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lunedì, 8 Agosto 2022

Sicurezza al femminile. Non dire mai: “Non può accadere a me”.

26.11.2018 | 16.08 – Prendendo spunto dalla giornata mondiale contro la violenza sulle donne, inizia oggi una serie di articoli dedicati alle strategie specifiche per la difesa e protezione femminile.

Sono consigli che hanno una radice comune che andrebbe applicata da chiunque voglia proteggere sé stesso e i suoi cari, soprattutto se non specificamente addestrato a difendersi. Questa radice può riassumersi in: strategia ed attenzione.

Il problema della violenza sulle donne è, purtroppo, sempre più attuale: le notizie su aggressioni, violenze, Stalking e addirittura omicidi hanno raggiunto un’impressionante frequenza. I media ne parlano quasi quotidianamente. La politica ha cercato di fare qualcosa, inasprendo le pene su Stalking e reati simili, ma spesso le vittime o non denunciano l’accaduto per paura (a volte la violenza è di tipo domestico, e ne parleremo) o perché l’aggressione è casuale, quindi la donna diventa vittima di una singola (ma spesso grave o gravissima) aggressione da parte di uno sconosciuto, e preferisce non denunciare l’accaduto perché sa che non otterrà giustizia (o peggio, verrà anche giudicata male).

Cosa fare? Innanzitutto già essere consapevoli che il problema esiste è un primo, importante passo avanti. Ma purtroppo non basta. Siamo tutti d’accordo sul fatto che, nel Friuli Venezia Giulia, la criminalità sia a livelli veramente bassi e, per fortuna, non preoccupanti. La situazione, con l’arrivo di persone diverse, culture diverse e trattamenti verso le donne diversi, può cambiare; ciò che interessa sono i dati, e quindi la mentalità: “Tanto a me non può accadere” o “Qui da noi si sta bene, certe cose accadono solo in grandi città” in realtà è molto pericolosa perché tende ad abbassare la guardia e a sottovalutare il problema, “anestetizzando” quei meccanismi di difesa che, invece, ogni persona, soprattutto le donne, dovrebbe tenere sempre allenati:

  • la scansione visiva del territorio (“prima di approcciare verso casa, al buio, mi guardo bene intorno…”)
  • la ricerca di dettagli indicatori di qualche anomalia (“qualcuno ha lasciato il portone aperto… strano, non capita mai…”)
  • l’attivazione dei sensi (“come mai questa puzza di fumo, se nessuno dei miei vicini fuma?”)
  • l’agevolazione degli strumenti (“il tacco 12 mi impedisce di correre… magari in auto indosso le scarpe basse per rincasare…”)
  • la prontezza di utilizzo dei vari presìdi di difesa (“aspetta, prima di scendere dall’auto tiro fuori dalla borsetta lo spray anti aggressione…”)

Questi sono solo esempi di approcci che, se non allenati (in nome del: “Tanto a me non accade!”), non vengono utilizzati, esponendo così la potenziale vittima ad un concreto pericolo. Senza contare poi la preparazione psicologica all’evento: camminare in modo deciso, guardarsi intorno, e tutti i suggerimenti che trovate negli articoli precedenti riguardanti il livello di prontezza.

Questo significa che dobbiamo diventare tutti paranoici? Che dobbiamo temere un’aggressione dietro a ogni angolo? Sicuramente no, ma ignorare la necessità di attenzione sarebbe come dire: “Non guardo a sinistra e a destra quando il semaforo per i pedoni è verde, perché a me non accade che qualcuno passi col rosso; siamo una città civile e tutti rispettano le regole”. Non insegniamo ai nostri figli a guardare comunque e sempre entrambi i lati della strada quando la si attraversa? E a non dare confidenza agli sconosciuti? E a stare lontano da certi rioni? O da certi locali?

Si tratta solo di… consapevolezza. La consapevolezza infatti è il primo passo, importante per iniziare un percorso che consente di prevenire e, nello sfortunato caso non bastasse, gestire efficacemente una situazione di pericolo. E come si fa?

Il mio consiglio è quello di partecipare ad un serio e professionale percorso di difesa e protezione personale. Ma attenzione: non basta un corso dove si impara “la tecnica A contro l’attacco B”, perché questo modo obsoleto di trasmettere la difesa personale non porta benefici, se non al portafoglio di chi insegna. Bisogna affrontare invece il problema con l’aiuto di persone serie, professionali, preparate e soprattutto che si avvalgono di uno staff di specialisti nelle aree che interessano questo delicato tema.

Ma parleremo anche di questo nei prossimi articoli, con efficaci suggerimenti a riguardo.

Tornando sul tema della consapevolezza, il maggiore vantaggio è quello di uscire da una mentalità anestetizzante e diventare consapevoli che, in realtà, “anche a me potrebbe accadere” o, peggio, “Anche a mia moglie/figlia/sorella/migliore amica potrebbe accadere”. Non confondiamo l’essere attenti e, quindi, consapevoli del fatto che tutto potrebbe accadere con la paranoia: sono due cose completamente diverse. L’obiezione più frequente è: “Non posso girare sempre con l’ansia che qualcosa potrebbe accadere”: vero. Ma non confondiamo le emozioni, e diamo loro il vero nome e vediamo come non farci dominare da esse.

Innanzitutto: ansia e attenzione sono due cose diverse. L’ansia è lo stato psichico di un individuo caratterizzato da una sensazione di intensa preoccupazione o paura (spesso infondata). L’attenzione è un processo cognitivo che permette di selezionare alcuni stimoli ambientali ritenuti importanti, e di ignorarne altri. Se poi si è ricevuto un addestramento idoneo, l’attenzione diventa un comportamento automatico ed efficacissimo ai fini della prevenzione del pericolo.

Torniamo all’esempio della strada: se attraversi la strada con il verde per i pedoni, provi ansia al pensiero che qualche auto possa travolgerti, tremi, sei preoccupata, sudi e immagini scenari apocalittici? Certo che no. Anzi, sei attenta, nonostante tu stia, magari, parlando al telefono, o con un’amica. Sai che potrebbe succedere, dai un’occhiata e via. Niente paura, o ansie. Questo perché sai che può succedere: fin da piccola ti hanno insegnato a farlo, col tempo è diventato un comportamento automatico, e adesso per te è una cosa normale fare attenzione sulle strisce pedonali. Allenare l’attenzione, magari avendo in mente un protocollo chiaro da applicare, la farà diventare un processo automatico, libero da ansie ma fondamentale per aumentare in modo esponenziale la tua sicurezza

Ecco, l’attenzione all’ambiente e la prontezza ad affrontare situazioni rischiose andrebbe interpretata allo stesso modo: la pratichi spesso, diventa un’abitudine, la usi in modo automatico e ti salva la vita. Non è più complicato di così. Quando guidi, chiacchieri: hai guidato talmente spesso che adesso per te è un’azione che non mette stress addosso, puoi guidare e fare attenzione allo stesso tempo. E potremmo fare mille esempi.

Con i prossimi articoli sono in arrivo suggerimenti e strategie che cambieranno il tuo modo di interpretare l’ambiente, ti faranno sentire più sicura e più pronta, e di conseguenza potrebbero salvarti in caso di potenziale aggressione. Per il momento, come compito per casa, rileggiti i suggerimenti contenuti nelle due parti dell’articolo relativo al livello di prontezza – i due articoli precedenti su questa rubrica – e inizia a praticarli, magari per gioco, solo qualche minuto al giorno. Vedrai che già così tante cose cambieranno.

Poi parleremo del Club Donne Sicure, il progetto studiato esclusivamente per la sicurezza femminile. Tempo al tempo: prometto che sarò una risorsa efficace anche per la tua sicurezza.

Per adesso, inizia ad allenare l’attenzione. Noi ci sentiamo tra quindici giorni.

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