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venerdì, 30 Settembre 2022

L’hukou esiste ancora

29.10.2018 – 18.00 – Siamo abituati a spostarci da un capo all’altro dell’Italia e dell’Europa senza grandi problemi. E se decidiamo di cambiare residenza e di trasferirci per lavoro nessuno ce lo impedisce. Ma non è dappertutto così. In Cina, tanto per fare un esempio, esiste l’hukou che è un sistema di certificazione di residenza che è nato nel 1958 con lo scopo di distinguere la popolazione cinese rurale da quella urbana ma anche per imporre un rigido controllo sugli spostamenti della popolazione, evitando una caotica ed eccessiva urbanizzazione. Ed è un sistema ancora vigente.

L’articolo 16 della nostra Costituzione sostiene che: ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.

In Cina non è esattamente così.

Il Diritto Umano N° 13 afferma che:
1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

Ad oggi, in Cina, seppure i controlli sugli spostamenti della popolazione sono stati allentati, l’hukou esiste ancora ed è fonte di disparità sociale perché per esempio le possibilità in ambiti essenziali come l’istruzione sono molto inferiori per i cinesi nati nelle zone rurali, rispetto a quelli che sono nati in città. Inoltre la popolazione urbana custodisce gelosamente i privilegi e i servizi pubblici che ha a disposizione.

L’Università Ca Foscari di Venezia ha un archivio istituzionale aperto al quale chiunque ha accesso dove si possono trovare un discreto numero di tesi che trattano il problema dell’hukou.

Vista la complessità di questo sistema, le sue radici storiche, ed i suoi effetti sulle economie e amministrazioni locali, è improbabile che possa essere completamente stravolto in un prossimo futuro. Tuttavia, il governo cinese dovrà fare di più che semplicemente includere “la riforma Hukou” nella sua agenda anno dopo anno, e dovrà  promuovere cambiamenti pratici che facciano sparire la nozione di “cittadini di seconda classe” dalle città cinesi.

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