Topi e ratti in città, caldo e rischio di malattia: sembrano simpatici, ma non lo sono.

16.08.2018 – 16.30 – Purtroppo, con buona pace di chi è intervenuto a difesa dei ‘cuccioli’ appena nati scoperti in luglio dietro a un espositore del noto e frequentatissimo ipermercato delle Torri d’Europa, i ratti di città – che in determinate condizioni, hanno un musetto simpatico, e forse possono essere tenuti a casa come animaletto da compagnia (c’è chi lo fa) – loro malgrado simpatici non sono. E sono sempre di più.

Ratti alle Torri d’Europa un mese fa, quindi, dove la direzione ha assicurato che l’episodio è stato isolato e la sorveglianza è alta, ma che purtroppo gli avvistamenti nella zona esterna sono aumentati. ‘Pantegane’ in Viale XX Settembre; ratti in piazza Goldoni, a San Giacomo, sulle Rive, con corse in salita in via Rossetti. In via San Nicolò, dove l’eleganza è di casa. Ratti che scorrazzano a Barcola, dove, di tanto in tanto, si fanno anche qualche nuotata. Un’invasione, quella che vediamo non solo a Trieste ma in molte città, senza precedenti recenti. Il ratto, animale estremamente prolifico, è sempre stato considerato un flagello dell’uomo, ed è difficile smentire chi mette in guardia il passante dal lungo elenco di malattie e problemi che il contatto con questi animali – con i loro escrementi, ma anche semplicemente con il pelo – può portare. Salmonella, leptospirosi, tifo, colera. Peste (si, avete letto bene: la peste non è solo un ricordo di tempi andati, dissolto nella storia, ma è causata dal batterio Yersinia Pestis, portato dalle pulci che dimorano fra i peli dei topi e dei ratti). Malattie che l’animale trasmette facilmente all’uomo. Spesso il rischio, alto anche al primo avvistamento, viene sottovalutato, ma se un topo entra in casa, può contaminare con la sua urina tutti gli alimentari che abbiamo nella dispensa, e rendere necessaria una disinfestazione completa.

I ratti, che raggiungono dimensioni ragguardevoli, sono onnivori, e spesso, oltre a divorare i cavi elettrici e le cose di casa danneggiando tutto ciò che trovano sulla loro strada, mangiano quello che viene lasciato per terra. Gli interventi di deratizzazione con trappole – quelli con veleno sono più complessi, proprio perché potrebbero essere nocivi ad altri animali e all’uomo – vengono resi difficoltosi dalla distruzione o sottrazione delle trappole stesse operata, a quanto pare, da un invisibile esercito di difensori umani che rappresentano un ribaltamento comportamentale rispetto al passato: la presenza di un topo in casa suscitava un senso di vergogna, era indice di mancanza di pulizia. Non aiutano al controllo del fenomeno, in costante aumento, il cibo in abbondanza, lasciato in giro e nei bidoni dell’umido. E  niente più nemici se non le auto, perché la sterilizzazione avviata nelle colonie feline ha tolto i gatti dalla strada; e i mici, bontà loro, non sono più abituati a cacciare, perché dalla mano dell’uomo ricevono già tutto, caldo e pronto nella ciotola. Sempre che non sia passato prima un topo.

Che fare, quindi? Con i nostri simpatici roditori proprio non si può convivere? Non si può avere una sensibilità per le bestiole? La risposta scientifica, purtroppo, è un secco ‘no’: non tutto è possibile. E l’invito delle amministrazioni pubbliche e degli operatori sanitari è quello a collaborare evitando proprio gli episodi di manomissione delle trappole disseminate in città, e a segnalare con prontezza gli avvistamenti alle ditte e al personale preposto alla sanificazione degli ambienti. Prevenire, perché reprimere è poi difficile, e il pifferaio magico è in vacanza.