Immigrazione, Roberti: “Per aprire un Cas servirà l’autorizzazione del Consiglio comunale”

26.10.2018 – 08.57 – Il ritorno alle autonomie locali, come la regionalizzazione nel campo scolastico, rimane la soluzione privilegiata qualsiasi la problematica d’affrontare nel Friuli Venezia Giulia. La questione dell’accoglienza ai migranti rientra in questa categoria; secondo infatti l’assessore alla Sicurezza, Pierpaolo Roberti, il “provvedimento relativo ai Centri di accoglienza speciale (Cas) contenuto nella proposta di legge presentata al Consiglio regionale permetterà ai Comuni di avere finalmente un ruolo decisionale sul tema dell’accoglienza dei migranti”. L’obiettivo sembra dunque essere tornare a valorizzare il ruolo del sindaco anche su questa tematica, restituendo loro “la possibilità di stabilire come gestire il territorio di competenza”.

“Attraverso una norma di tipo urbanistico – ha aggiunto Roberti – sarà possibile regolare la gestione dei Centri di accoglienza speciale. Al momento, infatti, queste strutture possono essere aperte senza alcun tipo di autorizzazione da parte dei Comuni, mentre equiparandole a quelle che erogano servizi si rende necessaria l’autorizzazione da parte del Consiglio comunale“.

L’assessore ha osservato come sarà così possibile per l’amministrazione comunale censire la presenza o meno dei migranti nelle diverse città della Regione: “Oggi i sindaci non sono a conoscenza di quante e quali sono le abitazioni private utilizzate per ospitare immigrati. Quando questa norma verrà approvata, invece, le Amministrazioni cittadine avranno modo di esprimere la propria opinione in materia e, soprattutto, di conoscere l’ubicazione e le caratteristiche di queste strutture”.

Roberti auspica pertanto che “inizi un percorso diverso sul tema dell’accoglienza degli immigranti perché il modello diffuso attuato in passato è profondamente sbagliato. La Giunta è quindi disponibile ad ospitare sul territorio regionale strutture come i Centri per il rimpatrio. Uno sarà sicuramente quello di Gradisca d’Isonzo ma in cambio di una riduzione del numero complessivo di immigrati presenti in Friuli Venezia Giulia non posso escludere l’apertura di una seconda realtà”.