La scelta del volontariato europeo: istruzioni per l’uso

In Ungheria per dieci mesi

La scelta di Stefania non è la prassi. E proprio per questo l’abbiamo intervistata, perché crediamo che le scelte, nella vita, siano davvero tante e precludersele, non sia saggio.
Dunque, Stefania al termine della maturità solitamente ci si iscrive all’università. Tu invece non hai fatto questa scelta. Come mai? da dove è nato questo desiderio?
S: L’idea di provare a fare il servizio di volontario europeo è nata a settembre del 2017, all’inizio della quinta. In realtà avevo intenzione di andare a fare all’università psicologia del lavoro ma con il passare del tempo mi sono resa conto che non era una facoltà che mi avrebbe aiutato a lavorare a stretto contatto con la gente, come avrei voluto. Ragionandoci su, nel mio futuro mi sarei vista di più a lavorare in un centro di immigrazione che in un ufficio. Quindi è nata l’idea di fare qualcosa di diverso per un anno, magari nel sociale com’era stata già la mia prima esperienza di volontariato. Poi una volta trascorso l’anno capire se psicologia facesse ancora per me e compiere una scelta più consapevole.
Perché proprio in Ungheria?
S: Ho inviato il curriculum e la lettera di presentazione a più progetti in diversi stati e l’Ungheria mi ha selezionato, forse perché cercavano persone con caratteristiche che mi appartengono, cioè buone capacità organizzative e di adattamento. Probabilmente il fatto che avessi già fatto un esperienza di volontariato con i bambini in Moldavia ha aiutato nella scelta.
Ti sei appoggiata ad una associazione?
S: Ho inviato il curriculum attraverso il sito di SVE (servizio volontario europeo) e poi per il progetto che mi ha selezionato mi sono appoggiata all’associazione Joint.

Stefania Bernich
Stefania Bernich
Cosa ti aspetti da questa esperienza?
S:
Mi aspetto molto, mi aspetto di crescere, di imparare a conoscere i miei limiti, di imparare almeno in parte due nuove lingue, l’ungherese e il tedesco, e di capire la mia vocazione, il mio ruolo nella società.
I tuoi amici cosa pensano della tua scelta?
S: Tutti i miei amici sono felici per me perché ci tenevo a fare questa esperienza, però allo stesso tempo sanno che sarà impegnativo mantenere i contatti e che mancherò loro.
I tuoi genitori ti hanno sostenuto?
S: I miei genitori sono stati i primi a spronarmi a scrivere il curriculum e inviarlo, pensando che fosse un’occasione imperdibile per aprire la mente. All’inizio io non ero convinta che mi prendessero, ma loro sì, fin da subito si sono preparati all’idea di avermi lontano da casa, anche perché la seconda scelta sarebbe stata andare a fare psicologia a Padova.
Cosa pensi ti darà questa esperienza?
S: Sicuramente mi aprirà la mente e mi darà modo di conoscere nuove persone, culture e lingue. Essendo in appartamento con tedeschi e spagnoli mi darà modo di destreggiarmi un po’ almeno tra inglese, tedesco, spagnolo e ungherese. Lo stare insieme ai bambini e vederli giocare felici sarà sicuramente l’emozione più forte che mi porterò dietro. Grazie a questa esperienza darò modo a me stessa di migliorarmi, di essere più coraggiosa e di imparare ad affrontare tutte le situazioni che mi si porranno dinanzi.
Vai da sola? conoscevi già qualcuno lì?
S: Del gruppo di volontari sono la sola italiana per il momento e non conosco nessuno degli altri. L’organizzazione ospitante ha creato un gruppo fb che ci ha dato modo di iniziare un po’ a conoscerci tra di noi.
Tempo di permanenza?
S: Parto il 1 settembre e torno il 30 giugno per un totale di 10 mesi. Probabilmente tornerò a Trieste per Natale e Pasqua
Se avessi posto solo per tre cose nella tua valigia cosa porteresti?
S: porterei sicuramente una cassa per ascoltare musica insieme ai coinquilini, perché la musica così come il mangiare assieme credo unisca molto le persone; porterei delle foto dei bei momenti che ho vissuto qui a Trieste e un libro di letteratura inglese in lingua originale perché ho sempre avuto difficoltà con questa lingua e ora ho la necessità di immergermi il prima possibile in un modo che non è il mio e il libro (On the road) è sicuramente  il mezzo migliore per farlo.