra possibilità, ed è ancora troppo presto per poterla escludere: quella che ci ricorda che i test per il QI sono datati, e possono ormai essere diventati inadatti a una ‘intelligenza’ moderna. Un nuovo modo di ‘essere intelligenti’ che i ragazzi potrebbero esprimere, fra loro, attraverso forme nuove di comunicazione e modi di vita che non abbiamo ancora compreso appieno. “Gli studiosi dell’intelligenza sottolineano da tempo e con forza la differenza fra l’intelligenza fluida e quella cristallizzata“, ricorda il ricercatore Ole Rogeberg in una intervista al ‘Times’. “L’intelligenza cristallizzata è quella che riguarda le cose che ti hanno insegnato, che hai imparato a scuola e da chi è venuto prima di te; l’intelligenza fluida è la tua abilità di vedere e trovare nuovi percorsi per esprimerti e risolvere, attraverso la logica, problemi nuovi in modi spesso altrettanto nuovi e mai pensati prima”. L’implicazione, quindi, potrebbe essere diretta: non sono i ragazzi a fallire i test, ma i test a fallire e mancare loro di rispetto in quanto inadeguati. Fin quando gli studiosi non avranno però avuto modo di mettere gli stessi test alla prova in modo sistematico e senza possibilità d’errore, non potremo esserne sicuri. Nel frattempo, il QI dell’Intelligenza Artificiale cresce giorno dopo giorno.

[fonte dei dati trattati: PNAS] National Academy of Sciences of USA

[foto: Emma Roberts e Jack Kilmer in “Palo Alto”]