La storia della serva: realtà o fiction?

11.10.2018 – 08.00 – Consiglio a chi non l’abbia ancora vista, di dare un’occhiata alla serie tv statunitense The Handmaid’s Tale, letteralmente la storia della serva il racconto dell’ancella; tratta dall’omonimo romanzo della femminista Margaret Atwood, racconta di un regime militare di uomini ipercattolici dove le donne fertili le ancelle– vengono usate come meri contenitori per fare figli e mandare avanti la specie prescelta e ariana dei comandanti. Brillante gioiellino registico e scenografico, la serie si ambienta in un futuro distopico da cui l’attuale nostro momento storico sembrerebbe non essere molto lontano, con l’umanità messa in serio pericolo dai troppi disastri ambientali.

Alle donne di The Handmaid’s Tale viene tolto ogni diritto, dapprima lentamente, come nel principio di Chomsky de La rana bollita, attraverso leggi che limitano loro la libertà personale, e d’un tratto, con l’avvento definitivo del regime totalitario dei comandanti, in maniera violenta e repressiva come abbiamo visto accadere troppe volte nella realtà.

Le ancelle sono obbligate a vestirsi tutte allo stesso modo, con lunghe e pesanti vesti rosse e ampi copricapi bianchi a impedirne la visuale laterale, per evitare ogni genere di comunicazione non verbale. Nella notte tra venerdì 5 e sabato 6 ottobre della scorsa

U’immagine tratta dalla serie televisiva americana The Handmaid’s Tale

settimana, nelle aule veronesi in cui si stava tenendo il consiglio comunale, la realtà si è confusa per un lungo attimo con la finzione cinematografica: le attiviste di Non Una Di Meno, ornate per l’occasione con i suddetti abiti delle ancelle, hanno presenziato all’incontro per protestare contro una mozione che dichiara Verona “città a favore della vita” e che appoggia associazioni cattoliche che sostengono iniziative contro l’aborto. La mozione è stata promossa con 21 voti a favore e 6 contrari e prevede tra le altre cose l’adesione al progetto medievale “Culla Segreta”, che consiglia alle donne -al posto dell’interruzione di gravidanza- di partorire rimanendo anonime e di non riconoscere il bambino alla nascita. Bocciata invece la proposta per la sepoltura automatica (e senza consenso da parte delle contenitrici) di ogni feto abortito.

Come sappiamo Verona è città da tempo consegnata alla Lega Nord, ma volendo per un momento uscire dalla mera e volgare politica attuale e aprirci piuttosto all’idea originaria di politikḗ, intesa come arte di governare gli interessi della città e del cittadino, ci rendiamo facilmente conto di star superando ogni limite. Se crediamo di essere al sicuro, poiché questa è l’Italia e siamo in Occidente, stiamo attenti a non dimenticarci di come

Le attiviste di Non Una di Meno presenti al consiglio comunale di Verona, vestite provocatoriamente da ancelle

nella storia dell’uomo alcune libertà acquisite siano state ribaltate in breve tempo e con un rapido ‘colpo di spugna’. Pensiamo alle incredibili fotografie della manifestazione a Teheran contro la legge che imponeva alle donne il velo fuori di casa: era l’8 marzo del 1979 e circa diecimila donne scendevano in strada per protestare, vestite in stile occidentale anni Settanta, come si usava fino ad allora. Chi l’avrebbe mai detto che quello sarebbe stato l’ultimo giorno in cui in Iran si sarebbe potuto girare libere e senza velo? Quelle foto colpiscono al cuore perché danno l’idea di quanto veloci e repentine possano essere la perdita della libertà e quella dei diritti umani, oltre che irreversibili. Purtroppo in Italia, con l’aiuto e l’atteggiamento fomentatore di questo governo, sono più d’una le libertà messe alla gogna per le donne, molte delle quali ritenevano ormai quasi vinta la battaglia contro il patriarcato e il maschilismo.

A Napoli per esempio, nell’agosto di quest’anno, l’Unione Donne Italiane ha dovuto combattere per far ritirare una convenzione tra Asl e Parrocchia per la Vita (espressamente antiabortista) che avrebbe permesso l’ingresso di questa “associazione” nei consultori del territorio. Triste certo dover parlare di vittoria in un campo che si credeva ormai conquistato e in pace, ma è questa la realtà alla quale bisogna far fronte. In questo caso trattasi di riconquista, ma ottenuta come? Come in tutti i casi di affermazione, ogni conquista è preceduta da una battaglia e accompagnata da una resistenza.

Il punto è questo: così come per esempio le donne di Non Una Di Meno hanno aperto gli

#Noistiamoconleancelle
Hashtag della resistenza di Non Una di Meno

occhi e si sono rimboccate le maniche per contrastare una politica che sta mettendo a repentaglio i diritti umani del cosiddetto gentil sesso, così bisognerebbe che facessimo tutti, laddove ci accorgessimo di simili negazioni dei diritti umani. Bisognerebbe destarsi e non lasciare che l’ignoranza decostruisca un’idea di società fondata su una  dimensione antropologica di giustizia egualitaria: “la mia libertà finisce dove comincia la tua” e siamo tutti esseri umani meritevoli di dignità. Donne, uomini, bambini, bianchi, neri, gialli, immigrati, anziani, gay, lesbiche, transessuali, zingari e via dicendo: queste sono solo etichette e sono sempre state usate dal potere per disumanizzare e per “aizzare i poveri contro i poveri”. Speriamo di non essere ormai tutti troppo bolliti come la rana di Chomsky, per renderci conto che bisogna fare resistenza: sorge la necessità di non lasciarsi portar via il sogno dei sogni, quello che il potere e la politica hanno sempre perfidamente, cinicamente strumentalizzato e deriso -bollandolo come retorico e demagogico- di un mondo diverso e migliore per tutti.

Tratto dal libro “Media e Potere” di Noam Chomsky:

Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.