La libera satira del Cafe. Perché la libertà di stampa non piace.

29.10.2018 – 09.55 – Libertà di stampa e di cronaca: sono di questa primavera, e sono poi riprese nel corso dell’estate, complice un clima, nella discussione politica italiana di oggi, che non sempre appare come aperto alla pluralità, le denunce degli ordini professionali dei giornalisti e di “Reporters sans frontières” che hanno evidenziato come l’ostilità dei dirigenti politici nei confronti dei media non sia più appannaggio esclusivo dei paesi autoritari come la Turchia o l’Egitto. “Sempre più leader democraticamente eletti”, osservava l’Ong, “vedono la stampa non più come fondamento essenziale della democrazia bensì come un avversario al quale mostrano apertamente la loro avversione.”

È di sabato 27 ottobre la denuncia di “Trieste Cafe”, testata locale sul web, che ha lamentato di come un suo operatore, intervenuto nel tardo pomeriggio in occasione della passeggiata antifascista in centro città, sia stato allontanato da due giovani staccatisi dal corteo principale: “Siamo stufi degli sputtanamenti sui Social in calce agli articoli e ai video che ci ritraggono”. Parole che, se confermate, sono inquietanti.

Filmare o fotografare persone in un luogo privato è reato. Non lo è riprenderle in luogo pubblico, o anche privato, quando c’è il loro consenso, oppure quando la ripresa non è destinata alla diffusione ma soltanto ad un uso personale, o ancora quando si tratti di una situazione di cronaca. Per le persone famose che si trovino in pubblico – è il caso del personaggio politico – non è necessario alcun consenso, salvo che l’immagine leda la reputazione del soggetto ripreso.

Nel caso di ripresa in luogo pubblico, situazione tipica di un corteo, è impossibile ottenere il permesso da tutti i partecipanti; di norma è sufficiente non soffermarsi sui primi piani, lavorando quindi in movimento senza insistere per troppo tempo su un soggetto particolare. Aggiungiamo a questo una nota molto importante: il giornalista che segue il corteo, evento di pubblico interesse, sta lavorando per informare, ed è al servizio, quindi, della collettività. Può esserci simpatico o meno, il giornalista; può essere più o meno cordiale, più o meno insistente di altri, ma il suo diritto di cronaca, o diritto d’informare, consiste proprio nel diritto a pubblicare quello che è collegato a fatti e avvenimenti di interesse pubblico o che accadono in pubblico. Il diritto di cronaca è incluso nell’ordinamento italiano tra le libertà di manifestazione del pensiero, e le norme che lo tutelano si applicano a chiunque, anche a una persona non iscritta all’albo dei giornalisti, se l’attività che sta facendo in quel momento descrive un avvenimento, o un evento di pubblico interesse, attraverso qualsiasi mezzo di diffusione.

Da una parte, quindi, c’è il giornalista, che rivendica il diritto a informare; dall’altra i soggetti coinvolti, che vedono limitata, dalla sua presenza e in particolare dallo strumento di ripresa video, la propria sfera di libertà personale e d’espressione. Il Codice Penale italiano inserisce il diritto di cronaca tra le cause di esclusione dell’imputabilità, e così è anche il diritto di critica politica e il diritto di satira; il giornalista, da parte sua, conosce la Carta dei Doveri, e sa bene che deve tutelare la personalità altrui, rettificare notizie inesatte e riparare a eventuali errori, rispettare la verità sostanziale dei fatti, tutelare i minori e i soggetti deboli, e molte altre cose. Nel momento in cui il giornalista, mostrando ciò che facciamo in pubblico, tutela la nostra personalità e rispetta la verità di ciò che accade, è sua libertà, se lo fa nel modo giusto, anche prenderci un po’ in giro.

Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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