“Minima libraria”: Edoardo Triscoli presenta domani la sua nuova opera.

24.09.2018 – 09:00 – Abbiamo avuto il piacere di intervistare Edoardo Triscoli, librario triestino e autore dell’opera “Minima libraria”, la sua ultima opera quasi autobiografica, edita da centoParole. Sì è parlato di libri, dell’evoluzione della società contemporanea in relazione ad abitudini e usi che poi, inevitabilmente, hanno influenzato anche la sfera editoriale. Edoardo Triscoli presenterà “Minima Libraria” domani 25 settembre, alle ore 18, presso la libreria Lovat di Trieste.

Edoardo, parlaci un po’ di te. Cosa ti ha portato a intraprendere il mestiere di librario?

Sono sempre stato un amante dei libri e della lettura. Nel 15 maggio 1975, ricordo ancora oggi la data, iniziai a lavorare in libreria. Ai tempi volevo fare l’università, ma una mattina casualmente lessi sul giornale di mia madre un annuncio dell’allora libreria Borsatti, la quale cercava un commesso. L’idea di lavorare in una libreria mi affascinava e così mi presentai. Il proprietario, scambiando quattro chiacchiere, vide subito che di libri me ne intendevo parecchio e mi assunse. Oggi sono passati più di quarant’anni e faccio ancora lo stesso mestiere con la stessa – se non di più – passione.

Come nasce l’idea dell’opera “Minima Libraria”?

L’idea nasce negli anni Novanta, in realtà. In quel periodo vedevo che il mondo – oltre che al mio settore – stava iniziando a cambiare. La tecnologia invadeva ogni ambito, ogni abitudine, con “violenza” sempre maggiore. Oggi il libro non è più lo svago principale, mentre una volta si aveva pochi modi per passare il tempo e leggere era un’abitudine e soprattutto una passione di tutti. Ma anche il mio mestiere è cambiato, non solo i lettori: oggi il librario deve essere mille professioni in una. Ogni giorno mi ritrovo a fare più di mille recensioni a voce su argomenti sconfinati, perché ogni libro tocca svariati argomenti e si ricollega a milioni di storie. Nel mio libro parlo di questo, del mio mestiere e di come esso sia cambiato nel tempo, insieme ai lettori.

All’interno di un capitolo parli anche del comportamento dei clienti. Ti pare che questo sia cambiato nel corso degli anni?

Assolutamente. Oggi i clienti vogliono i libri visti in TV, non si affidano più al libraio. Il mio mestiere è cambiato, una volta si faceva tutto mentre oggi ci sono tanti dipendenti che si dividono le mansioni come in una catena di montaggio. Questo, tuttavia, non giustifica la diffidenza del cliente che spesso ha la presunzione di insegnare al librario. Io non vado dal meccanico a dirgli come aggiustarmi il motore della macchina. Il web ha dato il potere alle persone di credersi dei mostri sacri in ogni ambito, con la convinzione di sapere tutto, ma non è così.

Riguardo ai libri cercati dai clienti, però, nemmeno le case editrici aiutano…

Le case editrici cercano ovviamente il guadagno, ergo puntano su libri spazzatura e tralasciano i classici o libri contemporanei – ricercati – perché uno Youtuber vende sicuramente più di Shakespeare. In un certo senso li capisco, il mondo è sempre più orientato verso il risultato, il mero numero, e la ricerca del bello sta svanendo anche nel mondo editoriale, che era sicuramente il muro più duro d’abbattere.

Nel libro parli anche delle edicole, di numeri sorprendenti in contrasto con le librerie.

Sì. Bisogna distinguere tuttavia tra i non lettori e i lettori, lo zoccolo duro che viene nella mia libreria – come in altre – e compra circa 100 libri all’anno. I lettori da edicola, quelli che seguono la collezione in allegato al giornale, difficilmente poi proseguiranno nelle librerie e torneranno a leggere con una certa frequenza. Sono nella maggioranza lettori sporadici, e questo mi porta ad affermare che difficilmente l’edicola aiuti in un processo di conversione o fidelizzazione dei lettori verso un ritorno alla lettura. Basti pensare che lo zoccolo duro menzionato poco fa riguarda quasi sempre lettori over 30, mi capita raramente di vedere giovani frequentare la libreria assiduamente e comprare pacchi di libri. Quest’hobby, la lettura, il più antico del mondo, si sta perdendo lentamente ed è la cosa che più mi rattrista.

C’è un capitolo che s’intitola: “lettera aperta ad un aspirate scrittore”. Ai lettori, invece, che lettera scriveresti?

Penso che questo sia la missione più grande di un libraio, portare le persone ad affezionarsi ai libri. Bada bene, non è un discorso commerciale, bensì uno scopo spirituale. C’è un problema però, un ostacolo che paradossalmente riguarda proprio i genitori, gli adulti che non fanno nulla per sottrarre i propri figli alla tecnologia. Non intendo che questa sia un male, ci sono straordinarie invenzioni che vanno sfruttate, ma andrebbe dosata altrimenti è uno spreco d’intelligenza. Come avere un bellissimo elettrodomestico senza presa. Oggi leggere è diventato un peso, i professori non stimolano i propri alunni nell’atto d’insegnare, riempiono un secchio anziché accendere un fuoco.

Per concludere, una domanda che non posso evitare di porti. Hai un libro preferito?

Beh, per un libraio e lettore da una vita intera è una domanda complessa. Potrei dirti “Ventimila leghe sotto i mari” – letto più di dieci volte – oppure Calvino, o ancora Umberto Eco, che ho sempre amato per la capacità di passare da uno stile elevato a uno più popolare senza svilire il lettore, portando rispetto. Ecco, questo è importante, rispettare sempre tutti i lettori, indipendentemente dal grado di cultura che possiedono. In ogni caso la lettura è molto soggettiva, per esempio non sono mai riuscito ad apprezzare pienamente “Siddharta”, pur avendolo letto più volte. L’importante è leggere, senza mai fermarsi, e diffondere questo amore come un segreto che non dev’essere perso.

[“Minima libraria” è in vendita presso la libreria Lovat di Trieste, su centoParole e su Internet]