Stop all’esenzione fiscale per i porti, Bruxelles accusa: “Sono aiuti di Stato”

09.01.2019 – 07.30 – La Commissione UE attacca le esenzioni fiscali dei porti italiani e spagnoli, definendoli una forma di “aiuti di Stato“. Stando a Bruxelles, le autorità portuali, compresa l’Authority triestina, andrebbero considerate come aziende e l’esenzione di cui godono costituirebbe un ingiusto vantaggio.

Secondo Margrethe Vestager dell’UE, i porti “sono infrastrutture essenziali per la crescita economica e lo sviluppo regionale. Per questo le norme UE sugli aiuti di Stato prevedono che gli Stati membri dispongano di ampi margini di manovra per l’adozione di misure di sostegno e di investimento a favore dei porti”. E tuttavia, al contempo, “per garantire condizioni eque di concorrenza in tutta l’UE, i porti che generano profitti esercitando attività economiche vanno tassati allo stesso modo degli altri operatori economici, né più, né meno”.

Il Presidente di Assoporti e del Sistema dell’Autorità Portuale del Mar Adriatico, Zeno D’Agostino, ha rilevato i gravi danni che un simile provvedimento potrebbe infliggere ai porti italiani, specie nell’area di Trieste. Già lo scorso aprile, D’Agostino osservava come i porti siano “enti pubblici come lo Stato”. Pertanto “si rischia di mettere in ginocchio tutti i nostri i porti”. “Metteremo a lavoro le risorse a nostra disposizione per offrire ogni utile contributo al ministero dei Trasporti in questa difficile partita”.

Un’eventuale soluzione potrebbe essere trasformare i diversi enti portuali in Società per azioni, ma permangono dubbi sulla loro capacità di sopravvivenza, specie a fronte di analoghi esperimenti nel campo dei trasporti. Tuttavia un eventuale carico fiscale rallenterebbe notevolmente la crescita. I porti italiani giungerebbero infatti a pagare intorno al 30, 40% in più di tasse; un aumento stimato sui 100 milioni di euro. L’ingiunzione dell’Unione Europea si colloca in una fase dove, dopo un lungo periodo di regressione, i porti del Mediterraneo stanno rapidamente superando l’egemonia dei porti nordici. A questo proposito D’Agostino aveva osservato, la scorsa estate 2018, come ci fosse “una situazione nuova in Europa, i porti del sud, tradizionalmente di serie B rispetto ad Amburgo, Rotterdam o Anversa, oggi sono coinvolti in primo piano. Gli investitori cinesi, passati da Suez e dal Pireo, arrivano da sud e per queste rotte è una grande rivoluzione”.

Non a caso, infatti, proprio i porti del nord ora minacciati dalla concorrenza beneficerebbero largamente del “danno” fiscale imposto dall’Unione Europea a Italia e Spagna.