Autodifesa femminile: facciamo un po’ di chiarezza. Parlando di sicurezza.

30.12.2018  09.30 – Bentornati alla nostra rubrica. Innanzitutto Buone Feste! Spero abbiate passato dei giorni sereni, in famiglia, e che vi siate un po’ “ricaricati”. Io devo scusarmi per il ritardo nella pubblicazione di questo articolo, ma il proverbiale guasto al computer contemporaneo a un viaggio hanno spostato di qualche giorno l’uscita di questo pezzo. Approfitto per ringraziare la redazione di Trieste All News per il supporto ricevuto e per la possibilità di inserirmi al di fuori del normale programma delle pubblicazioni.

Come promesso, iniziamo a parlare seriamente di autodifesa femminile o, meglio, di protezione femminile. Sono consapevole che le informazioni e le cose che scriverò attireranno le ire degli insegnanti di difesa personale e delle donne estremamente emancipate, ma… a difesa mia, questa volta, posso dire che tutto quello che scrivo è nel puro interesse dei lettori e delle lettrici, per aumentare l’efficacia degli strumenti dedicati alla loro sicurezza. Non voglio essere politicamente corretto o scorretto, non voglio denigrare il lavoro di nessuno e non difendo idee, posizioni o teorie di alcun genere. Mi baso sui fatti, mi affido alla scienza e attingo alla mia esperienza, maturata in oltre 25 anni nel settore della sicurezza, e a quella di formatori altamente qualificati, ciascuno specializzato nel suo settore. Persone molto più in gamba di me nei loro rispettivi ambiti, e che hanno accettato di collaborare al fine di offrire materiale di qualità per districarsi in questa giungla che si chiama “autodifesa”. A suo tempo ve li farò conoscere tutti, promesso!

Iniziamo. E partiamo dalle differenze essenziali tra uomo e donna, naturalmente concentrandoci sulle applicazioni e sulle strategie nel settore della protezione. In questo articolo parleremo della prima e forse più fondamentale differenza, ossia quella di tipo fisico. Iniziamo a dire che, a livello corporeo, la donna è più resistente dell’uomo al dolore. Conosco fior di combattenti che, sottoposti a una sofferenza molto intensa e prolungata come quella del parto – l’esempio che, e giustamente, viene sempre fatto – perderebbero addirittura i sensi. Quindi, per logica, la donna dovrebbe essere in grado di sopportare il dolore derivato da un colpo ricevuto. Giusto?

Sbagliato.

Infatti, pur essendo più resistente al dolore prolungato, il corpo femminile non resiste tanto quanto quello maschile all’impatto di un colpo istantaneo inferto con forza: ad esempio uno schiaffo che, colpendo al volto un maschio, avesse come effetto quello di girargli la testa, se colpisse una femmina con la stessa intensità la farebbe cadere a terra semi incosciente. Purtroppo, Madre Natura non ha dotato le donne della capacità di incassare colpi repentini allo stesso modo dell’uomo. La grande differenza tra maschio e femmina è la struttura muscolare e quindi la forza muscolare che i loro corpi riescono a generare: l’uomo è mediamente più forte della donna e questo, nel caso di un confronto fisico, fa una differenza enorme a livello di possibilità di difendersi. [non ci sono particolari differenze anatomiche fra uomo e donna; per quanto riguarda la forza assoluta, però, per motivi legati alla percentuale di superficie di fibra muscolare e agli ormoni che portano allo stato di sovra-eccitazione in situazioni di stress, la forza assoluta di un maschio espressa in Newton può arrivare a essere all’istante del 40% superiore a quella della femmina e questa differenza, da dopo i 12 anni circa in poi, si mantiene per tutto il resto della vita. La differenza in forza assoluta va unita alla corporatura del maschio, mediamente più alto e più pesante e quindi avente più massa che colpisce NdR]

Pensiamo a una semplice “parata” o blocco: l’aggressore parte con uno schiaffo, la donna alza prontamente il braccio per fermarlo e… viene travolta dalla forza del colpo, che va a segno nonostante la barriera fisica innalzata, facendola cadere a terra.

Cosa è successo? In questo caso, la donna ha utilizzato uno strumento inefficace, la parata, utilizzando come unica strategia difensiva l’uso della forza contro la forza. Strategia che, da quanto visto sopra, non può funzionare in quanto sul piano della forza fisica vince l’uomo. Punto. Questo, purtroppo, con buona pace di tutte le donne che pensano di poter competere, fisicamente, alla pari con gli uomini. Attenzione: tema delicato. Non sto dicendo che una donna che si dedica al cento per cento alla preparazione fisica non possa raggiungere altissimi livelli di performance e che non possa in assoluto confrontarsi con un uomo e vincere: quotidianamente però, tra le persone normali, le cose stanno così. E si perde. Quindi, da quanto detto finora, si potrebbe concludere che la sicurezza e la difesa femminile sono un obiettivo irrealizzabile? Sto dicendo che la donna è destinata a soccombere e che non può fare niente per difendersi?

Non abbiate paura, non è così. La donna, se ben preparata, ha un arsenale di strategie e tecniche estremamente efficaci per potersi proteggere: la sua sicurezza passa per strumenti diversi e più raffinati del puro confronto fisico con il suo aggressore, strumenti che impareremo a conoscere attraverso il materiale contenuto in questa rubrica e nei progetti dedicati alla sicurezza femminile che vedremo in futuro. Posso intanto anticiparvi che se, a un qualunque corso di autodifesa femminile (ma anche maschile), vi propongono parate o schivate come soluzione contro un attacco, potete raccogliere i vostri vestiti, farvi rimborsare la quota versata ed andarvene. Vi stanno prendendo in giro. Oppure sono seri, magari in buona fede, ma poco preparati, e quindi altrettanto inefficaci.

Altrettanto inefficaci e potenzialmente pericolosi sono quei corsi che insegnano a combattere contro un uomo in virtù dell’efficacia delle tecniche apprese. Abbiamo visto prima che ingaggiare un confronto con un maschio mette la femmina in condizione di svantaggio, ed è pericoloso per gli effetti che anche solo un colpo potrebbe sortire su chi lo riceve. Pensiamo alla seguente situazione: un uomo approccia una donna, e si fa sempre più insistente, fino a diventare aggressivo. La donna ha partecipato ad un corso di difesa personale e si sente sicura delle sue tecniche, e quindi non ha paura di affrontare il maschio di fronte a sé. Parte la colluttazione e l’aggressore riesce a mettere a segno una sberla forte o, peggio, un pugno: la donna giace a terra, quasi svenuta. Punto. La storia finisce lì. Da quel momento in poi, quello che poteva essere evitato, inevitabilmente, succederà.

Non è confrontandosi nel “corpo a corpo” che la donna potrà proteggersi; ma questo è quello che si trova, come proposta, nella maggior parte dei corsi, che possono creare una falsa sicurezza che a sua volta, nel momento del bisogno, vi fa fare azioni del tutto inefficaci e, quindi, pericolose per voi.

In conclusione per oggi, se siete donne, ricordate:

  • non accettate il confronto fisico con un uomo
  • non difendetevi utilizzando parate o schivate
  • non ingaggiate un combattimento con l’aggressore

Nel prossimo articolo vedremo un’altra differenza tra uomo e donna, funzionale alla sicurezza femminile: quella psicologica. Per questa parte mi avvarrò della collaborazione di uno specialista davvero preparato sull’argomento. Insieme a quella fisica, quella psicologica è una differenza fondamentale per quanto riguarda la gestione della situazione pericolosa. Col tempo avrete sempre più informazioni e, al momento giusto, parleremo del progetto “Club Donne Sicure”, il primo dedicato interamente alla sicurezza femminile, che si avvale di uno staff di professionisti e di metodologie mai viste prima.

Appuntamento tra quindici giorni. Approfitto per augurarvi un 2019 sereno, prospero e, soprattutto, sicuro.

Walter Friuli

post scriptum:

  • perché ho detto che anche schivare i colpi non funziona?
  • qual è il momento più delicato nel gestire una situazione critica?
  • e nel caso una donna debba per forza colpire? Esistono tecniche efficaci?

A queste e ad altre domande risponderemo nei prossimi articoli…

… parlando di sicurezza.

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