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venerdì, 1 Luglio 2022

Bagno Savoia-Ausonia: la complicata storia di due stabilimenti divenuti uno solo

01.09.2018 – 08.29 – Sebbene agli occhi dell’appassionato ogni spiaggia triestina, dai grandi stabilimenti allo scoglio nascosto nella Riviera di Barcola, abbia un suo fascino tutto speciale, appare innegabile come vi sia un gruppo ristretto di “Bagni” che dominano sugli altri.
Senza dubbio i Topolini, analizzati lo scorso sabato, rappresentano il simbolo di Barcola e della Trieste balneare, mentre il Pedocin, o alla Lanterna, è il bagno storico e popolare per eccellenza, dove la conformazione stessa della spiaggia, nella divisione tra i sessi, trasmette una storia ormai secolare.
Dopo i Topolini e il Pedocin, mi sembra corretto collocare l’Ausonia, senza nulla togliere a sfortunate realtà come la Diga o a stabilimenti scomparsi come il Bagno Excelsior.
Scrivere la storia dell’Ausonia equivale a narrare la storia di due fratelli, dapprima separati nella giovinezza e infine riavvicinatosi nella vecchiaia: profondamente diversi nell’aspetto, ma simili nelle identiche passioni. È la storia del fratello maggiore, Bagno Savoia, dapprima Bagno Militare sotto il vigile sguardo dell’Austria-Ungheria a inizio ‘900 e in seguito Bagno popolare sotto l’Italia degli anni Trenta. Senza però trascurare la storia del Bagno Ausonia: il fratello minore scavezzacollo, cool e abile con le tecnologie, sempre pronto a sopravanzare l’anziano collega. Savoia e Ausonia: i due Bagni che diverranno poi un tutt’uno divenendo noti come lo stabilimento balneare Ausonia, sopravvivendo fino a oggi. La natura multiforme e raccogliticcia, ma sorprendentemente resistente e compatta dell’Ausonia diventa così un buon simbolo della città e della sua natura “meticcia”: un anello di congiunzione tra diversi periodi storici, dal passato austriaco, all’Italia anni Trenta, al territorio libero degli anni Cinquanta.

Bagno Militare, 1908. Gli antecedenti asburgici di quanto diverrà il Bagno Savoia.

Il primo bagno dell’esercito fu la Scuola Militare di Nuoto, inaugurata in contemporanea al Bagno Boscaglia, nel lontano 1830. La Scuola costituì a lungo una zona di allenamento e ritrovo per i soldati austriaci e rappresentava un elemento di quella rete di “Bagni Galleggianti” diffusi nell’ottocento e solitamente ancorati a breve distanza dai moli e destinati alla classe borghese.
Verso gli inizi del ‘900, nell’area del Bagno Lanterna, la spiaggia veniva requisita il tardo pomeriggio dall’esercito, che vi alloggiava interi reparti. Il passaggio dai primi decenni dell’ottocento al nuovo secolo aveva nel frattempo prodotto un cambiamento notevole nell’ambiente del turismo balneare: i bagni elitari, come il Bagno Buchler, distrutto nel 1911, stavano lentamente cedendo il passo alle spiagge e ai lussuosi stabilimenti balneari. Sono gli stessi anni durante i quali Barcola, dall’essere un villaggio di pescatori, si appresta, con la costruzione del Bagno Excelsior, a diventare il cuore dell’industria balneare di Trieste.
In questo contesto, all’Austria serviva un nuovo Bagno Militare, che venne costruito nel 1908, accanto all’antecedente del “Pedocin”, il Bagno Fontana. La struttura serviva le necessità dei cadetti e dei veterani con un’area di 40 per 43 metri, posta su palafitte e dotata di 120 cabine.
Il Bagno era collegato con la terraferma da un pontile – separato dunque dai moli, con un che’ dei vecchi bagni galleggianti – e disponeva di vasche per il nuoto, un reparto per le mogli degli ufficiali, le “signore”, e sul tetto una terrazza per prendere il sole. La struttura era completamente di legno e comprendeva un piccolo trampolino e delle tende, oltre all’immancabile buffet con i tavolini.
Questo Bagno aveva una particolarità, ovvero era nero “come la pece”! Un paragone non casuale, perchè per proteggere il legno dall’erosione marina, era stata adoperata una soluzione dicarbolineum”, che aveva la prevedibile conseguenza di diventare bollente sotto il sole e cuocere i piedi scalzi dei bagnanti.
Il Bagno conobbe un certo successo dall’inaugurazione (estate del 1909) fino alla chiusura, con il passaggio all’Italia (1920), quando il Genio Militare di Trieste decise di metterlo all’asta. Se ne appropriò il cavalier Bartolomeo Vigini, che provvide subito a mutarne il nome in “Bagno Savoia”, con evidente intento di propaganda.
Dodici anni dopo lo stabilimento fu completamente rifatto da zero, con un nuovo Bagno affidato su incarico di Vigini all’architetto Silvio Franceschina: una costruzione imponente, interamente in legno, edificata su una base di palafitte e posizionata sulla Riva Traiana del Porto. Quanto diverrà noto come l’attuale Bagno Savoia si componeva, all’epoca, negli anni Trenta, di cinque vasche da bagno, due riservate ai bambini e a chi non sapeva nuotare e una, dalla lunghezza di 50 metri, destinata ai professionisti e alle competizioni sportive. Vennero inoltre approntate le solite cabine, il guardaroba e il ristorante-buffet. Venne inaugurato nel 1935.

Il Bagno Savoia negli anni Trenta.

Mentre iniziava la costruzione del Bagno Savoia (1932), Vigini iniziò a progettare quanto diverrà il fratello giovane e dinamico dello stabilimento, ovvero il Bagno Ausonia. Inaugurato il 1 giugno 1934, un anno prima pertanto della ricostruzione del Savoia (1935), l’Ausonia fu concepito come uno stabilimento all’avanguardia: una struttura di base di calcestruzzo, sostenuta da una serie di sostegni “pilotis”, che gli conferivano l’aspetto di un villaggio su palafitte. L’Ausonia era stato concepito con l’ambizioso obiettivo di poter ospitare fino a duemila bagnanti dentro una struttura moderna e autosufficiente.
Lo stabilimento disponeva di due grandi piscine, una per adulti e una per i bambini, una zona per le attività ginniche, un guardaroba con custode, docce d’acqua dolce e di mare, con la possibilità di variare la temperatura e altre novità decisamente sofisticate per uno stabilimento “popolare”. Completavano l’offerta il ristorante-bar, terrazze per le serate e i balli e ovviamente le cabine. Grande popolarità acquistò fin da subito la “terrazza-solario” riservata alle donne, stranamente similare nella concezione alla terrazza del primo Bagno Militare del 1908.
Verso il 1936 le due società che gestivano gli stabilimenti, constatando tanto la vicinanza delle due strutture, quanto la loro popolarità, decisero che l’unione faceva la forza e costituirono la societàBagno Ausonia-Savoia”, dando vita al Bagno come oggi lo conosciamo. I due stabilimenti erano in realtà già connessi con una passerella dagli anni Trenta, anche se l’Ausonia, per la sua modernità, svolgeva la parte del leone rispetto alla povertà di legno del fratello maggiore.
La nuova società ebbe nei turbolenti anni di conflitto l’onore di ospitare i Campionati Italiani di Nuoto, rispettivamente nel 1938, 1939, 1941 e nel 1947. Chi avesse visitato lo stabilimento in quegli anni avrebbe visto allenarsi nuotatori dai muscoli d’acciaio come Cesare Rubini e Alfredo Toribolo, entrambi vincitori di medaglie d’oro olimpiche.
Non è chiaro, almeno dalle mie ricerche, se il restyling del Savoia (1935) abbia coinciso con il rifacimento dello stabilimento in cemento armato, che trovo segnato nel 1939. Certamente quest’ultimo intervento rese i due stabilimenti notevolmente più simili, anche se del primo venne conservato il pavimento di legno.

Il Bagno Ausonia nel 1960, cartolina.

Una violenta mareggiata riuscì nel 1954 a fare quanto non erano riusciti i cinque anni di conflitto mondiale, ovvero danneggiare gravemente il Savoia-Ausonia. La ricostruzione dotò il Bagno di una piscina di 50 metri per 25, progettata per le gare di nuoto di caratura internazionale. La piscina era anche fornita di trampolini e due altissime piattaforme per i tuffi. Seguivano gli usuali complementi, dal bar, alle cabine, alle docce, a un negozio interno all’Ausonia che vendeva dolci e frutta fresca. La pulizia delle diverse piscine veniva fornita da un complicato sistema di getti d’aria compressa subacquei, una vera “chicca” tecnologica per l’epoca. Merita menzionare di quegli anni almeno uno stravagante particolare: mediante un salone da parrucchiere e un barbiere era possibile farsi tagliare “barba e capelli” prima di entrare in acqua.
Le ristrutturazioni susseguitesi dagli anni Cinquanta in poi non hanno intaccato a fondo la natura dello stabilimento, fatta eccezione per l’eliminazione delle piattaforme per i tuffi.
Il restauro più recente risale al 2005, quando lo stabilimento è passato al Consorzio Ausonia, un collettivo di 11 cooperative triestine impegnate nel turismo balneare. Il consorzio ha poi ceduto la gestione dello stabilimento alla Cooperativa Confini, nel 2012.
La tradizionale suddivisione dello stabilimento si conserva tutt’oggi nella diversa clientela suddivisa nelle due metà del Bagno: presso il Savoia le generazioni più avanti negli anni e le personalità più tranquille, mentre presso l’Ausonia le giovani generazioni e gli animi più spericolati.

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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