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mercoledì, 7 Dicembre 2022

“NUE, solo il 16% di ambulanze arriva entro gli 8 minuti”: Ussai, M5S, “Situazione grave”.

29.10.2018 – 08.07 – “Dai dati ricevuti, vediamo che per l’area di Trieste i tempi d’intervento attraverso il 112 si sono allungati tantissimo. Sui codici rossi, quelli più gravi, il rispetto della normativa è stato addirittura dimezzato”. Queste le parole di Andrea Ussai, consigliere M5S, che ha denunciato pubblicamente come dopo l’introduzione del NUE in Friuli Venezia Giulia, numero unico d’emergenza, i tempi che il cittadino deve attendere prima di ricevere soccorso siano aumentati fino a raggiungere soglie inaccettabili. “Per i codici rossi, e penso all’infarto come possibile caso, le ambulanze arrivano in ritardo: serve addirittura il doppio del tempo rispetto a prima dell’attivazione del numero unico e della centrale unica”. Ciò che sembra essere un punto molto delicato, e che Ussai sottolinea, è la mancata o errata individuazione del destinatario e della tipologia della richiesta di soccorso: “Il vanto della centrale unica di Palmanova era la tecnologia: vediamo oggi che la geo-localizzazione ancora non funziona o, peggio, risulta fuorviante”.

Che le cose vadano adesso meglio, dopo un periodo di prima, e da alcuni definita frettolosa, attivazione della centrale unica, non sembra essere opinione neppure degli addetti del settore. I problemi, sia tecnologici che operativi, sembrano continuare, come informano anche le organizzazioni sindacali, e forti segnali di preoccupazione legati al peggioramento del servizio arrivano dall’interno: in più occasioni, gli operatori del soccorso dell’area triestina hanno manifestano timori sia per quanto riguarda il livello finale di assistenza che gli utenti del servizio ricevono, che ritengono sensibilmente peggiorato, che per ciò che concerne le modalità di erogazione dello stesso e i rischi per gli operatori stessi, spinti in situazioni di urgenza che mancano, a loro opinione, di un’attività di pre-valutazione e pre-qualifica dell’intervento che sia reale e non solo sulla carta. “Con la nuova gestione delle chiamate”, ci dicono gli operatori, “si è voluto implementare anche in Italia e nella nostra regione un modello operativo di stampo anglosassone. Certamente è qualcosa che può funzionare, e al quale, in un futuro, possiamo aspirare; ma non così come è stato fatto in Friuli Venezia Giulia e non oggi: non c’è nessuna verifica reale delle chiamate, veniamo mandati sul campo in urgenza per qualsiasi cosa. Ci troviamo a svolgere, con chiamata di priorità sanitaria, interventi che vanno invece dal servizio taxi per anziani, alla persona chiusa in ascensore, all’emergenza medica vera e propria. E ciò che è più grave è che le nostre richieste di tener conto del nostro feedback, con numeri e statistiche, per poter rimodulare e migliorare il servizio non vengono tenute nella giusta considerazione”.

L’automatizzazione delle procedure e la nuova organizzazione “a isola” della centrale di risposta, con una sezione di operatori che risponde alla chiamata in una cosiddetta “isola” e una diversa “isola” che comprende invece chi ha la responsabilità dei mezzi – organizzazione che si è sostituita a quella vecchia, dove invece operatore alla risposta e persona che decideva in merito all’azione sedevano fianco a fianco – assieme al software correntemente utilizzato, che risulta avere ancora numerosi problemi irrisolti e sistematici blocchi, può aver peggiorato i tempi. “La risposta alle domande fatte sulla situazione e all’efficienza ed efficacia centrale unica rispetto alle vecchie procedure spetta quindi alle istituzioni”, ha detto ancora Ussai, “ma chiediamo trasparenza sui dati”.

Ciò che è chiaro, è che indietro sulla scelta del NUE non si torna, essendo il numero unico 112 una scelta europea; resta da comprendere se l’organizzazione del servizio, implementato in maniera diversa a seconda del paese che l’adotta, e la scelta del modello di riferimento siano state quelle giuste. “Chiediamo dati aggiornati”, ha concluso Ussai. “A più di un anno dall’attivazione della centrale unica, abbiamo solo i dati di Trieste: sono preoccupanti. È inaccettabile che a seguito di un incendio l’auto medica, l’ambulanza e i Vigili del Fuoco vengano inviati all’indirizzo sbagliato, com’è accaduto. Non intendo strumentalizzare casi singoli: l’errore umano può verificarsi, il rischio di singolo caso è sempre presente. Subito dopo l’attivazione della centrale unica la giunta precedente aveva però sostenuto ci fosse stato un grande miglioramento, in particolar modo nei codici rossi e gialli, e non è così”.

Quali sono questi numeri? “La normativa prevede che in area urbana i codici rossi e gialli debbano essere assistiti entro otto minuti. Il documento ufficiale dell’azienda sanitaria triestina, l’unica ad aver fornito i dati, integrato con i dati SORES ci mostra numeri molto chiari: nel 2013 gli 8 minuti in area urbana erano rispettati nel 37,6% dei casi; nel 2014 nel 38,6%. Nei primi mesi dall’attivazione della centrale unica, quando la giunta precedente diceva che andava tutto molto meglio, per l’area urbana di Trieste abbiamo il rispetto degli 8 minuti d’intervento solo nel 16,2% dei casi. In area extraurbana, i tempi sono rispettati in circa il 60% dei casi anziché 80% com’era in precedenza, ma ricordiamo che si tratta di tempi d’intervento che in questo caso sono comunque superiori ai venti minuti”.

Per quanto riguarda il rinnovo della convenzione con gli operatori del moto-soccorso e le problematiche di personale, Ussai ha preferito per il momento non entrare nel dettaglio. “Sono stati tolti numerosi infermieri e al loro posto sono stati impiegati volontari”, ha commentato. “Fanno un egregio lavoro, però sui codici più gravi credo la presenza del personale sanitario sia necessaria. Anche su questo vogliamo ragionare solo a fronte di statistiche chiare. Gli operatori del soccorso, in generale, sono certamente da sostenere: sono i primi, assieme ai cittadini, a fare le spese di questa situazione. Dopo la campagna elettorale, di emergenza-urgenza non si parla più: la maggioranza ci dica cosa vuole fare. Non vorrei che questo silenzio fosse l’ennesimo segnale di retromarcia o della mancanza di idee su come risolvere il problema”.

Roberto Srelz

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Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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