È morto lo scrittore sloveno Alojz Rebula, tra i grandi della letteratura europea

25.10.2018 – 08.27 – Il mondo della cultura mitteleuropea è in lutto per la morte avvenuta nella notte tra il 23 e il 24 ottobre 2018, quando in un ospedale sloveno si è spento alla veneranda età di 94 anni Alojz Rebula, scrittore e traduttore italiano, tra i massimi rappresentanti della letteratura slovena nell’Italia del secondo dopoguerra.
Alojz Rebula era nato il 21 luglio 1924 a San Pelagio di Duino-Aurisina, in provincia di Trieste, da genitori sloveni. Aveva lavorato per anni come professore di latino e greco antico nelle scuole superiori con lingua di insegnamento slovena di Trieste.

La sua infaticabile attività letteraria gli aveva fruttato il Premio Preseren nel 1995, il massimo riconoscimento culturale sloveno, seguito nel 1997 dal Premio Letterario Giuseppe Acerbi per il romanzo “Nel vento della Sibilla” e il premio Kresnik nel 2005 per il suo romanzo “Notturno sull’Isonzo”. Per la traduzione italiana di quest’ultima opera, nel 2012 aveva ricevuto il Premio Letterario Mario Rigoni Stern per la letteratura multilingue delle Alpi.

La senatrice Tatjana Rojc (Pd) ha commemorato l’intellettuale sloveno, definendolo “tra i grandi della letteratura europea”.

“Oggi lo scrittore sloveno Alojz Rebula non è morto, perché la sua parola continua a vivere e dialogare con noi attraverso le opere che collocano tra i grandi della letteratura europea, a strettissimo contatto fisico e culturale con l’Italia”.

“Ho avuto la fortuna di avere Rebula come professore al liceo – ricorda Rojc – e di incontrare la sua fiducia nello scrivere della sua opera, per cui ricordarlo è un dovere difficile da assolvere. I luoghi comuni della critica, che ne ha enfatizzato la matrice cattolica o il respiro del romanziere storico, non sono utili a descrivere la figura di quello che, più semplicemente, è stato un maestro, e che si è meritato le massime onorificenze della Repubblica Italiana e di quella Slovena”.

“Rebula fu testimone altissimo e scomodo per tutti – spiega la senatrice – degli eventi tragici di un confine che ha grondato sangue e sul quale ancora oggi qualcuno non vuole che la pacificazione sia una conquista definitiva. Invece il dialogo che ha intessuto con le lettere e con gli intellettuali italiani è un esempio di come dalle posizioni più distanti si possa ritrovarsi uniti da un comune fattore umano ed esistenziale, purché – conclude Rojc – la volontà sia buona e l’intenzione sincera”.