Stefano Patuanelli a ‘Radio 24’: “Noi non siamo quelli del ‘no”.

01.02.2019 – 14.12 – Scambio di battute questa mattina a “Radio 24” fra il giornalista Oscar Giannino e il capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato, Stefano Patuanelli, sull’argomento infrastrutture.

“Quali cantieri abbiamo bloccato noi come Movimento 5 Stelle?”
“Di quelli bloccati, se vuole, le mandiamo il documento ufficiale. Sono oltre 400 opere per 27 miliardi stanziati, che fanno deficit. Da mesi l’avete sul tavolo”.
“Che il Movimento 5 Stelle sia quello del ‘No’ è una percezione. Noi non siamo quelli del ‘No”‘.
“Se vuole le do’ l’elenco”.
“Non sono tante opere, sono 4 quelle in questo momento sul tavolo”.
“Sono 4 quelle avviate ma io parlo di quelle per le quali era già stata fatta la project review e per le quali il ministero ha detto che bisogna rifare. Sono 17”.

Il riferimento di Giannino è stato ai miliardi che, se sbloccati subito e indirizzati verso le opere pubbliche, non costituirebbero più deficit per l’Italia e contribuirebbero all’aumento del PIL: si tratta di un’azione promossa in particolare da Assolombarda e dagli industriali del nord, che manifestano da tempo la loro situazione di sofferenza di fronte ai cantieri e agli appalti fermi – e non solo relativamente alla discussione sulla TAV in corso in Piemonte, sulla quale proprio oggi il vicepremier Matteo Salvini ha detto: “Andiamo avanti, l’opera va fatta”. Ricordando che l’attenzione è andata ai piccoli comuni, sui quali sono stati investiti 400 milioni di euro, Patuanelli ha sottolineato la necessità di concentrarsi sulle cose immediatamente realizzabili mettendo in campo misure che possano poi avere un effetto immediato, considerando la complessità del codice degli appalti uno dei motivi principali per cui si riesce difficilmente a spendere il denaro stanziato per le opere pubbliche. “Di soldi non è che ne manchino”, ha dichiarato Patuanelli: “è che non vengono spesi. Noi ci abbiamo provato innalzando a 150.000 euro il tetto per l’affidamento diretto: anche su questo ci sono state molte critiche”.

Le grandi opere pubbliche, però, servono: di fronte al paese entrato ufficialmente in recessione tecnica, il malcontento degli industriali continua, gli investitori esitano a farsi avanti di fronte alle difficoltà, a loro avviso tutte italiane, nell’avviare i lavori. Cassa Depositi e Prestiti ha annunciato di essere interessata a finanziare le infrastrutture con 200 miliardi in tre anni, e potrebbe in questo modo sostenere un’azione di governo; se questa, però, dovesse effettivamente iniziare.

L’argomento grandi opere, nell’interpretazione attuale data dalle altre forze in Parlamento e da una parte dell’opinione pubblica, si ricollega a quello che è stato definito proprio come il “Fronte del No alle Opere Pubbliche”, ovvero l’opposizione del Movimento 5 Stelle, su scala sia nazionale che locale, all’apertura o sblocco di cantieri e opere di natura soprattutto infrastrutturale ed estesa. Recentissimo a Trieste il ‘no’ del Movimento 5 Stelle in Consiglio Comunale alle linee di indirizzo per la riqualificazione di Porto Vecchio, approvata da tutti gli altri consiglieri. Proprio Stefano Patuanelli aveva elencato, nel corso dell’intervista rilasciata al nostro quotidiano nel marzo 2018, come fondamentale, per il Movimento 5 Stelle, il principio del Porto Vecchio come area di non residenza, identificando il Porto Vecchio come elemento di valore inestimabile per una Trieste sempre più orientata al mare.

Trasformazione che però, viste le complessità che la riqualificazione di Porto Vecchio presenta, senza un contributo da parte di tutte le forze e le competenze disponibili anche su un piano politico può essere più difficile.