Trieste Trasporti: una giornata con il cuore e l’anima del trasporto pubblico locale

25.12.2018 – 08.38 – Da prima dell’alba, a dopo il tramonto, fra le vie della città fino alle zone più remote oltre l’area urbana e oltre le periferie. È questa, ogni giorno, la giornata di Trieste Trasporti: chi sale su un autobus triestino è abituato a vederlo arrivare più o meno puntualmente (ma il ritardo, se c’è, è oggettivamente sempre lieve), ma sempre, e l’interruzione di servizio – “Oggi non ci sono gli autobus?” – rappresenta un episodio estremamente raro, legato a episodi particolari, che fa quasi scalpore. Non è così in tutte le città d’Italia. Da più di 17 anni, la Trieste Trasporti offre alla cittadinanza un servizio efficiente nel trasporto pubblico che a oggi conta ben 271 autobus in azione quotidianamente. A confermarlo i numeri: oltre 5600 corse ogni giorno e più di 70 le persone trasportate ogni ora, mediamente, da ciascun autobus, che pone l’azienda locale al quarto posto, nella classifica per il numero di passeggeri trasportati in rapporto alla popolazione residente, dopo Venezia, Milano e Roma. 

Trieste Trasporti è fatta, in una città come Trieste che ha una logistica dei trasporti difficile, di mezzi, tecnologia; organizzazione. Ma anche, e soprattutto, di uomini. Lo spunto per viaggiare assieme a Trieste Trasporti viene dalle segnalazioni di difficoltà di relazione fra il personale di verifica, interno ed esterno, soprattutto dopo l’introduzione delle Guardie Giurate sugli autobus, e gli utenti del servizio; gentilmente Trieste Trasporti, attraverso il responsabile delle Comunicazioni e delle Relazioni Istituzionali, Michele Scozzai, ci ospita a bordo, e la nostra giornata inizia proprio assieme a Scozzai e a due dei verificatori, Patrizia Gersinich e Loris Cina.

Linea 20, linea 8, linea 17, da Piazza Oberdan a Piazza Goldoni e poi verso il mare fino a Piazza Venezia e di nuovo verso l’Università e a scendere. Viaggiando e osservando il personale dell’azienda si capisce come il lavoro dell’accertatore, qualche volta, diventi un compito ingrato ma che riserva anche molte soddisfazioni. L’evasione stimata corrisponde circa al 10% del totale, fenomeno che l’azienda sta cercando di ridurre sempre più, anche grazie all’affiancamento delle già menzionate guardie giurate dell’Italpol, che lavorano principalmente nelle corse serali, in qualità, così come i verificatori interni, di pubblici ufficiali: pubblico ufficiale vuol dire che sì, il verificatore può chiederti i documenti, rifiutarsi di fornire le proprie generalità non ha senso ed espone a ulteriori problemi.

Il numero medio di sanzioni mensili nel 2018 è cresciuto del 12,8%, passando dalle 947 sanzioni del 2017 alle 1.069 di quest’anno. L’evasione, a Trieste, visto il numero medio di passeggeri di ogni giorno, non è quindi un problema di particolare entità: vuoi per cultura, vuoi per tradizione, vuoi perché il biglietto orario o l’abbonamento non sono poi così cari e munirsene prima di salire a bordo fra rivendite, distributori automatici ed App per lo Smartphone, è veramente facile. Per gli studenti ci sono gli sconti; all’abbonamento o al biglietto degli immigrati regolari pensano loro stessi o le associazioni che li seguono. Mancherebbe forse qualche agevolazione per gli anziani, però, tutto sommato, si viaggia molto bene e il biglietto costa il giusto. Come raccontano i verificatori, il segreto sta tutto nel sapersi porre bene con l’utente. Solitamente i triestini guardano alla figura del verificatore con diffidenza, quasi come stesse disturbando il loro viaggio: ma basta un sorriso e come per magia, le persone sono molto più ben disposte nei loro confronti.

A volte qualcuno viene sorpreso senza titolo di viaggio, ma in generale la situazione rimane tranquilla. Se l’esperienza prende una piega leggermente diversa, è soprattutto nella fascia oraria serale, via via che si arriva al dopo cena: chi viaggia cambia aspetto, è un tipo di persona diversa. Più scontrosa, meno affabile e a volte l’alcol o una situazione di disagio sociale rendono le cose più difficili. Un esempio lo viviamo in diretta: un uomo, sulla cinquantina, non ha il biglietto. Siamo di nuovo sulla linea 20, da Muggia alla Stazione Centrale, l’orario è proprio quello che precede di poco la cena. È proprio l’alcol a fare la differenza e l’uomo, quando il personale dell’Italpol esegue la verifica e procede con la sanzione, reagisce male. Con molta pazienza, gli operatori, che lavorano appositamente in coppia o in gruppi di tre per far fronte ad eventuali imprevisti, procedono alla compilazione del verbale nonostante la voce che si fa più alta e la gestualità più aggressiva. Il documento riportante la sanzione, alla fermata di Valmaura, finisce nel cestino, appallottolato: alle provocazioni e alla volontà di scontro il personale verificatore naturalmente non risponde, e alla fine l’uomo se ne va, congedandosi con gli ultimi insulti. Più che di biglietto, si tratta di altro; ma chi fa il lavoro di verifica questo lo sa, sa come comportarsi, cosa fare e cosa non fare: è professionalità, e preparazione che consente di lavorare nelle situazioni delicate della vita urbana.

Ci spiegano che una tra le infrazioni più frequenti è quella di convalidare il biglietto solo alla vista del controllore. Se lo scopo è quello di prevenire la sanzione, la cosa è del tutto inefficace: chiuse le porte, il verificatore, dopo essere salito a bordo per ultimo, timbra un biglietto su cui viene appuntata l’ora; procede quindi alla verifica, tutti i biglietti che sono stati timbrati successivamente al suo sono passibili di sanzione al pari di coloro che viaggiano senza. Chi viaggia sprovvisto di titolo di viaggio, rischia una multa fino a 210 euro (70 euro, se pagata entro quindici giorni dalla notifica); solo un terzo dei trasgressori, ci racconta Scozzai, paga regolarmente, mentre i restanti due terzi ignorano la sanzione o forniscono informazioni anagrafiche inesistenti, compiendo un reato perseguibile penalmente. Che è molto peggio della multa. Per rendere più incisiva la lotta all’evasione, da questo novembre 2018 è entrata in azione su incarico di Trieste Trasporti anche la società Synergy Key, a cui è stata affidata l’attività di recupero dei crediti per le sanzioni non pagate: intervento che si può evitare, pagando direttamente la multa ai verificatori o entro 15 giorni agli uffici dell’azienda, oppure tramite bollettino postale.

Secondo i dati di sondaggi interni ed esterni resi noti dall’azienda triestina e disponibili su Internet, la Trieste Trasporti si classifica tra le utenze di trasporto pubblico locale con gli indici di soddisfazione più alti d’Italia. Indice destinato a essere riconfermato anche per il prossimo anno, grazie alle ultime innovazioni apportate e annunciate anche alla stampa: l’installazione del contapersone, che permetterà all’azienda di monitorare i flussi di passeggeri e intervenire migliorando il servizio fornito – aumentando o diminuendo, in poche parole, le corse là dove serve proprio sulla base dei dati raccolti. Operazione tutt’altro che semplice: “Gli orari degli autobus sono studiati appositamente per coincidere in una sorta di grande gioco ad incastro: inserire nuove corse non è così facile come si pensa”. La programmazione dei servizi è un’operazione complessa studiata da ingegneri specializzati, aiutati dalle informazioni raccolte dai dispositivi contapasseggeri, che sono in grado di riconoscere la sagoma fisica del passeggero che sale e scende (non confondendola per esempio con un bagaglio) in modo da fornire un dato accurato. Lo scopo di questo sistema di telecamere non è il riconoscimento della persona, ma altrettanto complesso è il lavoro svolto dai tecnici che stanno dietro alla sofisticata piattaforma digitale di geo-localizzazione dei mezzi che, in tempo reale, devono intervenire in caso di impedimento sul tragitto, creando dove possibile un percorso alternativo o attivandosi con la sostituzione di un mezzo in caso di guasti. In una situazione di emergenza come il malore di un passeggero, una caduta pericolosa o una situazione problematica è invece il conducente dell’autobus, attraverso un sistema di blocco e segnalazione rapida, ad attivare l’intervento: l’autobus viene arrestato il prima possibile in sicurezza, le porte vengono aperte per lo sbarco rapido dei passeggeri e poi si attendono i soccorsi.

Il nostro viaggio finisce. In fermata, perché fuori fermata le porte non si possono aprire, né per salire né per scendere, e anche in questo caso il motivo principale è la sicurezza alla quale si aggiunge la complessità tecnica dell’autobus moderno, che è dotato di sistemi evoluti di ammortizzazione e di pedane di facilitazione per i disabili. Il ricordo dell’autista di un tempo che, con destrezza, tirava la leva dell’aria compressa e apriva le porte a chi si aggrappava e saliva al volo, c’è ancora: ma oggi non ci sono più leve, gli autobus non sono più lenti giganti che procedono caracollando ma veloci e sicuri mezzi controllati dall’elettronica che cambiano assetto automaticamente a seconda delle situazioni. Chi arriva un po’ tardi alla fermata, purtroppo, deve aspettare l’autobus successivo.

Prendiamo congedo, e ringraziamo. Non tutto è perfetto, né può esserlo, ma rimane la netta impressione di un’azienda sempre attenta ai bisogni dei cittadini e all’ambiente, che vanta il parco macchine più giovane d’Italia e d’Europa, provvisto di rampa per disabili su tutti i mezzi. Un modello di eccellenza da seguire. La nota meno bella: per il 2019, la Regione Friuli Venezia Giulia ha introdotto un leggero rincaro sull’attuale costo del biglietto, quantificabile in 5 centesimi. Ma anche in questo caso non è poi tanto. Per il nuovo anno l’azienda triestina ha in serbo tanti nuovi progetti, come ad esempio un servizio sperimentale di bus a chiamata, le cui modalità e percorsi sono ancora allo studio, e che sarà una via di mezzo fra un taxi e un autobus prenotabile con una App o attraverso il sito aziendale.

Buon Natale a chi viaggia e a Trieste Trasporti; e buon Natale, in autobus o no, ai nostri lettori.

Morgana Cescon, Roberto Srelz