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domenica, 14 Agosto 2022

André Gunthert e Michele Smargiassi a Trieste Photo Days 2018: “L’immagine condivisa”

8.11.2018 | 11.00 – Pubblico entusiasta, ospiti innamorati di Trieste, fotografia di grande livello e diversi eventi sold-out: questo è stato il super-weekend d’apertura di Trieste Photo Days 2018, un grande successo su ogni fronte, che continua venerdì 9 novembre 2018, con due importanti appuntamenti: l’incontro delle 9.45 presso l’auditorium del Museo Revoltella, tra Michele Smargiassi, giornalista di Repubblica e autore del blog Fotocrazia e lo studioso di livello internazionale nell’ambito della cultura visuale e della fotografia André Gunthert, che presenterà il saggio “L’Immagine condivisa”, uno studio che affronta il legame che vi è fra natura digitale e immagine fotografica, analizzando l’apporto anche emotivo e gli snodi dell’uso comunicativo che si viene a creare fra le due.

Il venerdì di “Trieste Photo Days” continua poi con l’appuntamento delle 17.00, presso la sala “U.Veruda”, con l’inaugurazione della mostra “Silenzi Urbani” (aperta fino al 25 novembre 2018, tutti i giorni dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 20.00 e a ingresso libero), omaggio collettivo a Gabriele Basilico curato da Gigliola Foschi, dove saranno esposti progetti di Loredana Celano, Assunta D’Urzo, Luca Rotondo, Luca Setti e Marko Vogric, assieme a una selezione dei positivi dedicati a Trieste immortalati da Gabriele Basilico per l’esposizione “Trouver Trieste”.

La mostra “Silenzi Urbani” vuole proporre un tipo di fotografia che suggerisca il piacere del silenzio e di quiete urbana, sulla scia dei paesaggi cittadini raccontati da Basilico. Rimuovere l’eccesso di stereotipi visivi, scoprire “spazi silenti” nelle città sature di rumore.
La rassegna mira a entrare in una dimensione di silenzio per ascoltare, vedere e raccontare le storie trascurate, i luoghi meno appariscenti e ammirati della città: fotografie che invitino a guardare oltre la superficie di uno spazio urbano caotico o iperfotografato, per scoprire angoli di quiete nascosta, per immaginare le dimensioni di una possibile affabilità urbana, impregnata di silenzi, mormorii, fruscii.
Attraverso le immagini, ridare voce alle storie racchiuse nelle città (storie private e collettive che s’intrecciano con quelle delle città, dei suoi cambiamenti politici, sociali, urbanistici). Ricercare un linguaggio fotografico che abbassi il tono della voce, che colga i sussurri, le ombre, il non immediatamente udibile, il non immediatamente visibile.

 

 

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