EstEnergy e Acegas, energia sempre più cara: perché? Povertà energetica, bollette gialle e gilet

13.12.18 – 15.34 – Un ragazzo di 23 anni è morto, questa mattina, investito da un camion, nella regione di Avignone: è la sesta vittima dall’inizio della mobilitazione dei ‘gilet gialli’ in Francia. Se è vero che le motivazioni dei ‘gilet’ francesi, con un governo Macron in forte difficoltà che si appella ora alla ‘ragionevolezza’ del movimento di fronte all’intensità della protesta e alla sua vastità, sono molto articolate e toccano più temi – dalle pensioni al salario al sovranismo – quello scatenante, l’aumento del prezzo dei carburanti, è un tema caro (letteralmente) a tutti noi e si collega al sempre più diffuso rischio di povertà energetica, che riguarda ormai nel nostro paese milioni di persone.

La composizione del mix energetico che fa arrivare la corrente fino alle prese elettriche di casa nostra – lo si trova nelle ultime pagine della bolletta, e la sua pubblicazione è obbligatoria – mostra una preponderanza di gas naturale e carbone e, sorpresa, energia nucleare, che acquistiamo naturalmente all’estero. La bolletta EnergiaBaseTrieste risulta composta da: “Fonti rinnovabili anno 2016: 16,37%, Fonti rinnovabili anno 2017: 2,69%”. Il nucleare, su un piano locale, passa dal 4,84% al 5,42%. E il gas naturale schizza verso l’alto: da 52,32% a 65,29% nel 2017. Il carbone non declina, come dovrebbe, ma rimane costante. C’è qualcosa che non va: fonti fossili sempre presenti e in massa, e ironicamente, la paura più grande è proprio quella del caldo, o meglio del riscaldamento globale causato proprio dalle fonti fossili come carbone e petrolio. Il 2018 è stato un anno da record: da quando abbiamo iniziato a tener nota delle temperature con metodo, circa dal 1850, ci sono stati solo tre anni più caldi di questo, lo attesta l’Organizzazione Meteorologica Mondiale WMO; tutti gli anni più caldi sono stati registrati fra il 1996 e oggi, e questo è un dato ancora più preoccupante. Le emissioni di anidride carbonica vanno ridotte entro il 2050 dell’85 per cento, pena il disastro, e non è un brutto film ma la realtà: sulle misure che prevedono di rottamare, sostituire, cambiare, fare tutto quello che si può per ridurre il consumo di combustibili fossili e quindi l’inquinamento dovremo continuare. E costano. Tanto. Da 75 miliardi a quasi 300 miliardi di euro l’anno fino al 2050. Sono soldi che dovranno pagare le famiglie e le imprese, e saranno i singoli governi a dover decidere come: da qui nasce parte del malessere di Macron. Denaro che se ne va senza alcun ritorno?

Non è così, perché investire sulle rinnovabili vuol dire ridurre le importazioni di petrolio e gas, e sono soldi che, se risparmiati, possono essere reinvestiti per ottenere nuovi progressi. Gli sforzi però colpiscono la fascia più debole e finiscono per incidere sul bilancio annuale delle famiglie e delle piccole imprese in un modo che non è più sopportabile. Proprio per parlare dei costi dell’energia e quindi del gas e dell’elettricità abbiamo incontrato in questi giorni Albino Belli, amministratore delegato di EstEnergy, che assieme al direttore commerciale Gianni Vido ha con grande gentilezza e disponibilità risposto alle nostre domande.

Dalla bolletta, per quanto riguarda il mix locale di produzione di energia, risulta un uso di gas naturale in crescita, quasi il 60% del totale, e un nucleare anch’esso in aumento, quasi il 5%. I dati AcegasApsAmga mostrano un aumento di gas e nucleare ancora maggiore. Eppure, è proprio la necessità di sostenere il costo delle rinnovabili a essere indicata nei rapporti come ragione principale degli aumenti, mentre il vostro dato mostra una crescita nell’uso delle fonti tradizionali fossili. La bolletta che arriva alle famiglie è corretta, o c’è una nostra cattiva interpretazione?

Il mix energetico nazionale secondo il Decreto del MISE si riferisce all’energia immessa in rete ed importata. Non va confusa quindi con l’energia consumata, che è oggetto degli obiettivi nazionali fissati in sede europea dalla direttiva 2009/28/CE. Il mix energetico ultimo disponibile è comunque un dato preconsuntivo, che è soggetto a correzione. Tanto per capirsi uno degli elementi che fanno la differenza è il mix complementare determinato dall’ammontare delle Garanzie di Origine (GO) annullate o esportate. EstEnergy nel 2017 ha acquistato ed annullato il 30% dell’energia venduta al mercato domestico incrementando di fatto l’incidenza dell’energia verde di circa il 10% rispetto al mix esplicitato in bolletta; gli obiettivi comunitari prevedono che dal 1990 al 2030 i livelli di CO2 si riducano del 40% e i consumi da rinnovabili raggiungano il 32%, in Italia 29,7%. Oggi l’Italia ha superato il 17% previsto per il 2020. In più EstEnergy è parte del gruppo HERA, gruppo che fonda la propria strategia di crescita sull’economia circolare, per il mantenimento delle risorse e per la rigenerazione del capitale naturale.

La povertà energetica, però, è un problema molto importante e riguarda ormai in Italia ben 9 milioni di persone, il 16,5% delle famiglie secondo gli ultimi dati, risalenti al 2016; questo dato di povertà è in crescita costante rispetto agli anni precedenti. I motivi sono tanti, e spesso alla base c’è un reddito percepito troppo basso per far fronte alle spese per corrente e gas. Ma il costo per l’utente finale aumenta di anno in anno. Qual è la vostra opinione?

Il costo della componente energia risente di mercati influenzati da fattori strutturali e da tensioni socio-politiche, cui si aggiungono aspettative rialziste. La traslazione al consumatore finale di queste dinamiche, che sono oggettive, avviene con un certo scarto temporale. È vero: i costi generali – come il trasporto, gli oneri, le accise, l’IVA – sono importanti: 46% su luce e 56% sul gas. È altrettanto vero che l’Italia possiede uno dei sistemi energetici più flessibili e capace di far fronte meglio di altri alle crisi. Due esempi: per quanto riguarda il gas, pensiamo all’episodio del 12 dicembre 2017, quando il gasdotto russo veniva interessato da un incidente che ne pregiudicava il funzionamento. Il mercato italiano ha reagito molto bene perché, a parte gli estemporanei aumenti di prezzo del gas in borsa, il sistema ha garantito al cento per cento la continuità e la sicurezza della fornitura. L’infrastruttura di trasporto del gas infatti consente l’approvvigionamento oltre che dalla Russia anche da Libia, Algeria, Qatar, Olanda e Norvegia; in Gran Bretagna, paese fortemente legato agli approvvigionamenti locali del mare del nord in esaurimento, il tema attuale è calmierare i prezzi che oscillano troppo. Per quanto riguarda l’energia elettrica, se la produzione da fonti rinnovabili ha già raggiunto in anticipo di due anni l’obiettivo comunitario è grazie anche agli oneri presenti nella bolletta elettrica, che sono serviti a sponsorizzare tale produzione. In conclusione, paghiamo degli oneri elevati per avere un sistema energetico molto buono e sicuro.

Come mai l’energia proveniente da idroelettrico e geotermico risulta bassissima? Il dato è corretto?

L’idroelettrico e il geotermico sono definite FER, rientrano quindi tra le fonti energetiche rinnovabili. Le FER nel primo semestre hanno prodotto un più 22% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; merito dell’idroelettrico, che si confronta con un anno precedente molto negativo, ed è sopra alla media degli ultimi dieci anni.

Spostando l’attenzione sulla distribuzione del mix energetico su scala nazionale: tutto sembra relativamente fermo, l’uso del carbone non cala e quello delle energie rinnovabili non aumenta. 

Le rinnovabili hanno raggiunto anticipatamente l’obiettivo del 2020. Il mix di breve periodo risente comunque delle dinamiche domanda e offerta: ad esempio, nel passato recente, l’incremento del petrolio e quindi del gas ha spostato parte della produzione elettrica sul carbone e/o sull’importazione. Considerazione aggiuntiva delle difficoltà passate, ora risolte, del nucleare francese.

Ma come mai gli aumenti? Se non aumenta, e sensibilmente, l’uso delle fonti rinnovabili, che sono costose (anche se gli ultimi studi le espongono, in realtà, con costo quasi comparabile a quello delle fonti tradizionali), perché si paga sempre di più? Mi perdoni se insisto e penso naturalmente anche a ciò che sta accadendo in Francia e alla protesta popolare. Anche con edifici a consumo energetico zero, infatti, non c’è via di scampo: fatta 100 una bolletta, anche se porto il consumo a zero pago comunque almeno 50.

Gli aumenti dei prodotti petroliferi e quindi dell’energia elettrica degli ultimi mesi hanno avuto una matrice prevalentemente geopolitica: le tensioni in Iran e Medio Oriente, la Russia e la Cina. I fondamentali dell’economia, in questo caso la domanda industriale, non spiegano da soli, infatti, tali aumenti.

Come mai sull’area locale, e quindi per Trieste e per il Friuli Venezia Giulia, c’è un aumento in percentuale dell’uso dell’energia nucleare? Il dato è corretto?

I dati sul breve periodo vanno letti con attenzione. Infatti, una oscillazione di prezzo nella materia prima gas può far ridurre la produzione elettrica interna e far aumentare l’importazione, che generalmente è nucleare francese. Ma sono dinamiche legate alla domanda e offerta del momento.

A conti fatti l’obiettivo de-carbonizzazione per il 2030 appare quasi irraggiungibile. Quello del 2050 sembra un’utopia: la situazione pare destinata a peggiorare piuttosto che a migliorare. Quindi, in prospettiva, nei prossimi anni avremo costi in bolletta ancora più alti?

Abbiamo già raggiunto l’obiettivo per le fonti energetiche rinnovabili. La partita sul carbone dipenderà da quanto si riuscirà a rendere meno vantaggiosa economicamente tale risorsa.

Si può fare qualcosa per aiutare non solo i debolissimi ma anche i deboli? Non intendiamo i nuclei familiari e gli individui con indicatore economico molto basso, inferiore a 7.000 euro l’anno, che sono già sostenuti da bonus fiscali e assistenziali. Penso piuttosto alla fascia delle famiglie con reddito medio e piccole imprese. Non c’è il rischio che qualcuno si metta il gilet giallo?

EstEnergy nel suo piccolo guarda con attenzione alla cosiddetta povertà energetica, con iniziative sia estemporanee – sponsorizzazioni e sensibilizzazione tramite campagne marketing, nonché raccolta per il fondo disagiati del Comune – che strutturali: sono infatti attive da anni due convenzioni con i comuni di Padova e Trieste per la congiunta gestione delle famiglie disagiate.

La ringrazio.

[il 27 marzo 2018, il Gruppo Hera, del quale fanno parte sia AcegasApsAmga che EnergiaBaseTrieste che EstEnergy, ha pubblicato i risultati economici al 31.12.2017. Risultati superiori alle attese, che quintuplicano il margine operativo lordo nei 15 anni di attività. Il Gruppo Hera ha un fatturato di 6.136,9 milioni di euro, in crescita del 10,3%, e un utile netto di 266,8 milioni di euro, in crescita del 21,1%. Crescono tutte le aree di business, in particolare le attività sul libero mercato, come l’area energia elettrica e l’area ambiente; la base clienti è arrivata a 2,4 milioni di unità grazie alle azioni commerciali, alle acquisizioni e all’aggiudicazione della gara per il servizio di salvaguardia. In crescita il dividendo per gli azionisti, proposto a 9,5 centesimi per azione.]

Roberto Srelz