Armi alla Polizia Locale e asili: le precisazioni di Lega Nord, Lista Dipiazza, Fratelli d’Italia.

30.11.2018 – 17.01 – “Vorrei iniziare dalla questione della scuola”. È stato Claudio Giacomelli, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio Regionale Friuli Venezia Giulia, ad aprire oggi, assieme a Everest Bertoli, consigliere della Lega, e ai gruppi consiliari di Lega Nord, Lista Dipiazza e Fratelli d’Italia, il tavolo di discussione con la stampa proprio in merito a due fra i più scottanti temi degli ultimi giorni: regolamento degli asili comunali e armi alla Polizia Locale. “C’è stata l’erronea attribuzione agli alleati di Forza Italia”, ha specificato Giacomelli, “di una mozione che è di Lega e Fratelli d’Italia. Siamo rimasti sorpresi nel vedere Forza Italia pubblicare l’emendamento come proprio? Si. Ci ha sorpresi”. “Le corse solitarie non fanno bene a nessuno”, ha aggiunto Bertoli; “ci dispiace, perché su questioni di maggioranza ci auguriamo che il voto sia unitario”.

Nel rivendicare l’azione politica, Giacomelli si è focalizzato sull’importante emendamento relativo al regolamento per gli asili comunali. “Il PD l’ha definito, in un comunicato di ieri: ‘emendamento anti-gender nelle scuole di regime’. L’emendamento in questione è quello relativo al consenso informato della famiglia; sulla stampa non se ne è parlato ancora adeguatamente. Prevede che attività non previste nel piano dell’offerta formativa della scuola, a sua volta contenente le linee guida espresse dal Comune, e che vertano su temi specificatamente sensibili, debbano ottenere il consenso scritto delle famiglie, assicurando nel contempo la previsione di adeguate attività alternative”.

Il pensiero va subito al “Gioco del Rispetto”, che è stato più volte al centro della cronaca degli ultimi anni, e che è diventato a suo modo oggetto di polemica e contesa politica in più di un’occasione. “Oggi come oggi”, ha continuato Giacomelli”, le scuole comunali presentano un piano dell’offerta formativa triennale che è necessariamente generico, così come un piano annuale della singola scuola che viene prodotto dopo che è passato il termine per le iscrizioni. Di fatto, quindi, il diritto delle famiglie, garantito dalla legge, a sapere che cosa faranno i loro ragazzi nelle scuole non viene garantito. Ciò che noi abbiamo messo nel regolamento è relativo ai progetti specifici: se ci sono progetti o attività specificatamente non previste, avranno bisogno del consenso”. Giacomelli ha sottolineato anche l’importanza di prevedere con attenzione le attività alternative: “Non si mettono i bambini che non seguono, per scelta dei genitori, un progetto, in una stanzetta a colorare un foglio con i pennarelli: ci deve essere un’adeguata previsione formativa. Su questo il PD, con il comunicato di oggi, dice: ‘Addio autonomia degli insegnanti comunali. Progetti come quelli per favorire la corretta educazione all’affettività, progetti lodevoli come il ‘Gioco del Rispetto’ dovranno essere sottoposti al consenso delle famiglie’; richiedere un consenso informato alle famiglie nei confronti di ciò che viene proposto ai figli è evidentemente, per la consigliera del PD, un problema”.

Dagli asili, poi, al regolamento per dotare di armamento individuale gli agenti della Polizia Locale. Sul tema, oggetto di forte dibattito, i gruppi consiliari hanno tenuto a fornire alla stampa più di una precisazione, in particolare attraverso il consigliere Salvatore Porro. “Non vediamo il senso della polemica sulle armi alla Polizia Locale nel momento in cui abbiamo molti dipendenti di agenzie private di sicurezza regolarmente armati in luoghi pubblici. Quello che mi ha un po’ deluso, inoltre, è sentir dire in Consiglio Comunale che la nostra Polizia Locale non è in grado di tenere e sorvegliare un’arma a casa. Questo è pazzesco. In Italia abbiamo quasi due milioni di persone con un’arma a casa fra cacciatori, tiratori sportivi, addetti privati per arrivare solo in ultima istanza alle Forze dell’Ordine. L’agente della Polizia Locale di Trieste non può avere l’arma a casa perché non sa, si dice, gestirla: non è all’altezza. È offensivo”. Precisazioni da Porro anche in merito alla polemica sul crocifisso nelle scuole: “Il nostro crocifisso è un simbolo da duemila anni. Non capisco perché ci dobbiamo vergognare di esso. È un simbolo di pace. Dire che per assicurare la pace bisogna fare un passo indietro sulle nostre tradizioni è un’affermazione abbastanza grave. Insisterò sempre: rispetto per le altre religioni, ma crocifisso in ogni aula, assieme al quadro del presidente della Repubblica, e presepe all’ingresso di ogni scuola”.

Lista Dipiazza, Lega e Fratelli d’Italia sono concordi nel sottolineare come le due delibere oggetto dell’incontro siano la continuazione di un programma scritto dalla maggioranza, che la stessa intende continuare a portare avanti. “Sono cose che vengono richieste da molti anni e che ora sono state fatte. Una buona parte delle richieste della cittadinanza”, ha commentato Roberto Sain, “è rivolta proprio ai temi della sicurezza. Questa delibera che prevede di dotare il corpo di Polizia Locale dell’arma individuale consentirà di istituire pattuglie durante l’orario notturno: prima, alle telefonate dei cittadini, non rispondeva nessuno, perché di notte non è prevista la sorveglianza. Adesso sarà possibile, e potremo garantire la copertura del territorio soprattutto per quanto riguarda le periferie e il Carso”.

Sicurezza reale, o sicurezza percepita – o, se così si può dire, ‘insicurezza irreale’? È la domanda che si ripresenta, da qualche anno, con sempre maggiore intensità. I dati del Ministero dell’Interno sono infatti chiari e disponibili, e tracciano un quadro italiano nel quale furti, rapine e omicidi sono stati dalla metà degli anni Ottanta a oggi in sensibile calo. L’Italia è un paese sicuro, lo dicono le statistiche: in termini assoluti, il tasso di omicidi in Italia è pari allo 0,8 per centomila abitanti ed è tra i più bassi a livello europeo. Il senso di insicurezza è quindi percepito e non direttamente collegato a reali situazioni di aumentato pericolo: gli indicatori che danno ad esempio Trieste come ‘città ad elevato grado di pericolosità’ vanno infatti letti prestando attenzione al dettaglio, in modo da poter comprendere che l’indicatore è riferito a un numero piuttosto alto di denunce a loro volta però legate a fatti minori e di bassa pericolosità fisica. Uno strumento della politica per poter adottare provvedimenti che in realtà non hanno una ragione, a fronte dei dati, oggettiva? Non è questa l’opinione di Everest Bertoli: “Sicuramente la percezione dei cittadini non è fatta solo del numero di omicidi o violenze sessuali, ed è cambiata negli anni. Le persone si sentono meno sicure anche a seguito di questi reati cosiddetti ‘minori’, che in realtà sono in proporzione aumentati, e che sono quelli che danno più fastidio. Pensare però che la decisione di armare la Polizia Locale di Trieste sia stata determinata da queste statistiche o dal clima che si sta creando nel paese a causa di una percezione d’insicurezza è sbagliato. Questo provvedimento, a Trieste, serve. E ne stiamo parlando dal 2003. È sbagliato prendere decisioni quando le statistiche scendono o salgono, e penso che prevenire sia meglio che curare”. “È vero”, ha aggiunto Giacomelli, “che le statistiche hanno visto scendere il numero dei reati commessi in modo molto sensibile; occorre però tenere presente che il dato è influenzato anche dalle depenalizzazioni dei reati minori. Se guardiamo agli ultimi cinque anni ci sono però alcune tipologie di reato sulle quali non possiamo avere dubbi, e riguardano criminalità che desta grandissimo allarme sociale: ad esempio, la droga. I sequestri di droga a Trieste sono aumentati in maniera esponenziale, così come i reati collegati alla droga stessa. Trieste è una porta per il traffico di droga, per quello di armi e per la tratta degli esseri umani, è diventata anche una piazza di spaccio e la denuncia di questa situazione arriva direttamente dalla Direzione Investigativa Antimafia attraverso un’audizione al Senato. E la Polizia Locale, di notte, non poteva svolgere servizio in quanto non armata. Prima di disegnare una Trieste che non ha problemi di sicurezza, quindi, dobbiamo fare attenzione”.